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1 settembre: Giornata per l’abolizione del lavoro salariato

In occasione del 169esimo anniversario della nascita di Carlo Cafiero, vorremmo proporre un incontro libertario dedicato al ”lavoro” come tematica critica del nostro presente, da cui far scaturire un percorso individuale e collettivo, autogestionario ed emancipatorio.

Il dialogo scritto nell’ottocento, da Cafiero, tra la figura del capitalista ”Succhiasangue” e quella dell’operaio ”Crepafame”, come questi stessi nomi lasciano immaginare, risuonano universalmente attuali, scavalcando a pieno titolo le barriere temporali dei secoli.

Vogliamo riprendere il discorso da qui, dal pensiero critico del sociologo libertario barlettano, ricontestualizzandolo ai giorni nostri.

Lavoro salariato, da sempre è stato accostato all’idea di lavoro malpagato, essendo fondato soprattutto sul denaro, sull’accumulazione, sul profitto, sulla sopraffazione dell’uomo sull’altro uomo. In tempi come questi, in cui è facile ”morire sul lavoro” o ”perderlo il lavoro” o ”non trovare lavoro”, occorre unire le forze ed interrogarci sulle possibilità che avremmo di autodeterminarci economicamente e socialmente, senza divenire pedine di questo sistema ingannevole.

Assistiamo oggi con il Job Act ed altre politiche sul lavoro attualmente vigenti ad una chiara involuzione di passi compiuti sul cammino di diritti umani; la stessa questione sindacale potrebbe essere vista come una sconfitta se si pensa che i sindacati non hanno più la forza per rivendicare nuovi diritti ma neanche per difendere quelli già acquisiti.

L’aggravante maggiore risulta la sempre più graduale perdita di coscienza di sé e coscienza di classe, al punto tale che c’è stato un forte allontanamento delle persone dalle lotte e dalle rivendicazioni sociali. Per questi motivi si è persa anche la consapevolezza di poter provare a creare un modello alternativo al lavoro salariato, cosa che invece oggi non dovrebbe essere affatto trascurata; al contrario potrebbe diventare una questione di primaria importanza sia perché non ci sono poi altre strade da percorrere, sia perché dovrebbe essere questo il fine a cui dovrebbero tendere i movimenti sociali dal basso.

In tempi di crisi economica il capitale sociale è la vera risorsa di emancipazione e di liberazione dalle catene ; ovvero le persone che si mettono insieme e cercano di creare un percorso comune, autogestionario e sostenibile.

Vorremmo avviare insieme un percorso di mobilitazione per diffondere la consapevolezza sulla possibilità concretizzabile di creare rapporti di lavoro non subordinato, di tipo mutuale, cooperativo, collettivo.

Invitiamo tutte le realtà, i movimenti anticapitalisti ad unirsi ad aderire alla mobilitazione e alle sue istanze, organizzando sui territori momenti costruttivi di teoria e pratica di emancipazione dal lavoro salariato.

 

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