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Barletta: dopo l’incendio arrivino serie politiche ambientali

Questa mattina a Barletta è andato in fiamme il centro di stoccaggio dei rifiuti della Dalena Ecologica, rifiuti destinati all’incenerimento presso i forni del vicino cementificio della Buzzi.
La zona interessata è quella della a ridosso del centro storico su via Trani. Un’ordinanza del Sindaco invita a tenere chiuse le finestre e a sospendere i lavori agricoli. Non si può far altro in questa giornata. Più che altro dovremmo riflettere su cosa non è stato fatto e cosa si potrebbe fare ancora.

Una seria politica ambientale è necessaria, non per sbandierare un ambientalismo da salotto o raccattare qualche voto, ma per rendere la qualità della vita migliore. Non solo, siamo nell’epoca dell’emergenza climatica e non possiamo lasciare la responsabilità di affrontarla solo alle grandi conferenze internazionali. Le istituzioni a tutti i livelli devono fare la loro parte e cominciare a collaborare con chi da anni è impegnato a fermare il disastro.

Sull’incendio della Dalena Ecologica

Dalle notizie che giungono sembra che la struttura della Dalena Ecologica sia compromessa. Per quanto riguarda la ricostruzione dell’edificio o l’autorizzazione di impianti simili il Comune di Barletta peccherebbe di ingenuità, e forse di complicità, se ne autorizzasse altri che non siano abbastanza distanti dal centro abitato.
Per quanto riguarda, invece, le indagini che seguiranno a quanto oggi accaduto, se dovesse emergere che un danno è stato procurato alla città, il Comune di Barletta dovrebbe costituirsi parte civile.

Zero emissioni e mobilità sostenibile

Ormai sono numerose le istituzioni che hanno dichiarato l’emergenza climatica, per ultima la Regione Puglia. Il Comune di Barletta lo faccia al più presto con un impegno concreto: zero emissioni entro il 2030 e dimezzare le emissioni entro il 2025.
Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico fissa al 2030 il limite entro cui agire per evitare danni irreversibili al clima. Sembra, invece, che agire entro tale data serva solo a ridurre le conseguenze devastanti dell’incremento della temperatura del nostro pianeta.

Un tavolo con associazioni ed esperti deve essere aperto sulla questione Buzzi Unicem e Timac Agro. Un impianto con tale impatto ambientale, come quello della Buzzi, non può più essere tollerato così vicino al centro abitato. Né lo si può giustificare con un così scarso impiego di lavoratori. La struttura può essere riconvertita senza lasciare a casa gli operai che ci lavorano.
Deve essere chiaro che impegnarsi a ridurre le emissioni e tutelare la salute comporta un investimento di grandi risorse economiche ed iniziative che portano lavoro.

Un altro grave ed importante problema di Barletta è il suo traffico. Problema che non si può risolvere con blocchi o sanzioni. Né lo si è risolto con i parcheggi nelle zone periferiche più prossime al centro. Serve un piano dei trasporti pubblici funzionante e a basto costo (gratuito sarebbe un miraggio) che coinvolga tutte le principali arterie della città. Finché non ci saranno autobus che passino puntuali e frequentemente ad ogni fermata non si riuscirà a disincentivare l’utilizzo delle automobili. Servono nuovi mezzi ed altri autisti.

L’aspetto della città si può cambiare e si può migliorare la qualità della vita, ma servono scelte coraggiose e un impiego di risorse economiche che vanno sottratte ad altre destinazioni. E’ una questione di priorità. Gli amministratori devono scegliere se fare ordinaria amministrazione o se provare ad affrontare le emergenze e provare a risolverle coinvolgendo collettivi ed associazioni che da anni suggeriscono soluzioni.

Francesco Scatigno
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