Continua la rassegna “IL CINEMA VISTO DAL CINEMA” inaugurata dal DADA (DIPARTIMENTO AUTOGESTITO DELL’ALTERNATIVA) e condotta magistralmente da Dario De Natale. Il film proiettato è un vero e proprio elogio a quest’arte elaborata dall’enfant prodige, il geniale Francois Truffaut, “EFFETTO NOTTE”(1973) vincitore dell’Oscar come miglior film straniero quel medesimo anno. Il titolo si rifà a una particolare tecnica quella di oscurare in pieno giorno una scena e renderla all’occhio dello spettatore notturna. Il film, altra gemma preziosa, dell’opera truffiana si trova ad essere una sorta di avanzamento della pietra miliare “8 1/2″ (1963) di Fellini a cui il regista francese guarda con un misto di venerazione e stimolo di sfida. Se l’opera felliniana narrava la preparazione preartistica di un film, quella di Truffaut ne narra la lavorazione e conclusione. Se nel film di Fellini, il regista Guido Anselmi non incarna il carattere e la personalità dell’autore riminese, mentre qui sì: Ferrand è Truffaut. Entrambi i film risentono poi dell’influsso del maestro scandivano Bergman ma l’autore de “La sposa in nero” riesce a sdoganare il suo punto di riferimento riuscendo in un’opera che è la celebrazione centrifuga della 7° arte citando Hitchcock,Nichols,Polanski,Murnau,Godard,Capra,Edwards fino all’ autocitazionismo e prediligendo due autentiche regine una del teatro nostrano: Valentina Cortese e l’altra del cinema, Jacqueline Bisset nel momento della sua apoteosi. Per Truffaut la vera vita è il cinema, il resto è tetra esistenza, l’obiettivo e l’arte in generale può tutto è il mezzo che registra, sublimizza, immortala e rende eterna la vita, l’unico strumento, e qui ribalta la concezione bergmaniana, che può dare scacco alla morte