Il collettivismo

Il collettivismo si contrappone agli istituti pubblici statali e a logiche privatistiche. Il collettivismo rappresenta una valida alternativa al capitalismo di stato e a quello privato. La gestione collettiva di aziende serve ad eliminare tutte le falle della gestione privata che porta gerarchia nei poteri e nei salari e genera disparità, povertà e precarietà contro ricchezza e strapotere. Non solo risolverebbe i problemi legati alla tradizionale gestione capitalista delle aziende ma colmerebbe le lacune anche della gestione statale delle aziende. Le aziende gestite dallo stato hanno tutte le stesso problema. All’interno di esse riesce a fare carriera chi ha raccomandazioni e chi porta voti al politico influente. L’azienda statale diventa un grosso macigno al piede dello stato che dovrà farsi carico di numerose assunzioni nei tempi immediatamente precedenti alle campagne elettorali, personale superiore rispetto ai compiti da espletare nel lavoro con aggravio sui conti dello stato.
La gestione, collettiva, invece, non stabilisce gerarchie, capi, dirigenti strapagati e imprenditori predoni ma una linea orizzontale di potere che si realizza nell’assemblea a cui tutti gli operai partecipano. E’ l’assemblea dei lavoratori che autogestisce l’azienda e decide le direttive aziendali su assunzioni, produzione e vendite. E’ tutto interesse degli operai mantenere una gestione oculata dettata dal buon senso in modo da garantirsi, essi stessi, il proprio salario.
Il collettivismo non rappresenta un’alternativa solo alla gestione economica delle aziende ma anche alle varie forme di governo caratterizzate tutte da apparati statali marci che fanno affari con mafie e imprenditori approfittando della disperazione della gente gestendo servizi in appalto. Il collettivismo, invece, è l’unica forma di democrazia diretta piena, quella dell’autogoverno attraverso le assemblee pubbliche. Si distingue dalla gestione pubblica statale per l’assenza di delega. Non sono i sindaci, gli assessori, i dirigenti, ministri e deputati a prendere decisioni ma direttamente il popolo attraverso momenti di confronto pubblico. Il luogo decisionale torna ad essere la piazza. Se una qualche forma di “istituzione” dovesse sopravvivere in un “regime politico collettivista”, dovrà occuparsi esclusivamente di questioni burocratiche, di prendere atto delle decisioni prese collettivamente e di attuarle. Mai più queste figure avranno potere decisionale. Il collettivismo come forma politica di governo si organizza su base locale, cittadina nel governo della città che diventerebbe il fulcro dell’attività politica. Gli stati cesserebbero di esistere e i comuni si federalizzerebbero tra loro mantenendo ognuno la sua autonomia.

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