Forza tirate fuori i soldi! Comprate! Comprate! Comprate! La società lacrima il vostro contributo attraverso l’acquisto spudorato, inutile, nevrotico. Pubblicità: una quantità infinita di marche, di nomi.; negli schermi signore suadenti mangiano yogurt sfiorando il “vietato ai minori”, e i bambini fanno indisturbati scorpacciate di coloranti, acidificanti e addensanti, con inquietanti palline che ricordano più i medicinali da banco, che le caramelle.
Se vogliamo comportarci da creature pensanti, e non da automi ipnotizzati dalla pubblicità, dovremmo iniziare a informarci su cosa veramente stiamo comprando; con quali materiali o ingredienti è stato fabbricato; dove, da chi, con quali garanzie sui lavoratori, sull’ambiente, sulla salute. Indagare la “genesi” del prodotto. Le nostre scelte nel consumo e il nostro stile di vita, possono alimentare le ingiustizie esistenti o contribuire a debellarle.
Un centro commerciale sembrerebbe offrire una vastissima scelta, ma di fatto solo nel momento in cui un consumatore è a conoscenza del tipo di politica attuato dalle varie imprese riguardo alle condizioni del lavoro, al salario, al rispetto dell’ambiente, alla produzione e smaltimento dei rifiuti, (questi sono solo alcuni degli aspetti da considerare), solo allora è in grado di valutare i suoi acquisti e di sostituire eventualmente le marche più “sporche” con altre che ci garantiscono più trasparenza.
INFORMIAMOCI! Bisogna conoscere il più possibile i prodotti che acquistiamo e i metodi utilizzati dalle aziende e dalle multinazionali che li producono.
Smettiamo di fare la spesa sovrappensiero, prendiamoci il nostro tempo, smettiamola di vagare come zombie nei corridoi degli ipermercati, sedotti dai pagkaging dei prodotti killer. Riprendiamoci il gusto di differenziare i nostri acquisti, scopriamo le botteghe equo-solidali, i piccoli negozietti asiatici che ci permettono di scoprire nuovi sapori, i mercati dei contadini (sempre più rari, anche qui in Puglia) con le bancarelle colorate naturalmente.
Acquisiamo la buona abitudine di leggere le etichette nutrizionali. Quante sono però le persone che le leggono prima di acquistare? E quanti sanno comprenderle? Saper leggere un’etichetta significa avere la possibilità di estrapolare informazioni molto preziose sulla qualità dell’alimento. Il più importante dato da prendere in considerazione sono gli ingredienti, ossia ciò che effettivamente è stato utilizzato per produrre l’alimento. Questi ingredienti sono indicati per ordine decrescente di quantità, che significa che il primo ad essere indicato è quello più presente nell’alimento. Ecco che possiamo scoprire come in una confezione di biscotti, lo zucchero – e non la farina – è il primo ingrediente. Anche in altri dolci confezionati, si verifica la stessa cosa. Noi paghiamo per dei biscotti ma compriamo soprattutto zucchero! Ora guardiamo invece in fondo alla lista degli ingredienti; cosa troviamo? AROMI (anche quelli chiamati ‘naturali’ sono in realtà chimici), additivi alimentari (con la sigla E…) come conservanti, addensanti, anti acidificanti, coloranti, edulcoranti ecc – la lista può essere molto lunga. Questi componenti sono in piccole dosi, ma per essere nocivi ne bastano minime quantità. In mezzo all’elenco, tante sostanze dal nome strano: zucchero invertito, burro anidro, grassi idrogenati, amidi invertiti… tutte sostanze manipolate chimicamente.
E gli ingredienti ‘naturali’?
Quindi: attenzione: non facciamoci ingannare dalla confezione invitante, dai falsi slogan salutistici e ritorniamo a fare pane e biscotti in casa!
Altro che Mulino Bianco! La nonna sarà contenta e la vostra salute vi ringrazierà a lungo!
Consiglio la consultazione: http://www.spesacritica.com/
Fotografia: Francesca Maruccia