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CoronaVirus Fiction – Episodio 2

I tre colleghi della Cooperativa Ceramica si incontrano come al solito pochi minuti dopo mezzogiorno presso la storica trattoria E Parlaminté per la loro pausa pranzo.
Si siedono al solito tavolo da dove riescono a guardare bene la tv per commentare i fatti del giorno. La cameriera porta subito al tavolo acqua e vino e poi va via presa da altre priorità.

Fabio versando l’acqua nei bicchieri di tutti i presenti prende la parola: Avete fatto la spesa per i prossimi mesi?
Marco: Cosa credi? Che non arriverà più merce nei supermercati? Che le grandi aziende non abbiano altra pasta, barattoli di passata di pomodoro da mandare sugli scaffali?
Simone: Tutta questa fobia e catastrofismo non hanno senso. Immagina se un qualsiasi giornalista dichiarasse se i prodotti che contengono conservanti favoriscono la trasmissione del virus.
Marco, che stava bevendo un sorso d’acqua, spalanca gli occhi e ingoia l’acqua per non sputarla, sorpreso dall’affermazione di Simone.
S.: Tutti i prodotti industriali favoriscono il contagio. Gli esperti consigliano il consumo di prodotti genuini da piccoli produttori biologici.
Recita Simone che pare Mentana al Tg delle 20 o quando legge un’agenzia in una delle sue maratone.
F.: Almeno questo CoronaVirus risolverebbe il problema dei cambiamenti climatici.
S.: Non solo. Farebbe crollare tutta quella catena di sfruttamento e speculazione delle grandi aziende agroalimentari per favorire invece una redistribuzione delle ricchezze. Invece no, siamo i soliti caproni.
Arriva la cameriera col suo taccuino per prendere l’ordine.
F.: Cosa abbiamo?
“Il cuoco propone stricchetti alle melanzane oppure un tagliolino cacio e pepe” dice la cameriera guardando i tre colleghi per scrutare le loro reazioni mentre la sala si riempie di operai e impiegati che lavorano in zona.
M.: Stricchetti no, perchè Simone non vuole le melanzane fuori stagione. Tre cacio e pepe.
Gli altri due colleghi annuiscono e la cameriera annota, passando al tavolo successivo.


F.: Ragazzi, avete sentito? Hanno annullato la sagra dei maccheroni!
S.: Che?
M.: Una sagra che fanno a Borgo, in Vallata. E’ nata agli inizi del 900 in competizione con la storica sagra della Polenta che fanno dal 1600 a Tossignano il martedì grasso di Carnevale.
S.: Qualcuno ne sentirà la mancanza?
F.: Solo gli abitanti del paese a cui i maccheroni vengono distribuiti gratuitamente.
S.: Ma son borghesi?
F.: Borghigiani.
M.: Una festa senza senso e mai valorizzata. Gli abitanti del paese vanno in piazza con grandi pentoloni che gli organizzatori riempiranno di maccheroni al ragù. Poi tornano a casa per mangiarseli.
S.: Festeggiano a casa, allora.
M.: Un tempo poteva avere un senso, quando c’era più povertà. In queste tradizioni andrebbero inseriti elementi di innovazione. I maccheroni andrebbero consumati in piazza, con della musica o altri tipi di intrattenimento. Se non c’è condivisione, incontro non è una festa.

Intanto arriva la cameriera che lascia i tre primi sul tavolo e una boccetta di pepe nero macinato. “Il cuoco non li ha fatti molto pepati in modo che piacciano a tutti. Chi vuole può aggiungerne altro. Buon appetito.”
Fabio allora prende il vasetto del pepe macinato sicuro dei suoi gusti e che quel piatto non sia speziato abbastanza. Capovolge il vasetto e con dei colpetti se ne versa un pochino nel piatto. All’ultimo colpetto si rende conto che il dosatore non era fissato bene. Devia la traiettoria alla sinistra del piatto rendendosi conto del pericolo. Il dosatore cade e tutto il pepe si rovescia sul tavolo tra Fabio e Simone. Fabio resta col vasetto vuoto in mano mentre Simone in uno dei suoi respiri inala un pò di quel pepe e come reazione immediatamente starnutisce spostandosi indietro per non lanciare saliva sui tre piatti.

F.: Dioooo Bonoooo.
Simone starnutisce con vigore per tre volte attirando l’attenzione degli altri presenti in sala. Un operaio al tavolo accanto, un pochino impaurito, prende le sue sigarette e si avvia verso l’uscita fingendo di dover fumare. Una signora più in là prende il suo fazzoletto di stoffa e lo trattiene davanti alla sua bocca e al suo naso per proteggersi. Poi soffia il naso cercando di non mostrare preoccupazione.
Un muratore più cinico ed ironico si volta verso Simone e con convinzione e serietà “Gira un brutto virus”. Poi comincia a ridere con gusto e con la bocca aperta muovendo sù e giù la lunga mascella.

M.: Ora ci mettono in quarantena.
Dice portando alla bocca con ingordigia una forchettata di tagliolini come se qualcuno potesse portarli via prima che finiscano il piatto.
Simone che nel frattempo si è ricomposto: Io credevo che saremmo morti per catastrofi naturali. Nel 2050 Imola potrebbe essere sotto il livello del mare.
F.: Invece moriremo di raffreddore.
M.: Che con il riscaldamento globale sembra un paradosso.
S.: Entro il 2030 dovremmo azzerare le emissioni per evitare la catastrofe.
F.: I provvedimenti però vanno presi subito.
M.: Il comune di Bologna ha dichiarato l’emergenza climatica ma non ha ancora preso provvedimenti.
Simone con ironia: Mica c’è fretta.

Nel frattempo i colleghi hanno finito il loro pasto e la cameriera porta il conto al tavolo.
Fabio con occhi da cane bastonato chiede alla cameriera: Scusi, siccome ci stiamo estinguendo, sa se il cuoco domani ci farebbe dei tortelli di ricotta?
La cameriera sorride e risponde che girerà la proposta in cucina. Allora i colleghi salutano e tornano a lavoro.

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