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Cucina Sovversiva e modello “Integrano”

Considerati quelli che sono gli aspetti del modello vegano che ne determinano il successo e gli aspetti critici, possiamo ora elaborare un nuovo modello più completo e rivoluzionario. Parte di questo lavoro è già stato svolto dal Manifesto di Cucina Sovversiva che indica una via rivoluzionaria di fare la spesa. La domanda che dobbiamo porci quando acquistiamo un prodotto è “c’è lavoro salariato dietro questo prodotto?”. Il lavoro salariato va a creare disparità sociali ed economiche.
Immaginiamo un nuovo stile di vita con solide ragioni sociali, economiche ed etiche basato sul consumo esclusivo di prodotti  di piccoli produttori che non impiegano lavoro salariato, ovvero lavoratori autonomi, piccole aziende a gestione familiare o cooperative di lavoratori.
Immaginiamo che questo consumo sia quasi esclusivamente di origine vegetale e che tolleri, per evidenti ragioni ambientali e sociali, il consumo di carne e derivati animali da piccoli produttori per un paio di volte alla settimana solo per chi non vuole farne a meno.
Immaginiamo di diffondere questo stile di vita con conferenze, dibattiti, corsi di cucina, libri di ricette.
Immaginiamo che questo stile di vita si chiami Integrano (da Rivoluzione Integrale) e che quando ci sediamo in un bar, in un ristorante o in un pub dichiariamo di essere Integrani e di non poter mangiare piatti che abbiano tra gli ingredienti principali prodotti provenienti dalla grande distribuzione e che, quindi, la nostra pizza deve essere fatta con la farina del contadino e con la salsa di pomodoro di una piccola azienda che non sfrutta manodopera, italiana o extracomunitaria non importa.
Immaginiamo pure che il ristoratore la prima volta ci rida in faccia ma man mano che aumentiamo, e la “fetta di mercato” aumenti, dovranno trovare il modo di accontentare questa “nuova sensibilità”.
Stiamo immaginando una rivoluzione che demolisce la grande distribuzione organizzata, l’agricoltura intensiva o monocultura, lo sfruttamento del lavoro, delle risorse, il mercato globale che vuole rovinare l’esistenza dei piccoli produttori e contadini assoggettandoli alle sue logiche. E stiamo promuovendo la costruzione,  al posto di ciò che demoliamo, di una società e di una economia basati sulla cooperazione e sul mutuo appoggio.
Questo tipo di scelta, a differenza di quello vegano, non può essere strumentalizzato dalla grande distribuzione e da grandi aziende. Su questo stile di vita non si può fare business perché si basa sulla volontà di creare rapporti orizzontali, non disparità. Questa scelta, inoltre, fa propria la visione di una società umana che disprezza ogni tipo di discriminazione ed intolleranza. Chi è integrano non disprezza chi non lo è. Spiega le sue ragioni che sono logiche, sociali, economiche e condivisibili da chiunque abbia un pò di buon senso. Può esserci un integrano onnivoro, un integrano vegetariano ed un integrano vegano. Ciò che importa è che la carne ed i derivati non li si comprino dalla grande distribuzione ma da piccoli allevatori e che li si consumi al massimo un paio di volte a settimana per una ragione di sostenibilità di questa scelta. Sicuramente la scelta integrana onnivora, con il consumo ridotto di carne e derivati, può ridurre il numero di animali sacrificati per l’alimentazione umana ma sicuramente va ad abbattere l’economia degli allevamenti intensivi.
Al di fuori dell’alimentazione, l’integrano evita di comprare dalla grande distribuzione:
– vestendosi con abbigliamento di piccoli produttori, sarti o comprando dall’usato dei mercatini;
– utilizzando cosmetici fatti in casa o di piccoli produttori naturali reperendoli in mercatini o gruppi di acquisto;
– cerca di sostenere piccoli spettacoli teatrali, la piccola editoria indipendente, l’artigianato, il riciclo e il riuso, il baratto o lo scambio di prestazioni lavorative.

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