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Dallo sfruttamento all’emancipazione: il dignitoso progetto di lotta della salsa autoprodotta “Sfruttazero”

di Simona Spadaro
Il 15 giugno, alle ore 19.00 si terrà al pub San Sebastiano, in via municipio a Barletta, il secondo appuntamento della rassegna “Lunedì Critico”, organizzato dal collettivo libertario Rivoltiamo La Terra.
La tematica di questo incontro è densa di riflessioni sociologiche e di implicazioni pratiche, che coinvolgono l’azione diretta verso la solidarietà e la lotta contro lo sfruttamento economico e sociale. Il progetto che verrà presentato, riguarda la sfida di autoprodurre, un elemento tipico della dieta mediterranea come la salsa di pomodoro, all’interno di un circuito critico capace di unire tutti gli sforzi verso un valoroso fine di emancipazione sociale. Così nasce la sfida di “Netzanet”, nome che in tigrigno significa “Libertà”, sulla “salsa di pomodoro fuori mercato”.
Questa pratica di autoproduzione, è antica e ricca di contenuti simbolici dal valore antropologico fortissimo: rievoca, nella memoria collettiva della gente del sud, tanti ricordi legati alla propria infanzia, all’intimità del contesto famigliare d’appartenenza, ai rapporti di parentela e di vicinato, ai giorni più freschi dell’estate in cui, invece di andare al mare, ci si riuniva tutti insieme sui terrazzi e nei luoghi ombreggiati a “fare le bottiglie”, ovvero preparare le conserve di pomodoro fresco da imbottigliare, bollire e conservare come provviste per l’inverno. Quanti di noi, da bambini, abbiamo partecipato, con il nostro piccolo contributo: chi a pestare bene i pomodori nei barattoli di vetro, chi a mettere foglie di basilico fresco e profumato tra uno strato e l’altro, mentre guardavamo gli adulti vicino al grande calderone che bolliva il tutto, sudare sodo e bramare di ripulire tutto a lavoro finito, e riposarsi?
Durante questo vero e proprio “rituale” culturale e sociale, l’aiuto reciproco, il senso di appartenenza verso il proprio contesto, parentale e territoriale, ed il rispetto per le diverse età nella suddivisione dei compiti, erano valori sacri.
Le microstorie, riflettono le trasformazioni del contesto storico più ampio nel quale gravitano, ed è così che questa pratica tradizionale di preparare la salsa di pomodoro, è andata sempre più estinguendosi nel tempo dell’oggi, tra la frenesia di avere tutto e subito, la mononuclearità progressiva delle famiglie, il muro dell’incomunicabilità in cui si confina l’individuo; e tutto ciò che, al di fuori della famiglia; avviene attorno alla raccolta e alla diffusione del prodotto.
La questione raccolta del pomodoro, infatti, negli anni, al sud, è divenuta sempre più torbida e critica: l’arroganza del caporalato, in tempi di crisi ancora di più, ha raggiunto soglie altissime, fino a stabilire “normali”, quegli allarmanti margini di sfruttamento delle persone costrette a lavorare sotto di loro.
Con l’incremento della popolazione, l’arrivo dei migranti, le vite in fuga da guerre e persecuzioni, i condannati a vivere una vita difficile con il peso di un continuo etichettamento sociale; la diffusione a macchia d’olio di disoccupati, licenziati, precari di ogni nazionalità e cultura; tutti fattori che hanno permesso al capitale di avere, ancora una volta, una fetta enorme e succulenta di forza lavoro da spolpare. Il nostro Carlo Cafiero, ricorda queste due figure dello sfruttato “Crepafame” e dello sfruttatore “Succhiasangue” in alcune delle sue pagine più rappresentative, in cui il suo tempo si rispecchia nel nostro. Oggi è ancora cosi, lo è ancora di più.
Il lavoro nei campi, è stato nei secoli, un palcoscenico di tragedie e storie di sfruttamento da occultare. Oggi nelle campagne del sud, tantissimi migranti giocano la partita della propria sopravvivenza, lottando fino in fondo contro la fame, per guadagnare quei pochi soldi che gli permettono di mangiare qualcosa.
E’ in questo contesto che dobbiamo capire, conoscere e supportare quei progetti solidali capaci, con la loro carica rivoluzionaria di sovvertire questo sistema di sopraffazione.
La sfida di coltivare un prodotto genuino e di trasformarlo, con gli sforzi collettivi, e la forza di sottrarre al capitale, il lavoro della gente più povera, è un ambizioso processo di valorizzazione della persona, di emancipazione e di lotta sociale. Il gruppo Solidaria di Bari, assieme ad altri collettivi, uno leccese ed uno lucano; stanno unendo i loro sforzi per continuare su questa scia, a produrre anche quest’anno salsa di pomodoro a sfruttamento zero. Hanno lanciato una raccolta fondi, sul sito di crowdfounding “Produzioni dal basso”, per crescere ancora di più e progredire con strumenti e mezzi capaci di garantire ancora più prodotto. L’esigenza di creare questo percorso mutualistico, nasce dunque dall’emergenza sociale; e si oppone in modo forte e chiaro all’incapacità e alla sordità delle politiche istituzionali. E’ importante conoscere realtà che lottano dal basso e hanno già vinto, perché si sono messe in discussione dal punto di vista pratico per cambiare il mondo. Autoprodurre è questo; auto-organizzarsi per non finire intrappolati nelle dinamiche schiaccianti del mercato, è una forma di resistenza, in cui la solidarietà è il primo anelito della coscienza.
Durante questo incontro, i ragazzi di Netzanet presenteranno il loro progetto e si potrà, a seguire, degustare un aperitivo a km 0 in linea con il prodotto protagonista delle loro autoproduzioni “l’oro rosso”, la salsa di pomodoro, simbolo di una tradizione storica ed alimentare, liberata dalle catene.

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