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Come si muove il potere

Possiamo immaginare il potere come un’entità animata e vitale che evolve, cresce, prende forma quasi come un essere animato nel corso della sua vita. Lo vediamo in passato tutto accentrato in un’unica figura nelle monarchie assolute più lontane e nei regimi totalitari più recenti. Lo osserviamo poi scomporsi in un potere legislativo, esecutivo e giudiziario, affidato a figure diverse, nello stato di diritto delle moderne democrazie. Resta comunque centralizzato nelle strutture della capitale e continua ad essere emanato dall’alto verso il basso, da pochi eletti a tutto il popolo e mai una decisione di un organo periferico può contraddire la linea del governo centrale.
Ma la vita del potere non si ferma qui. Con la nascita della Comunità Europea e con la sottoscrizione di diversi trattati europei, i governi centrali hanno deciso di cedere gradualmente pezzi del proprio potere a strutture governative di un livello più alto, europeo, continentale, sovranazionale. E’ come se i poteri nazionali di tanti stati europei avessero deciso di unirsi per costituire un unico potere più grande e più centrale rispetto ad una porzione di territorio più grande degli stati da cui proviene: il continente.
Ciò è quello che sta già avvenendo; come per un oggetto in movimento potremmo dedurre la traiettoria e il percorso ancora da fare, così per il potere possiamo provare a dedurne le evoluzioni osservandone il movimento.
Il potere, ora non solo tende ad essere accentrato verso un governo o parlamento europeo ma tende anche a sfarsi, a mettere in pericolo se stesso entrando in una dimensione in cui lo stesso potere centrale europeo non sarà più padrone di se stesso.
L’Unione Europea sta firmando dei trattati commerciali per il libero scambio con i paesi nordamericani che trasferiranno sempre più poteri alle multinazionali attraverso tribunali internazionali privati che saranno giudici delle dispute tra corporation e stati nazionali. Queste dispute avranno conseguenze prevedibili che porteranno gli stati ad essere condannati a pagare multe milionarie ed essere costretti a ritirarsi da ogni settore compreso scuole e sanità, lasciando questi settori completamente nelle mani dei privati. Tutti i settori dell’economia saranno completamente in balia dei privati e lo stato non potrà intervenire in nessuna questione per non contravvenire alla regola del “libero mercato”, principio fondamentale dei trattati internazionali che stanno per essere pericolosamente adottati nell’epoca attuale; a rendere l’idea di tutto ciò basterebbe citarne uno ed approfondire la gravosa minaccia che si nasconde dietro di esso: il “TTIP” (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Oltre al dato di fatto che gli stati dovranno e potranno restare fuori da tutte le questioni economiche, delegando ai privati ciò che finora veniva considerato un diritto fondamentale dei cittadini; adesso con le dispute perse contro le corporation, saranno costretti a vendere pian piano tutto il patrimonio pubblico (musei, opere d’arte, strutture, parchi) per ripagare i debiti accumulati.
Gli stati verranno così smembrati, svuotati e ci resterà un potere centrale europeo completamente servo delle multinazionali.
Possiamo tradurre questo movimento come uno spostamento del potere dal suo baricentro verso un punto sempre più alto di una piramide immaginaria. Il potere così si allontana sempre più visibilmente dalla base, dalla popolazione, dai territori; non che prima vi fosse stato poi così vicino, ma sicuramente possiamo affermare che in questo momento storico stiamo subendo una deriva sempre più autoritaria.

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