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Crollo Barletta: vergognose le lamentele degli imprenditori che vogliono sfruttare senza controlli

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Quello che sta accadendo nella nostra città a seguito del crollo dove hanno perso la vita quattro lavoratrici e una bambina di soli quattordici anni é a dir poco vergognoso fatta premessa che c’erano tutti i presupposti affinché si potesse rendere nell’immediato un tantino di giustizia, aspettando la magistratura, azzerando l’intera classe dirigenziale settore edilizia, dove evidentemente ci sono responsabilità oggettive tecnico-giuridiche.
Da questa immane tragedia esce un altro dramma del paese, quello del lavoro nero. Il lavoro nero è un dramma, una vera e propria vergogna nazionale, un triste primato in Europa. Si tratta di 3 milioni di lavoratori a tempo pieno, ma in realtà le persone reali in questa condizione molto probabilmente, sono di più. Questa ennesima “inaccettabile tragedia” assomma molti dei guasti che, troppo spesso, rendono la nostra economia, e la nostra società incivili, e lesive della dignità umana e del lavoro: lavoro nero, condizioni particolarmente pesanti e precarie per le donne, nessuna norma di sicurezza sul lavoro, mancanza di prevenzione e di controlli da parte delle autorità preposte, lavori privi di sicurezza e protezioni in edilizia, orari di lavoro interminabili, salari da fame, sfruttamento selvaggio della e nella catena di subfornitura. Naturalmente questo è un prodotto confezionato ad hoc dalle politiche neoliberiste che in questi ultimi decenni hanno smantellato tutto ciò di buono che si era riuscito a creare. Da alcuni dati vien fuori che l’economia sommersa, e illegale, raggiunge cifre prossime a un quinto dell’attività economica, dimostrando come un fenomeno diffuso in tutta Europa raggiunga, in Italia, livelli di vero allarme, con esiti tragici come quelli della recente tragedia. Chiediamo pertanto un rafforzamento quantitativo e qualitativo delle ispezioni sul lavoro che dovranno anche far rispettare le nuove norme di contrasto al caporalato; l’allungamento del permesso di soggiorno per i lavoratori immigrati che hanno perso il posto di lavoro; ecco tutto il contrario di quello che sta accadendo nella nostra città. Come Collettivo Exit siamo indignati più che dalla prepotenza e arroganza di una classe imprenditoriale che oltre ad applicare tutti i principi di declassamento e sfruttamento del lavoro che umiliano l’essere umano, siamo notevolmente disgustati dalla classe politica di questa città, poiché anziché proteggere quella che deve essere una condizione di normalità e di protezione proprio della vita umana prima di tutto, concede a questa farsa di categoria imprenditoriale la possibilità di lamentarsi dei controlli che in quest’ultimo periodo stanno subendo, dimenticando che lo sfruttamento dell’essere umano in ogni sua forma, è condannato oltre che dalla costituzione, oltre da un fattore di etica, anche dalla carta dei diritti umani. Oltretutto, se applicassero quanto concerne per dare ai lavoratori la dignità di cui ognuno dovrebbe essere vestito, i controlli sarebbero ininfluenti economicamente ma evidentemente salverebbero vite umane e scusateci se riteniamo il valore di un essere umano superiore al patrimonio dell’intera classe imprenditoriale barlettana. Noi come Collettivo Exit non ci stiamo all’attacco che il lavoro deve subire con il pretesto che “altrimenti non ci sarebbe possibilità alcuna di lavoro”, anzi a tal proposito rilanciamo con l’introduzione del reddito sociale, un reddito sociale che non deve ridursi a sussidio di povertà, un reddito per precari, disoccupati e pensionati al minimo, ma che deve diventare un reddito per non accettare il ricatto di dover scegliere tra lavori saltuari e malpagati, diventando spesso complici di situazioni contenitive e repressive nei confronti di soggetti deboli e svantaggiati come nel caso in questione. Quello che accade nella nostra città è riprovevole ma dimostra per chi non l’avesse ancora capito l’incapacità di gestire il bene pubblico a scapito del profitto economico, schierandosi apertamente, con chi fa un uso dispregiativo della legalità, la stessa, che viene pavoneggiata nelle campagne elettorali, lasciando ai lavoratori sfruttati l’ennesimo ricatto.
Pertanto ribadiamo, con la forza di chi nel corso degli anni ha dato la vita per raggiungere tali obbiettivi, la volontà da parte nostra che non resteremo a guardare se le condizioni del dibattito non cambiano nell’immediato.

COLLETTIVO EXIT BARLETTA
Angelo DILEO