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Dove vorremmo che vada il potere

Intorno alla metà del XIX secolo cominciarono a diffondersi teorie socialiste libertarie che immaginarono una società che rifiutava ogni idea di organizzazione verticale e verticistica sia del mondo del lavoro che dell’organizzazione politica.
Nacquero così varie correnti ed ideali anarchici che teorizzarono l’autonomia dei territori, governati da assemblee popolari e federate tra loro in federazioni di comuni liberi.
Approssimativamente le teorie anarchiche sono andate progressivamente evolvendosi con motti e saggi che prevedevano l’abbattimento dell’autorità sia essa rappresentata dallo stato, dal capitale, della religione.
Sul piano storico, si sono avute delle insurrezioni tese a propagandare l’ideale anarchico di libertà incondizionata dell’umanità da ogni forma di autorità capace di soffocare gli individui, attraverso leggi restrittive e tasse di ogni tipo, persino sulla macina del grano nei molini statali(2).
Camillo Berneri prima, con il concetto di “Comunalismo” e “Federalismo libertario” e Murray Bookchin dopo, con l’elaborazione del concetto di “Municipalismo libertario”(3)(ovvero di comuni liberi autogovernati dai cittadini e federati con altri comuni liberi), hanno espresso forse il modello più alto di organizzazione sociale anarchica che corrisponde ad una democrazia pienamente realizzata o ai concetti moderni di democrazia diretta, l’unica possibile, quella municipale.
ll potere non può essere abbattuto, né può essere distrutto o abolito; è un fenomeno che viene fuori dalle relazioni tra gli uomini. Ma se il potere, nella sua accezione positiva, è la potenzialità di un individuo di fare, operare, lavorare, di comunicare ed infine di influire e partecipare alla vita pubblica e alla gestione ed alla organizzazione di tutto ciò che riguarda la collettività; il potere è anche dentro il concetto di anarchiaAnarchia è “assenza di governo, di autorità, di concentrazione di potere, ed è contemporaneamente la realizzazione di una certa uguaglianza nella partecipazione al potere. Anarchia è la realizzazione del massimo grado di uguaglianza e libertà. Il potere deve, quindi, passare da una organizzazione negativa, verticale o piramidale ad una positiva di “organizzazione”, attraverso la quale nessuno viene escluso dai processi decisionali.
L’unica forma possibile di organizzazione orizzontale del potere è quella municipale attraverso il metodo del consenso nelle assemblee pubbliche. Queste potrebbero anche essere più di una, in città più grandi per territorio e popolazione. Le città, a loro volta, si federalizzano tra loro prevedendo momenti o forme di discussione tra diverse città per questioni che hanno un impatto su un territorio più esteso. Lo stesso Gandhi stava cercando, prima di essere assassinato, di organizzare l’India ormai indipendente con questo tipo di organizzazione del potere. L’unità politica principale del suo progetto erano i villaggi governati da assemblee pubbliche, con assemblee provinciali o regionali a cui avrebbero partecipato delegati dai villaggi. Queste assemblee regionali non dovevano avere il potere di imporre decisioni ai villaggi. Il potere positivamente inteso, nel progetto di Gandhi, doveva emanare dal basso verso l’alto ed avendo come centri principali, sovrani potremmo dire, del potere i villaggi, l’unità base(4).
Nel mondo contemporaneo, i principali portatori di questa idea innovatrice ed avanzata di società democratica e libertaria sono le organizzazioni curde situate tra Turchia, Siria, Iraq ed Iran.
Il movimento di liberazione delle popolazioni curde inizialmente situato su posizioni staliniste, su impulso del loro leader Abdullah Öcalan, ha cominciato ad elaborare teorie e pratiche libertarie fino ad arrivare all’idea di confederalismo democratico bene decodificato nel testo omonimo di Öcalan.
In questo “manifesto” si delinea il percorso di emancipazione del popolo curdo dai governi e dagli stati che lo opprimono, e si delinea altresì l’autonomia di comunità locali, insieme ad un forte sentimento femminista, con delle contaminazioni di Ecologia Sociale (in cui si prefigura una società completamente in armonia con l’ambiente e la natura, contrariamente al concetto di economia sostenibile che considera lo sfruttamento di risorse ambientali accettabile se non portato all’estremo). Con il “confederalismo democratico”, il popolo curdo rinuncia alla rivendicazione di un proprio stato, nei territori in cui la popolazione curda è maggioranza, preferendo una confederazione di comunità locali, che vada oltre i confini degli stati entro cui si trovano, sul modello del municipalismo libertario. Il confederalismo democratico si oppone al modello capitalista di sfruttamento delle risorse di oppressione di individui e popoli individuando una via d’uscita concreta e libertaria alla portata del popolo curdo. Non solo, si offre anche come modello per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e per gli altri stati arabi che soffrono di una instabilità politica ed istituzionale a causa della varietà di etnie e credi religiosi coinvolti entro uno stesso confine statale.

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