L’ istituto brasiliano INPE (Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali) ha divulgato il dato dell’ aumento del 35% della deforestazione in Amazzonia, dopo il calo che si stava registrando dal 2008. Solo nel primo semestre del 2011 sono stati tagliati più alberi che nell’ intero 2010.
La diminuzione dell’ area deforestata è stata frutto delle misure adottate dal governo in risposta al record di 26mila km quadrati diboscati nel 2004 e all’ assassinio di Dorothy Stang nel 2005. Un provvedimento importante è stato la veicolazione di finanziamenti all’ agricoltura e l’ adozione di pratiche di produzione che rispettino la natura.
La creazione di aree protette e la delimitazione di terre indigene del governo Lula, per un totale di 75 milioni di ettari, ha reso possibile la costruzione di un muro di protezione che ha frenato l’ esplorazione predatoria nel cuore della foresta. L’ estensione dell’ area che è stata protetta equivale a quella che era stata distrutta negli ultimi 30 anni.
Dal 2008 è aumentata la pressione sulle terre amazzoniche a causa dell’ aumento della domanda mondiale di cibo, che ha portato all’ aumento dei prezzi dei generi alimentari nel 2010. Questo ha messo in moto la corsa per l’ occupazione e il controllo di lotti di terre vergini e coltivabili da usare per rifornire di cibo la popolazione mondiale, stimata in 9 miliardi di persone nel 2050. Per questo il prezzo dei terreni nell’ Amazzonia è esploso. Negli ultimi tre anni i terreni coltivabili nello Stato brasiliano del Mato Grosso si sono rivalutati del 636%, arrivando al massimo del 687% nello Stato di Amapá. Negli ultimi 12 mesi la ricerca di terre adatte al pascolo del bestiame a Monte Alegre, Alenquer e Oriximiná, nello Stato del Pará, ha fatto aumentare dell’ 84% il prezzo all’ ettaro in queste città. Una forte spinta a questo aumento è stata data dai fondi d’ investimento internazionali, che hanno investito nell’ acquisto di terreni in Brasile.
La situazione favorisce nuovi incentivi per l’ industria dell’ invasione dei terreni pubblici in Amazzonia, il cui disboscamento è il primo passo del suo business plan. Il taglio della foresta è diventato il lasciapassare per richiere al governo la regolarizzazione di un’ area occupata, allegando che si sta sfruttando la terra per fini economici. Un decreto legge ha legalizzato nel 2008 67 milioni di ettari occupati irregolarmente.
Questa valorizzazione del territorio spiega la recrudescenza della violenza nella regione, perché intensifica la lotta per i terreni, opponendo indios, raccoglitori di caucciù e lavoratori agli operatori dell’ industria dell’ invasione, che hanno bisogno della terra libera da gente e alberi per i loro affari. Disboscamento e omicidi vanno a braccetto in Amazzonia. E’ il caso del “Poligono della Violenza”, nel sud est del Pará, che ospita 14 città con record di omicidi, con una media di 91 per 100mila abitanti, superiore all’ Honduras, il Paese più violento del mondo.
L’ insieme di questi fattori spiega le alterazioni che si voglio effettuare al Codice Forestale. Con l’ alto prezzo della terra in tutto il Brasile cresce la pressione per rendere disponibili più aree da sfruttare. Il Codice in vigore impedisce questa espansione, in quanto stabilisce un adeguato equilibrio fra quello che può essere sfruttato e quello che deve essere preservato in ogni proprietà. Quindi l’ aumento della deforestazione non è conseguenza dei cambiamenti del Codice Forestale, né un effetto anticipato delle alterazioni che aspettano il via libera del Congresso. E’ proprio il contrario: il Codice che gli agricoltori aspettano che sia approvato già nel 2011 legittima semplicemente quella che è già la dura realtà della campagna, dove il potere del business dell’ agricoltura non conosce limiti e può essere paragonato solo alla forza dei fazendeiros nel Brasile del XIX secolo.
La recente campagna pubblicitaria mondiale finanziata dalla imprese del business agrario mondiale, che vuole far credere ai brasiliani che devono provare orgoglio nel trasformarsi in “una grande fazenda chiamata Brasile” rivela il concetto che questo settore dà del Paese: una terra con portone, lucchetto e pochi proprietari, una fazenda dove purtroppo dove gli orizzonti della cittadinanza e dello sviluppo rimarranno sempre limitati da un recinto di filo spinato.