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	<title>Exit &#187; marcello_nardo-lesniewski</title>
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	<description>testata di controinformazione del Collettivo Exit</description>
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		<title>Rosarno, la battaglia delle schiavitù</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 11:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcello_nardo-lesniewski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mia madre è calabrese. Mio padre lo era. Ne conosco molti di calabresi, e dalle loro parti il razzismo è ai minimi storici. ‘Ndragheta compresa, che usa i neri per contenere i costi; se gli svedesi fossero più a buon mercato degli africani, sfrutterebbero tranquillamente quelli. A Rosarno abbiamo assistito fondamentalmente ad una lotta tra <a href="http://www.magozine.it/rosarno-la-battaglia-delle-schiavitu"><b>...continua a leggere</b></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mia madre è calabrese. Mio padre lo era. Ne conosco molti di calabresi, e dalle loro parti il razzismo è ai minimi storici. ‘Ndragheta compresa, che usa i neri per contenere i costi; se gli svedesi fossero più a buon mercato degli africani, sfrutterebbero tranquillamente quelli.</p>
<p>A Rosarno abbiamo assistito fondamentalmente ad una lotta tra schiavitù. Quella emigrata/importata dal terzo mondo contro quella residente del primo; così vicine, eppure così distanti. In comune, su questo suolo, hanno il nemico: la &#8216;ndrangheta. A riguardo, in questi giorni, fiumi di inchiostro scorrono lo Stivale in lungo e in largo; ogni lettore trae le proprie conclusioni secondo coscienza, più o meno (raramente affatto) contaminata da pregiudizi confezionati o di provenienza casereccia, e spesso in base alla posizione geografica rispetto al teatro dello sfruttamento di volta in volta nell&#8217;occhio del ciclone.</p>
<p>A prescindere dalla deriva razzista automaticamente incastonata dai media nazionali, che in sé è già la miliardesima sconfitta dell’informazione ufficiale, profonda delusione risiede nel constatare come le popolazioni del sud Italia (in questo caso calabresi; in generale la patologia è ben più estesa) difendano con le unghie e con i denti quell&#8217;incerta tranquillità, quella silenziosa inquietudine da notturna foresta selvaggia che viene concessa loro dalla malavita più che organizzata. Abbiamo una casa? Abusiva, non a norma sicurezza; ma si, ce l&#8217;abbiamo. Abbiamo un lavoro? Mal retribuito, precario, soffocato dalla commistione diabolica partiti-mafia e dalla loro politica clientelare; eppure si, un numero accettabile di noi lo ha. Abbiamo una macchina? Si. Queste e poche altre cose, da amalgamare con vertigini cicliche da insicurezza economica, tengono a galla non già il sottoproletariato, ma una percentuale consistente del proletariato calabrese, campano, siciliano ecc.</p>
<p>Al contrario di questi, gli sventurati che giungono qui da ogni parte dell&#8217;Africa non posseggono nemmeno la pochezza di quegli abbagli, o contentini di base sempre soggetti ad arbitraria riduzione. Molti di loro vedono qui per la prima volta gli oggetti che noi diamo per scontati. Eppure non li desiderano se non nella misura in cui gli possano permettere di distinguere una vita dignitosa da una miserrima, come quella che conducono. Subiscono lo sfruttamento vero, quello atavico delle piantagioni di cotone e tabacco della Virginia o della Georgia, sfiancandosi di fatica sui campi di pomodori o di arance (tranne lo scorso anno: pare che il <a href="http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=9066">mercato delle arance</a> del sud abbia subito una dura battuta d’arresto), o privi delle più elementari misure di sicurezza nei cantieri abusivi della periferia di Napoli, quartiere <a href="http://www.napolionline.org/new/immigrati-e-residenti-due-ghetti-si-dividono-pianura">Pianura</a>, sorta senza alcun piano regolatore. Con buona pace di chi si meraviglia o piange se poi accadono disgrazie.</p>
<p>Tutto il giorno all’aperto, quindi, in balia di un clima spesso impietoso, a subire l’umiliazione delle sferzate dell’accolito malavitoso di turno per venti ristrettissimi euro; poi, mentre si ritorna più spenti di cadaveri a cercare di riposare ammassati l’uno sull’altro in una fetida fabbrica in disuso, qualche simpatico nullafacente annoiato ti spara con un fucile a pallini.</p>
<p>Questi uomini ci hanno mostrato a quale livello di miseria, fame e disperazione è necessario scendere prima di ribellarsi sul serio. Una ribellione disordinata, cieca, senza un leader se non la somma delle furie individuali. Una rivolta in cui la violenza è incontrollabile e direttamente proporzionale al degrado fisico e morale subito.</p>
<p>Per la verità, quasi tutti i mezzi d&#8217;informazione hanno almeno gettato la maschera dell’ipocrisia, affermando che tale sfruttamento era sempre stato sotto gli occhi di tutti, anche dei più fintamente distratti (cioè noi). Ma andava bene così, “ci preoccupiamo soltanto di vivere al sicuro, ai margini di questo esercito provvisorio. Così difendiamo noi stessi ed i nostri pollai, e manteniamo la schiavitù”, per dirla col Thoreau di Disobbedienza civile (1849).</p>
<p>Allargando l’orizzonte dalle regioni del nostro meridione alla società globalizzata, sono d’accordo con le tesi che ci vedono stipati in un limbo: attaccati da tempo ad una macchina artificiale che si preoccupa di alimentarci di una libertà materiale più o meno limitata, a cui però troppo pochi accostano un’etica per comprenderla separatamente dai valori fondamentali per la convivenza. Abbiamo sempre più input per concepire la vita senza l&#8217;aiuto delle persone che ci stanno intorno, e ciò ci aliena dalle problematiche esterne.</p>
<p>P.s. Siamo peggiorati nelle statistiche storiche. Prima, rivolte e rivoluzioni dovevano farle gli altri per noi. Poi gli andavamo dietro. Oggi siamo così assuefatti che non solo non riconosciamo una rivolta per giusta causa, ma sediamo coloro che si ribellano per la nostra stessa.</p>

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		<title>Superficialità ed ignoranza nell&#8217;appartenenza politica estremista</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 22:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcello_nardo-lesniewski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho trent&#8217;anni, tutti vissuti a Roma. Dalle scuole medie fino alle superiori ho incontrato centinaia di ragazzi che amavano definirsi di questa o di quell&#8217;altra corrente politica radicale: fascista, nazista, piuttosto che comunista o anarchica. Naturalmente ne incontro ancora oggi di persone convinte, ed in taluni casi arciconvinte, di appartenere proprio a quello schieramento preciso, <a href="http://www.magozine.it/superficialita-ed-ignoranza-nellappartenenza-politica-estremista-2"><b>...continua a leggere</b></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="x-small;">Ho trent&#8217;anni, tutti vissuti a Roma. Dalle scuole medie fino alle superiori ho incontrato centinaia di ragazzi che amavano definirsi di questa o di quell&#8217;altra corrente politica radicale: fascista, nazista, piuttosto che comunista o anarchica. Naturalmente ne incontro ancora oggi di persone convinte, ed in taluni casi arciconvinte, di appartenere proprio a quello schieramento preciso, tanto che a volte provo come un moto d&#8217;invidia per costoro.</span></div>
<div><span style="x-small;">Ma poi mi chiedo: <em>quanti realmente sanno di cosa stanno parlando?</em></span></div>
<div><span style="x-small;">Per come la vedo io, prima di aderire alla parziale o totale ideologia di un movimento di massa come quelli che ho sopracitato, bisognerebbe conoscerne quantomeno la storia, le motivazioni che lo hanno portato al potere in un determinato periodo, i risultati tangibili positivi per la collettività che ha ottenuto o scaturito, e soprattutto la collocazione e la validità (se vi può essere) nel nostro contesto sociopolitico di quelle stesse idee che vengono prese come modello da perseguire.</span></div>
<p><span style="x-small;">Facciamo un esempio ricorrente: centinaia di ragazzi amano definirsi di destra, quella fascista per intenderci. Alla base dello schieramento di ognuno di essi vi è una decisione maturata tramite un ragionamento, intellettuale o meno, di accostamento delle realtà tra l&#8217;Italia del ventennio e quella odierna? Vi è la conoscenza oggettiva dell&#8217;azione e del pensiero di alcune figure di spicco quali Ciano, Dino Grandi, o dello stesso Mussolini, e di cosa essi abbiano fatto a livello pratico in campo economico, giuridico, e sociale in quella penisola fortemente arretrata e sostanzialmente agraria? Vi è forse un puro discorso di identità nazionale da difendere, poichè si ritiene messa a repentaglio dalla continua immigrazione e, alla luce di ciò, ci si rifà a quel modello littorio tanto devoto alla causa tricolore e nazionalista (anche se in realtà nell&#8217;era fascista non vennero adottate contromisure per l&#8217;immigrazione tanto plausibili da potercisi oggi ispirare, poichè esisteva il problema esattamente opposto, ossia quello dell&#8217;emigrazione)? O ci sono ragioni meramente modaiole, e quindi di plagio basato sulla sostanziale ignoranza, che si fa forte di una ribellione più o meno repressa, insita in chi vi aderisce, contro un sistema egoista e ritenuto palesemente imparziale per strumentalizzarla?</span></p>
<p>Allo stesso modo, per la par condicio, coloro che si schierano a sinistra (corrente oltremodo vasta e con diverse accezioni per la verità) sanno effettivamente, ad esempio, da cosa derivi il Socialismo ed in quali paesi fu alla guida le prime (brevi) volte? O cosa dica il Manifesto del Partito Comunista di Marx, che è nientemeno del 1848? O quale fosse il ruolo e la posizione spesso scomoda del PCI nell&#8217;Italia dell&#8217;immediato dopoguerra prima e della guerra fredda poi? E chi si professa anarchico sà chi era Proudhon, o cosa scrivesse Bakunin?</p>
<p>In teoria bisognerebbe avere un&#8217;idea della storia, degli ideali, della loro evoluzione nel tempo e della loro attualizzazione della corrente a cui si sceglie o si pensa di appartenere, per non incorrere in una &#8220;personificazione&#8221; vuota ed impropria. Ma ciò richiede tempo e volontà, ed ecco che la superficialità prende il sopravvento sotto forma di preconcetti, credenze popolari verosimili o, in alcuni casi parossistici, di violenza gratuita.</p>
<p>Personalmente non posso non essere sincero, per questo dico che a tante di quelle e ad altre domande non so dare ancora una risposta, e che quindi penso di non potermi schierare totalmente con tizio piuttosto che con caio o sempronio, nè se ha o avrà senso farlo. Semplicemente condivido o non condivido indistintamente idee e principi ideologici. Ma ciò non significa ch&#8217;io non abbia una mia coscienza politica più o meno definita, dettata da una logica che è la risultante di due principi base: rispetto e non-violenza. Penso e spero possa essere un&#8217;ottima base per poter costruire sopra tutto il resto.</p>

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		<title>De Chirico a Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 14:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcello_nardo-lesniewski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ritorno del Re. No, non mi riferisco all&#8217;ultimo dei tre tomi de &#8220;Il Signore degli Anelli&#8221;, bensì al ritorno (grazie a Dio abbastanza frequente rispetto ad altri) di Giorgio De Chirico a Roma. Per gli appassionati d&#8217;arte è un must ritrovarsi davanti alle famosissime &#8220;Piazze Italiane&#8221; (anche se molte sono state concepite in Francia) <a href="http://www.magozine.it/de-chirico-a-roma"><b>...continua a leggere</b></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ritorno del Re. No, non mi riferisco all&#8217;ultimo dei tre tomi de &#8220;Il Signore degli Anelli&#8221;, bensì al ritorno (grazie a Dio abbastanza frequente rispetto ad altri) di Giorgio De Chirico a Roma. Per gli appassionati d&#8217;arte è un must ritrovarsi davanti alle famosissime &#8220;Piazze Italiane&#8221; (anche se molte sono state concepite in Francia) per contemplare enigmi e misteri creati dal Pictor Optimus, più tetro rispetto al fratello-Dioscuro Alberto Savinio, ma completamente immerso in una riedizione destabilizzante e moderna della classicità. Sulla sua vita e le sue opere è stato scritto tutto e di tutto; ma l&#8217;attenzione penso sia giusto ricada, per una volta, sulle sensazioni che tali opere sono e saranno eternamente in grado di suscitare nel profondo di ogni interlocutore. Per quanto mi riguarda non posso far altro che notare come, sempre più spesso, abbia ritrovato nella sua sconfinata immaginazione la concretizzazione della percezione delle cose che prediligo; quella che si spinge oltre la loro oggettività.</p>
<p>Un fiume di intuizioni geniali, che, se vogliamo, hanno avuto un loro coronamento nelle architetture ipnotiche, spersonalizzanti e allo stesso tempo incantatrici di Piacentini o Del Debbio, che le hanno portate qua e là per la terra italiana. Grazie a costoro passeggiare, ad esempio, per l&#8217;Eur (un quartiere di Roma sorto in occasione dell&#8217;Esposizione Mondiale del &#8217;42 &#8211; che poi non vi fu a causa della guerra- e costruito interamente seguendo l&#8217;ispirazione ai lavori dechirichiani) di notte è come respirare ed agire in quadro del Maestro. Un corso di architettura attraverso il quale si delinea la poetica della metafisca: arte capace di trasformare l&#039;inconscio e governare le emozioni. Uomo di indiscusso magnetismo e spesso volutamente provocatorio (pare considerasse il posto più bello d&#8217;Italia la pineta di Ostia) De Chirico è stato da molti addetti ai lavori e non, surrealisti in testa, bollato come artisticamente morto nel 1919. Niente di più sbagliato; uno degli ultimi periodi, quello nel quale il Maestro si lasciava fortemente ispirare dall&#8217;opera di Rubens è eccezionale.<br />
La mostra avrà luogo alla Galleria Nazionale d&#8217;Arte Moderna di Roma, dal 31 Ottobre al 25 Gennaio 2009 ed è stata organizzata in occasione dei trent&#8217;anni dalla scomparsa del pittore. Sarà curata da Mario Ursino e presenterà un centinaio di opere tra disegni, dipinti ed una scultura provenienti dalla Gnam e dalla Fondazione Giorgio e Isa De Chirico.</p>
<p>L&#8217;ennesimo e mai fuori luogo tributo ad un artista profondo conoscitore della mitologia, delle antiche muse classicheggianti dalle quali non si può prescindere se si è decisi ad intraprender certi sentieri, e tuttavia ben piantato in una visione del suo tempo filtrata dalle letture di Nietzsche e Schopenhauer.</p>

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		<title>Le origini della società capitalistica attraverso Hobsbawm</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 17:44:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualora si volessero davvero comprendere le radici socio-politiche della società nella quale viviamo, ci muoviamo, ci danniamo o semplicemente tentiamo di immedesimarci allora non si potrebbe prescindere da &#8220;Il trionfo della borghesia 1848-1875&#8243; di E. Hobsbawm. C&#8217;è praticamente tutto: dalla descrizione dei progenitori di alcune figure politiche moderne a noi ben note, primo fra tutti <a href="http://www.magozine.it/le-origini-della-societa-capitalistica-attraverso-hobsbawm"><b>...continua a leggere</b></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Verdana;">Qualora si volessero davvero comprendere le radici socio-politiche della società nella quale viviamo, ci muoviamo, ci danniamo o semplicemente tentiamo di immedesimarci allora non si potrebbe prescindere da &#8220;Il trionfo della borghesia 1848-1875&#8243; di E. Hobsbawm. C&#8217;è praticamente tutto: dalla descrizione dei progenitori di alcune figure politiche moderne a noi ben note, primo fra tutti Napoleone III, che da bravo sansimoniano &#8211; parente alla lontana del nostro Berlusconi &#8211; intuì i benefici d&#8217;una politica basata anche sull&#8217;estetica e sull&#8217;autocelebrazione, all&#8217;individuazione delle ragioni del fallimento della politica odierna e non, con l&#8217;assurdo dislivello tra uno smisurato avanzamento tecnologico ed una stagnazione e conseguente regressione della politica sociale, i quali principi germogliarono grazie alla lezione della Rivoluzione Francese. Ma che, da un certo punto in poi, la borghiesia al potere ostacolò nell&#8217;assimilazione. Ciò non toglie, ovviamente, che il testo sia anche e soprattutto uno spaccato storico-sociale imprescindibile del periodo che intende prendere in esame. Per i non amanti delle statistiche può risultare a tratti noioso; tuttavia esse sono inevitabili se il fine è quello di voler render l&#8217;idea della cavalcata trionfale del liberalismo, che &#8220;era e restò al potere perchè rappresentava la sola politica economica considerata ragionevole per lo sviluppo e le forze che quasi universalmente si credeva incarnassero la scienza, la ragione, la storia e il progresso, negli ambienti che in materia avevano un&#8217;idea qualsiasi&#8221;. Assolutamente illuminante invece per la comprensione di meccanismi quali, ad esempio, il ruolo di spauracchio tanto reale quanto a breve termine inconcludente dell&#8217;Internazionale dei lavoratori nella società positivista consolidata, con la quale giocava d&#8217;antitesi. La sua azione fu pressochè limitata nei paesi industrializzati (tranne forse in Inghilterra e, sotto un certo punto di vista, in Germania) quanto violenta ed a suo modo efficace nel riattivarsi in quelli allora considerati sottosviluppati, come la Russia, nella quale dopo il 1870 un Marx profondamente deluso iniziò a riporre delle speranze. Che questo successo del socialismo in Russia sia stato possibile grazie alla mancanza di una vera e propria borghesia (come del resto in tutto l&#8217;est Europa prima e dopo l&#8217;industrializzazione) appare oggi ovvio.</span><br />
<span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Verdana;">“Lungi dall&#8217;esser, questa, una recensione del sopracitato libro (dato alle stampe nel 1970, se non erro) non si può non attribuirgli un&#8217;attendibilità stupefacente sia nella ricostruzione dei fatti che nella lucidità della loro decodifica. Seguendo una precisa filologia pone il  1848 come punto di non ritorno, per giungere come se niente fosse fino a noi, mantenendo un&#8217;aura attuale.</span></p>

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