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Che cosa è la Via al Sufismo

prof. Aldo Strisciullo docente universitario, capo direttore della Rivista Susifmo e membro dell’ordine dei Sufi Jerrahi-Halveti, in Italia, con sede a Milano

Il sufismo è la corrente mistica dell’Islâm. Il sufismo autentico è ancor oggi una realtà spirituale operante, forte e viva, che continua la sua funzione tradizionale all’interno delle confraternite dei Sufi, sparse in tutto il mondo, paragonabili alle confraternite cristiane. Infatti, come queste, ognuna di loro, in origine, fu fondata da un Maestro. Ad esempio, la confraternita dei “dervisci roteanti”, molto conosciuta in Europa e nel mondo, fu fondata da Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273), mistico e poeta nato a Balkh, in Âfghânistân, spesso paragonato a San Francesco d’Assisi (il quale fondò, a sua volta, una confraternita, quella dei Francescani). I sufi possono essere paragonati ai frati e alle suore dunque, con l’unica differenza che essi si sposano e non praticano l’ascesi o l’isolamento dal mondo. Però hanno una posizione psicologica e “filosofica” ben precisa riguarda alla realtà del mondo. Loro dicono: “Nel mondo ma non del mondo, nulla possedendo e da nulla essendo posseduti”, secondo la traduzione dello sheikh Gabriele Mandel, capo dell’ordine Jerrahi-Halveti, in Italia. Dunque, il sufi vive, lavora, si ammala come tutti gli altri, ma si rialza considerando che tutto è transitorio e che sola conta l’amicizia con Dio. I sufi sono gli intimi di Dio.

Per introdurre il pensiero sufi, vi invito a leggere le parole di un eminente maestro. Il testo che segue è tratto dal libro intitolato Love is Wine (Threshold Books, U.S.), dello shaikh Muzaffer Ozak, che fu maestro dell’ordine dei Sufi Jerrahi Halveti di Istanbul, dove è tutt’ora la casa madre della confraternita.

«Il sufismo non è differente dal misticismo di tutte le religioni. Il misticismo viene da Adamo. Esso ha assunto strutture e forme differenti durante molti secoli; ad esempio, il misticismo di Gesù, dei monaci, degli eremiti e del Profeta Maometto. Un fiume passa attraverso molti paesi ed ognuno Lo rivendica per sè. Ma è un unico fiume.

La verità non cambia; cambia la gente. La gente cerca di possedere la verità e tenerla per sè, lontana dagli altri. Ma nessuno può avere il possesso della verità.

La via del sufismo è innanzi tutto l’eliminazione di qualsiasi intermediario fra l’individuo e Dio. Il fine è agire come un’estensione di Dio, e non come una barriera. Essere un sufi è servire ed aiutare gli altri, e non semplicemente star seduto a pregare. Essere un vero sufi vuol dire rialzare chi è caduto, asciugare le lacrime di chi soffre, accarezzare l’orfano e chi non ha amici.

Le diverse persone hanno capacità diverse, chi può aiutare con le azioni, chi con la parola, chi con le preghiere, e altri con la ricchezza.

Puoi arrivare alla meta anche con il tuo solo sforzo, ma questa è la via più dura. I nostri fini personali conducono tutti alla stessa meta. Vi è una verità soltanto. Ma perché negare le migliaia d’anni d’esperienza che si trovano nella religione? Vi è una vera saggezza, data da tanti anni di ricerca, di tentativi, d’errori.

Un grande sbaglio è avere soltanto una mezza religione. Ciò tiene lontano dalla vera fede. E’ una vera assurdità. Ricorrere ad uno che è solo un mezzo medico è terribilmente pericoloso. Chi governa a metà è soltanto un tiranno. Quante lotte nel labirinto della religione e delle diverse religioni! Sono come cani che lottano per un osso, tendendo ai loro propri interessi egoistici. La soluzione è ricordare che esiste un unico Creatore che provvede a noi tutti. Più ricordiamo l’Unico, meno si combatte.
Uno shaikh sufi è come un medico, e un discepolo è qualcuno che ha il cuore malato. Il discepolo viene dallo shaikh per guarire. Un vero medico darà una certa dieta e certe medicine per curare i mali di una persona. Se i discepoli seguono le prescrizioni del loro shaikh, guariscono. Altrimenti, possono anche morire. Ma i pazienti che seguono male le prescrizioni del loro medico corrono alla propria rovina.
Ad un livello superiore il rapporto di uno shaikh e dei discepoli è come il rapporto tra un grappolo d’uva ed il ramo. Lo shaikh tiene legato il grappolo all’albero, alla linfa e alla fonte della linfa. E’ estremamente importante capire questo collegamento. E’ come quello fra la lampadina e l’elettricità. L’effetto e lo stesso. Alcuni shaikh hanno 20 volt, altri hanno 100 volt, ma l’elettricità è sempre la stessa.
Gli occhi sono le finestre dell’anima. Guardando i discepoli lo shaikh li unisce. Può esserci una gran forza nello sguardo di uno shaikh.

Il primo stadio è avere fede. Il primo passo in questo stadio è la fiducia nel proprioshkh. Espressione esteriore di ciò è sottomettersi allo shaikh. Con questa sottomissione la vostra arroganza si trasformerà in umiltà, la vostra irosità e la vostra negatività si trasformeranno in gentilezza di carattere e mitezza. Questo primo passo è veramente grande.

Non ogni persona con un turbante, vestito con toghe ricercate o altro particolare abbigliamento è uno shaikh. Ma quando trovate uno shaikh, grazie al volere di Dio, il primo passo è la sottomissione; ma, attenzione… Il chiedere e il dubitare che oggi sono tanto accentuati in Occidente, possono anche portarvi alla verità. In effetti, vi è una certa cecità nella sottomissione irriflessiva. Può esser meglio, dapprima, osservare, cercare, e pensare, al fine di scegliere uno shaikh da seguire soltanto quando avete risolto i vostri dubbi e i vostri interrogativi.

Nella nostra tradizione generalmente si considera grande infrazione all’etichetta porre domande o dubbi al vostro shaikh. Tuttavia può esser giusto chiedere se, ottenute le risposte alle vostre domande, la vostra fede può diventare più chiara e ferma.

Persino il profeta Abramo chiese a Dio: “Come puoi riportare in vita il morto?” Dio rispose: “Abramo, non hai fede in me? Dubiti di me?” Abramo rispose: “Si, ho fede e Tu sai che cosa c’è nel mio cuore. Ma volevo vedere con i miei occhi”.

Vi sono quattro vie alla Fede. La prima è la via della conoscenza. Qualcuno viene da voi e vi parla di qualche cosa che non avete mai visto. Ad esempio, molti parlavano di un certo paese, ma io non lo avevo mai visto. Alla fine salii su un aeroplano e vidi con i miei propri occhi quel paese dalla finestra dell’aeroplano. Quando vidi il paese con i miei occhi, la mia conoscenza si accrebbe. Ma dopo che percorsi quel paese la mia conoscenza divenne maggiore. Il livello finale sarebbe diventare parte di quel paese.
Allora, le quattro vie verso la fede sono:

1.sapere che esiste una cosa

2.vedere una cosa

3.essere in una cosa

4.diventare la cosa

E’ bene avere dubbi, ma non dovete rimanere nel dubbio. Il dubbio deve condurvi alla verità. Non fermatevi alle domande. La mente può anche ingannarvi. La conoscenza e la scienza possono ingannarvi. Vi è anche una condizione che fa parte del destino di certi popoli – e cioè: gli occhi che vedono cessano di vedere, le orecchie che odono cessano di udire, e la mente che immagina le cose cessa di immaginare.
Nel caso del profeta Abramo, il suo popolo era adoratore d’idoli. Egli aspirava a trovare Dio. Guardò la stella più luminosa e disse: “Tu sei il mio Signore”. Poi spuntò la luna piena. Era molto più grande e più luminosa di qualsiasi stella. Abramo guardò la luna e disse: “Tu sei il mio Signore.” Poi spuntò il sole; la luna e le stelle disparvero. Abramo disse: “Tu sei il più grande, tu sei il mio Signore”. Venne la notte e il sole scomparve. Abramo disse: “Il mio Signore è colui che cambia le cose e le riporta indietro. Il mio Signore e Colui che sta dietro tutti i cambiamenti”.
Vedete, passo dopo passo, con questo procedimento Abramo passò dall’adorazione dell’idolo all’adorazione di Dio. Egli salvò il suo popolo dalla falsità. Si può davvero giungere all’unità dalla molteplicità.
C’è una lotta fra il nafs, il basso istinto, e l’anima. Questa lotta continuerà durante la vita. La domanda è: chi educa chi? Chi diventerà il maestro di chi? Se l’anima diventa il maestro, allora sarai un credente, uno che abbraccia la Verità. Se il basso istinto diventa maestro dell’anima, sarai uno che nega la Verità».

Vorrei porre l’accento sulle quattro vie verso la fede. A mio avviso questo processo è importante per l’acquisizione dei principi chiave nel seguire una via. L’islâm è la via della conoscenza, il sufismo, espressione mistica ed essenza dell’Islâm, né è il cuore. Conoscere è il passo più importante e vale per qualsiasi realtà che si affronta; anche in psicologia conoscere è importante per sciogliere i nodi che bloccano la ricostruzione del proprio sé.

Per intraprendere un certo tipo di “lavoro”, devo sentirne la necessità e, prima ancora, accorgermi del bisogno. Per intuire o accorgermi del “problema” o della domanda interiore è necessario individuarne i contorni, differenziarlo dal resto. Nel sufismo, la conoscenza e lo studio sono una costante al servizio del cuore. Il sufismo è il qui e ora, la realtà del pensiero e dell’azione congiunta al sentire.

Per approfondimenti:

http://www.rivistasufismo.it
http://www.sufijerrahi.it

http://www.gabrielemandel.net (sito del khalyfa dei sufi jerrahi in Italia, il prrof. Gabriele Mandel, noto psichiatra e direttore di facoltà universitaria)
http://www.puntosufi.it (scritto da docenti universitari )

Comments

  1. rosangela ha detto:

    beh..ho letto con molto piacere questo post..devo dire che le 4 vie verso la fede sono davvero importanti per capire davvero se si è credenti o meno..da noi tutti si ritengono credenti..ma chi lo è davvero?chi si fida ciecamente di Dio, della religione e sopratutto dei “medium” ossia i preti?

  2. Antonio ha detto:

    fosecondo me in Dio si potrebbe credere….nei preti un po’ meno,soprattutto nell’istituzione Chiesa,che forse mai come adesso è invasa da gente che pensa a tutto fuorchè alla propria missione spirituale,approfittando della propria posizione e della fiducia che la gente gli ripone….

  3. mal ha detto:

    E allora un volo di sola andata Roma Fiumicino – Dio; così magari se Lo vedrò coi miei occhi si accrescerà la mia conoscenza.

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