Di Stefania Digiovanni e Francesco Gimignano
A circa 25 anni dal disastro di Cernobyl e dal referendum abrogativo del nucleare in Italia, si torna a discutere del “necessario” ritorno a tale forma di energia. A tale proposito è stato istituito un sito, il Forum Nucleare Italiano (www.forumnucleare.it), con lo scopo di instaurare un dialogo costruttivo e aperto sul tema nucleare e informare sui diversi aspetti della questione. Nobile fine, se il sito non fosse profondamente orientato dalla parte dei nuclearisti. Alla domanda: “Una centrale nucleare può provocare un’esplosione?” essi rispondono con un secco “No, le leggi della fisica lo impediscono”, lasciando intendere al lettore che una centrale nucleare non può in alcun modo essere pericolosa. Eppure la cronaca smentisce questa insinuazione; un esempio tra tutti è la Svezia, uno dei paesi più industrializzati e tecnologici d’Europa che, negli ultimi 5 anni, ha perso un quinto della produzione energetica nucleare a causa di problemi di sicurezza e incidenti ai reattori. Molteplici infatti sono gli incidenti avvenuti negli ultimi anni, l’ultimo dei quali è avvenuto in Niger l’11 dicembre scorso, dove la lesione delle tre piscine di Uranio ha causato la fuoriuscita di 200.000 litri di fanghi radioattivi. Il problema della sicurezza, che spesso viene sottovalutato o addirittura negato, in realtà sussiste anche nelle centrali che il governo vuole impiantare in Italia, poiché sono centrali EPR importate dalla Francia, meno esposte a rischi di incidenti ma comunque pericolose per la salute dell’uomo. Studi epidemiologici dimostrano infatti che nel raggio di 5-10 km da una centrale il rischio di leucemia infantile aumenta considerevolmente. Nonostante la pericolosità di queste centrali, il problema più grave che l’avvento del nucleare porta è la produzione delle scorie radioattive; il loro smaltimento infatti prevede lo stoccaggio in depositi di cemento armato posti in aree geologicamente stabili e perennemente monitorate per diverse centinaia di anni, fino al loro decadimento. Molti però non sanno che, nonostante l’Italia ha abbandonato il nucleare già dal 1987, le scorie delle centrali sono ancora sul territorio nazionale, custoditi non in condizione di massima sicurezza e in diversi luoghi. Il trattamento di queste scorie è ancora lungo; bisogna infatti effettuare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione di strutture e componenti degli impianti nucleari in Italia, operazioni affidate alla ditta Sogin (ex-Enel) dal premier Berlusconi. Inoltre c’è da smascherare l’ultima bugia: “Il nucleare diminuisce i costi dell’energia”. Il costo variabile dell’energia nucleare appare a prima vista tra i più bassi. Così sarebbe se non fosse che il costo variabile deve sommarsi all’intera spesa della centrale. Oltre ai costi per la realizzazione degli impianti bisogna anche tener conto degli accantonamenti per lo smantellamento dei reattori, della copertura assicurativa in caso di incidenti gravi, dei costi per il riprocessamento delle scorie, per la bonifica dei siti contaminati e per la realizzazione del futuro deposito geologico di stoccaggio. E chi pagherà tutto questo? Beh nel decreto riguardante il ritorno al nucleare è previsto l’addebito sulle bollette degli utenti del costo della realizzazione e del mantenimento delle centrali.
Dunque ora tocca a voi decidere: il referendum è alle porte.