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Clonazione: scoperta moderna o perpetuazione aliena?

aprile 11, 2009   ·   0 Comments

Una attenta analisi dei libri sacri e delle simbologie in essi contenuti risulta essere un interessante esperimento analitico a favore dell’ipotesi extraterrestre, anche quando tutto questo significa scontrarsi frontalmente con i canoni sociali e culturali da tutti forse troppo frettolosamente accettati.
Un recente ritorno alla tematica degli angeli e delle loro manifestazioni terrene diventa quindi campo aperto per molte speculazioni relative al dibattito sempre aperto sulla nascita dell’uomo; il libro della Genesi accenna in maniera superficiale ad una storia che nulla ha da invidiare alle più grandi epopee mitologiche ed eroiche, una battaglia combattuta nei cieli e sulla terra per condividere la conoscenza del bene e del male. Fantasia o retaggi di una storia la cui memoria si è perduta nei secoli? Chi erano gli Elohim, i Nephilim e gli strani esseri con sei paia d’ali che popolavano i cieli ma che al contempo, e molto frequentemente, si manifestavano agli uomini sulla terra condividendo con loro il quotidiano?
Una semplice traslitterazione dei racconti biblici rende un quadro molto più appropriato della situazione ma prima di far questo è necessaria una breve premessa. I testi sacri della cultura ebraica e cristiana, e prendiamo in considerazione per adesso solo quelli considerati canonici, dividono in due distinti cicli la storia del mondo: prima del diluvio e dopo il diluvio; i fatti storici riportati all’interno di questi due cicli si presentano a loro volta estremamente allusivi e difformi tra loro; tra i vari racconti spicca la presenza prima del diluvio di personaggi estremamente longevi, capaci di procreare quasi all’infinito, questa loro particolarità viene spiegata dalla dottrina corrente come simbologia allusiva nella quale il numero degli anni di vita è in realtà attribuibile ad un misticismo numerico.
Nel secondo ciclo, quello successivo al diluvio, l’enorme longevità dei patriarchi non esiste più ma si perpetua il tema della procreazione in età impossibili attraverso le figura di donne anziane che partoriscono per intercessione celeste; cosa accomuna tra loro queste figure se non il bisogno di perpetuare la propria specie e di perpetuarsi in eterno?
La nascita della vita è un piccolo miracolo e tutte le madri ne sono state testimoni quando si ritrovano su un letto con accanto una piccola culla ricordando tutti i momenti del travaglio ma non riuscendosi a spiegare come sia venuto fuori quel piccolo bambino senza ricorrere all’immagine del miracolo, il miracolo della vita.
Questa immagine è in realtà la perpetuazione di una unica e antica operazione che avvenne in tempi remotissimi quando il seme della vita venne “inoculato” in una forma appositamente studiata per interagire con il mondo che lo circondava: l’uomo.
Riprendiamo adesso il tema esposto in apertura e ripensiamo agli Elohim come “medici” celesti incaricati di portare la vita sulla terra, a loro immagine e somiglianza, ovvero aspetto e forma, ma senza la loro conoscenza.
Il risultato di questo semplice esperimento genetico è l’uomo, una forma corporea perfettamente adatta ad entrare in sinergia con il pianeta ospitante e resa capace di riprodursi tramite la donna attraverso la perpetuazione del primo gesto che lo rese vivo, ovvero l’inseminazione.
Questa teoria, che potrebbe a prima vista apparire abbastanza pesante, è facilmente riscontrabile pensando che l’atto sessuale non è alla fine che una riproduzione portata avanti con le modalità che ci sono più congeniali di una operazione di inseminazione clinica.
Il risultato di questo esperimento alieno viene tenuto sotto osservazione in quello che nella Bibbia viene definito “Giardino dell’Eden” ma qualcosa non segue il piano prestabilito, Elohim e uomini entrano in contatto dando vita ai Nephilim, esseri che condividono le due nature e che rappresentano gli Dei antichi, quegli uomini a metà tra storia e mitologia che l’uomo innalza per ignoranza a divinità celesti ma che sono in realtà i discendenti della prima creazione.
Il ricordo della, prima clonazione rimane vivido unto al bisogno di un ritorno allo stato premevo; questo bisogno è evidente nelle antiche pratiche della mummificazione, specialmente nei rituali propri del popolo degli egizi. Il popolo egiziano credeva che prima di rientrare in un altro corpo potevano passare anche 3000 anni, probabilmente la mummificazione era un modo per preservare il DNA per una futura clonazione.
Ma chi avrebbero dovuto effettuare la clonazione?
La perpetuazione e l’immortalità risultano essere due prerogative prettamente umane, due obiettivi che l’uomo da sempre ha cercato incessantemente di raggiungere, forse memore che proprio la clonazione era stata l’inizio della sua nascita e l’unica possibilità di rientrare nel grembo che lo aveva partorito.
Stranamente nella Bibbia gli interventi divini divengono sempre meno frequenti man mano che l’umanità progredisce fino a ridursi a interventi speciali atti a favorire la nascita di personaggi speciali.
In tal senso è facile inquadrare tutte le nascite avvenute per intercessione divina a favore di donne in età già matura o di giovani in assenza di rapporti fisici allo scopo di generare personaggi chiavi per la storia locale (Samuele, la progenie di Abramo, il Battista, Gesù, Krisna e molti altri ancora).
Ancora oggi nella tradizione cristiana non è difficile trovare antiche tracce dei culti della fertilità come santuari dedicati a madonne invocate dalle madri con difficoltà a generare, sassi e colonne dedicati all’intercessione divina e quanto altro.
Se è vero che nulla è mai stato scoperto e che tutto invece è una lenta riscoperta di un passato quasi del tutto dimenticato, stiamo in realtà ripercorrendo sentieri già battuti per arrivare in un modo o nell’altro alle origini della vita.


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