Venerdì 4 agosto 2011, ore 19:30 circa: il terzetto Berlusconi-Tremonti-Letta si palesa innanzi ai giornalisti pervenuti presso la sala stampa di Palazzo Chigi con l’intento di riferire importanti decisioni prese per far fronte all’acutizzarsi della crisi economica nazionale. Una situazione complessa, ulteriormente esasperata dalle ultime giornate nere vissute dalla nostra Borsa e, più in generale, dai mercati finanziari mondiali.
Giulio Tremonti ha annunciato l’anticipo del pareggio di bilancio che sarebbe dovuto essere invece raggiunto mediante i provvedimenti di austerity previsti per il 2013-2014. Il ministro dell’Economia ha poi precisato che tale atto non avverrà mediante la modifica della struttura normativa del “pacchetto sana debiti”, bensì semplicemente attraverso l’accelerazione della sua applicazione al biennio 2012-2013.
Tremonti non ha però saputo fornire nessun dettaglio aggiuntivo inerente il “cuore” delle attese misure, scatenando così il malcontento degli esponenti dell’opposizione e delle parti sociali. “Nel discorso è stata omessa la parte più importante, ossia quella sulla modifica delle ultime norme varate, che oltre ad essere fortemente inique sono risultate inefficaci”, questo il commento del leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro.
Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, aveva invece criticato già nei giorni scorsi la possibile anticipazione dei provvedimenti di austerità giudicati errati, poiché gravanti esclusivamente sulla fascia debole della popolazione piuttosto che sui grandi capitali. La Camusso ha inoltre dichiarato: “Questa manovra non crea sviluppo, ma solo depressione. Anticiparla significherebbe affossare un Paese che già si trova in una situazione di grande debolezza e condurlo verso un maggiore debito: una spirale verso il peggio. Dal punto di vista sociale, considerata l’anticipazione dei tagli alle deduzioni e alle detrazioni previste per il 2013-14, significherebbe uccidere il welfare e aumentare le tasse per i lavoratori dipendenti e pensionati, con conseguenze devastanti per i più deboli”.
Quella del Governo è stata una mossa che, in verità, veniva profetizzata da giorni e la cui attuazione era stata altresì incentivata dal presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, il quale solo il 3 agosto aveva invitato l’Italia a tagliare le lungaggini relative il risanamento fiscale e a concedere maggior flessibilità al mercato del lavoro.
I consigli di Trichet sembrerebbero esser stati ascoltati attentamente dal nostro ministro dell’Economia che, oltre ad affrettare il pareggio di bilancio, ha studiato rimedi ad hoc per il settore occupazionale che dovranno essere discussi con le parti sociali e che sono stati ritenuti “fondamentali per ragioni evidentemente connesse allo sviluppo, agli investimenti e soprattutto al futuro dei giovani”.
Altra scelta cruciale annunciata nella conferenza stampa è stata quella riguardante l’introduzione nell’art. 41 della Costituzione Italiana della cosiddetta “madre di tutte le liberalizzazioni”, una norma che dovrebbe incentivare l’economia privata “rendendo libero tutto, tranne ciò che è espressamente vietato’‘. Tremonti ha altresì reso noto che, già dalla prossima settimana, le Commissioni parlamentari torneranno a lavoro per convalidare l’introduzione nella carta costituzionale del criterio di pareggio di bilancio anticipato.
Durante la conferenza stampa, il premier Silvio Berlusconi ha infine tenuto a sottolineare che “nulla di quello che sta succedendo è qualcosa che si può ascrivere alla responsabilità di uno dei governi di qualunque Paese, è qualche cosa che riguarda globalmente il sistema finanziario”. Una puntualizzazione che, secondo alcuni, dimostrerebbe la volontà del Governo di mettere le mani avanti per proteggersi dalle accuse d’inefficienza imputabili alle politiche economiche delle legislature degli ultimi anni.
D’altronde a fare la parte dell’avvocato del diavolo stamane ci hanno pensato anche Libero e Il Giornale, quotidiani di notoria fede centrodestrista e, conseguentemente, filogovernativa. Il primo ha messo in atto la sua strategia apologetica, pubblicando un pezzo di Franco Bechis in cui la responsabilità della speculazione subita dai nostri mercati veniva affibbiata alla Germania di Angela Merkel, cancelliera che nella vignetta correlata all’articolo è stata dipinta come un moderno Fuhrer pronto a lucrare sul disastroso stato delle italiche saccocce per conquistare l’egemonia finanziaria nel Vecchio Continente. La testata diretta da Alessandro Sallusti ha invece scelto di proporre in prima pagina una carrellata di foto di storici politici nostrani a cui secondo Vittorio Feltri, autore del relazionato editoriale, sarebbe ascrivibile la colpa dell’attuale crisi economica italiana. Si va da Amintore Fanfani ad Arnaldo Forlani, passando per Giulio Andreotti e Bettino Craxi, fino ad arrivare a Giuliano Amato, Ciriaco De Mita, Giovanni Goria e Giovanni Spadolini: insomma, all’appello degli imputati sembrerebbero mancare solo Cavour e Giolitti.
Ma non bisogna stupirsi, questo è in fondo il nostro singolare Bel Paese dove può capitare che, mentre una manovra viene anticipata, ogni responsabilità inerente i problemi che l’hanno resa necessaria viene declinata.
Altri articoli sulla crisi economica italia dell’estate 2011:
Storia di Capitan Tremonti, del timone rotto e dell’iceberg che si avvicina
La BCE compra titoli di stato per chiedere privatizzazioni: cosa si nasconde dietro l’intervento delle banche?