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CoronaVirus Fiction – Episodio 3

Fabio, Simone e Marco arrivano alla trattoria E Parlaminté a Imola, come tutti i giorni, pochi minuti dopo mezzogiorno. Si siedono al solito tavolo e dopo pochi minuti la stessa cameriera di tutti i giorni arriva al tavolo, questa volta con mascherina, e di fretta lascia acqua e vino, allontanandosi per occuparsi di altre mansioni.

Fabio prende la parola: I telegiornali non ne parlano. Sono sbarcati a Messina i migranti della Sea Watch. Musumeci non li voleva.
Simone: Un presidente di regione fascista che chiede che i migranti facciano la quarantena in mare sulla nave della ong. Si aggrappano a tutto pur di manifestare l’idiozia della loro ideologia infame.
Marco: E si scorda pure che il CoronaVirus in Sicilia l’ha portato un bergamasco in vacanza.

Arriva la cameriera al tavolo con dei piatti che lascia ai tre colleghi. “Tortelli di ricotta con burro e salvia” dice la cameriera sollevando la mascherina.
F.:Graaaandeeeeee.
Marco: La crisi ambientale non ce lo porterà via triste.
Dice riferendosi a Fabio che il giorno precedente aveva fatto richiesta particolare alla cucina.
S.: Ma perchè hai la mascherina?
Cameriera: Diversi clienti hanno fatto intendere che senza l’utilizzo di mascherina avrebbero preferito andare altrove per la pausa pranzo. Siccome quando porto i piatti, ovviamente, non posso tenerli a più di quaranta centimetri dal mio viso, qualcuno crede che respirando potrei contaminare i piatti.
F.:Oooostaaaaa!
Cameriera: Piuttosto che perdere clienti fissi, si cerca di tenerli tranquilli.
Simone: E’ chiaro. Ringrazia il cuoco.
Cameriera: Buon appetito.
Dice la cameriera dopo aver portato una ciotola con del formaggio a tavola.

Marco: Fabio vuoi del formaggio? Te lo verso io, chè l’ultima volta col pepe ci hai quasi fatto mettere in quarantena.
Fabio: Poco, grazie.
Simone: Io preferisco senza.
I tre cominciano a consumare i loro tortelli quando Simone interviene: Immagina. Ti mettono in quarantena domiciliare se vivi da solo o hai la possibilità di stare a distanza dagli altri tuoi familiari con cui convivi e poi…
Simone guarda i due suoi colleghi con gli occhi sgranati mentre porta un altro tortello alla bocca.
S.: E poi una mattina ti suona la postina. Rispondi al citofono e ti dice “Raccomandata da firmare”
I tre scoppiano a ridere.
F.: Mica può lasciartela senza che tu firmi.
M.: Né potrebbe lasciartela sulla cassetta in attesa che tu la firmi e poi prendersela firmata quando ti allontani. Ci hai lasciato il virus sopra.
S.: Busta verde… Multa!
Dice abbassando la testa ed avvicinandosi ai due colleghi, come per guardarli meglio negli occhi.
F.: Cornuto e mazziato. Ti tocca pagare la mora.
S.: Signoriiiiina ho il virus. Non si avvicini.
Dice così Simone ad alta voce fingendo di essere il tipo in quarantena a cui aveva citofonato la postina, con un sorriso beffardo in volto. Urlando in quel modo attira l’attenzione di tutti gli operai e gli impiegati in sala. Qualcuno bestemmia a bassa voce. Un altro si tocca i genitali per scaramanzia contravvenendo alle disposizioni ministeriali per la prevenzione dei contagi. Altri cominciano a chiacchierare con la mano davanti alla bocca fingendo discrezione, nascondendo preoccupazione.
Ad un certo punto i tre colleghi guardandosi intorno si rendono conto che l’aria si è fatta più pesante e che tutti guardano con sospetto. Terminato il pasto, allora, procedono al pagamento per ritornare al lavoro.
F.: Rischiamo il contagio da Psicovirus.
M.: Meglio svignarsela.

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