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I negazionisti del cambiamento climatico

Da Trump al governatore del Brasile Bolsonaro, per arrivare a Scott Morrison in Australia.
E oggi ci fermiamo proprio sul premier australiano, Morrison.
Negare un problema non permette di cercare soluzioni, per cui chi nega fa un atto politico preciso, quello di nascondere delle responsabilità.
Il primo ministro australiano Scott Morrison quando l’Australia ha vissuto la tragedia del fuoco nelle foreste ha messo in allerta la popolazione dicendo che questi incendi possono durare mesi.
Sembra un consiglio e una previsione innocua questa, perfino accurata, se non fosse che ha (giustamente) suscitato polemiche visto che le stesse previsioni sono state fornite dagli esperti, a cui lo stesso Morrison non ha dato credito.
Il premier Australiano è un negazionista climatico da sempre, aiutato anche dai media. Un esempio nei media? Rupert Murdoch, che in Australia controlla il 58% della stampa.
Il negare l’evidenza dei fatti ha permesso ai detrattori (tra cui anche il premier australiano) di costruire narrazioni che sistematicamente negli anni precedenti a questa tragedia hanno ignorato appelli scientifici quindi acclarati, che potevano mitigare ed evitare situazioni di criticità come quella degli incendi che hanno distrutto parte dell’Australia e come hanno distrutto il polmone verde del mondo (in Brasile).
Mentre l’Australia bruciava, Morrison era in vacanza alle Hawaii. Vacanza dalla quale è stato costretto a rientrare prima di Natale.
Ma la negazione non si è conclusa, infatti così come Bolsonaro, il premier australiano nega una correlazione (palesata dalla scienza e divulgata dalla stessa) tra cambiamenti climatici e incendi, nega le responsabilità di un modello sociale non più sostenibile e anzi pericoloso.

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