Conclusioni

Quella che si va delineando in questo testo è una proposta. Una proposta su cui innanzitutto riflettere e discutere. Una proposta da cui partire per la tessitura di reti funzionali alla costruzione di un percorso collettivo, partecipato di emancipazione. Una proposta, a dire il vero, neanche tanto originale. Ma una proposta. Pratica, reale, percorribile, già percorsa altrove. Una proposta modificabile, da modellare sulle esigenze dei territori e dei movimenti che vi operano.
Cio da cui bisogna partire sono le realtà locali, delle città. Costruire assemblee cittadine con tutte le realtà e le individualità che condividono l’idea di praticare autogestione, in maniera collettiva, senza autorità e senza autoritarismi, senza discriminazione alcuna. Mantenere l’assemblea pubblica per la discussione di tematiche riguardanti la città avviando un percorso che porti l’assemblea a decidere linee guida o una carte dei beni comuni che vanno imposte alle amministrazioni per far valere il potere popolare su quello istituzionale. In questa Carta, per esempio, si può proporre una moratoria sul consumo di suolo per fermare altre concessioni per le imprese edili che sottraggono territorio che magari un tempo era destinato alla coltivazione per la costruzione di nuove case. Ma in questa carta si possono definire collettivamente una serie di principi, di tutele delle risorse del territorio da valorizzare per creare lavoro collettivo, non salariato.
Mentre l’assemblea autogestionaria lavora su ambiti generali, gruppi di lavoro possono affrontare e cercare di risolvere questioni economiche, abitative, educativa, legate alla salute, tecnologiche e scientifiche,  proponendo progetti di microfinanziamento collettivo e di supporto alla auto-occupazione,  progetti che si discostino dal sistema educativo imperante attraverso modelli di educazione libertaria e autogestita, progetti che favoriscano l’occupazione di immobili abbandonati ad uso abitativo, la cessione di immobili tra privati, il ripopolamento rurale; progetti per la nascita di mercatini autogestiti, spacci popolari, l’uso di una moneta sociale che favorisca un’economia comunitaria, l’apertura di laboratori per la trasformazione delle materie prime agricole; progetti per lo studio e la costruzione di utensili, macchinari per l’agricoltura (per falciare, decorticare cereali, arare ecc.) e l’artigianato, a partire da oggetti recuperati, a basso costo e competitivi con i macchinari industriali che sono accessibili solo a grandi proprietari o attraverso mutui.
Questo è ciò che si può fare localmente, nelle città. Ma ciò che si costruisce localmente deve essere il nodo di una rete più ampia, regionale che deve essere capace di mettere in comunicazione le realtà locali. Così ciò che si produce in una realtà locale, sia come prodotto agricolo o artigianale, sia come pratiche, riflessioni, intenti, può tornare utile alla realizzazione dei progetti di un altro territorio della stessa regione.
La rete regionale deve essere capace anche di trovare espedienti legali per evitare il pignoramento di abitazioni, locali o terreni perfino attraverso la costituzione di associazioni o cooperative che prendano in gestione questi immobili per strapparli all’acquisizione di banche o altri poteri forti privati.
Di pari passo bisogna mettere in piedi iniziative, dibattiti, conferenze per spiegare cosa si sta facendo e far crescere questo movimento tenendo a mente che ogni progetto realizzato non è la fine di un percorso, la realizzazione completa di un’ideale ma solo un passo in più, in avanti di un processo più amplio, complessivo per costruire l’autogestione lavorativa e l’autogoverno delle città.

Torna all’indice di Mezza Rivoluzione o La Rivoluzione Integrale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi