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Il consiglio comunale sulla cementeria: una farsa

Quello a cui abbiamo assistito,durante la discussione in consiglio comunale sulla questione della Cementeria la dice lunga su quale sia ormai il livello della classe politica locale e su quale sia lo stato della democrazia nel nostro paese.
Crediamo sia importante fare un passo indietro per capire quello che si è consumato nell’aula del consiglio comunale i giorni 1 e 2 Dicembre.
Infatti la convocazione di un Consiglio Comunale monotematico da parte del Sindaco sulla vicenda della Cementeria è avvenuta grazie alla straordinaria mobilitazione che il “Coordinamento No Biomasse e Inceneritori” ha messo in campo in tutti questi mesi facendo entrare con forza nell’agenda politica locale i temi ambientali.
Secondo noi era necessario che il massimo organo istituzionale della città aprisse una discussione seria e approfondita sulla richiesta della Buzzi Unicem di aumentare la quantità di rifiuti da bruciare, portando la propria capacità ad 80.000 tonnellate.
Per noi del Coordinamento era anche importante aprire una seria riflessione su quello che sta accadendo sul nostro territorio, con una azienda che di fatto mette in secondo piano la sua principale vocazione produttiva e cioè produrre cemento, per trasformarsi di fatto in un vero e proprio Inceneritore, inserito nel pieno del tessuto urbano cittadino.
La discussione doveva incentrarsi su quelli che sono i dati attuali in nostro possesso e accessibili a tutti, forniti dall’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale), dall’IRES e dal Piano Regionale sulla Qualità dell’Aria, che affermano che Barletta per quanto riguarda la qualità dell’aria è una città classificata di tipo C, cioè con grosse criticità per quanto riguarda il traffico veicolare e per la presenza di due aziende, Timac e Cementeria soggetti alla direttiva IPPC e che necessitano di risanamento.
Inoltre è dimostrato che ci sono emissioni di Monossido di Carbonio, Monossido di Azoto e Anidride Carbonica che sforano i limiti consentiti dalla legge.
Dinanzi a questo scenario era necessario che in Consiglio si aprisse un serio dibattito non solo sull’impatto ambientale del progetto ma anche su quale modello di sviluppo noi vogliamo per il nostro territorio.
Non è accettabile che aziende possano fare business incenerendo i rifiuti e domani far pagare alla collettività i costi sociali e ambientali di tale operazione.
Oggi c’è la possibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti, attraverso la raccolta porta a porta, la realizzazione di impianti di compostaggio, riducendo gli imballaggi, attraverso il riciclo e il recupero dei materiali, consegnandoci un territorio libero da discariche e inceneritori e garantendo a tutti una migliore qualità della vita.
Purtroppo tutto questo nelle due sedute di Consiglio non è avvenuto, anzi il dibattito si è incentrato soltanto su una aleatoria difesa della salute, come se qualcuno dei consiglieri potesse affermare il contrario, non entrando nel merito della questione che riguarda un modello economico che in nome del profitto consuma il nostro territorio, cancella qualsiasi possibilità di ridisegnare l’economia di questa città.
Abbiamo assistito ad un dibattito spurio, in cui i consiglieri presenti in aula erano meno della metà dei consiglieri eletti, dove non solo la quasi totalità non sapeva nulla della vicenda ma hanno anche avuto il coraggio di affermare che allo stato attuale non ci sono dati sulle emissioni prodotte dalla cementeria, cosa non vera.
Emblematico al riguardo il comportamento dei consiglieri Carpagnano e Delvecchio entrambi medici che nella prima seduta del consiglio hanno manifestato i loro timori, snocciolando una serie di dati e poi nella seconda seduta non si sono neanche presentati al pari di tanti altri assenti come Caracciolo, Cioce, Defazio, Delvecchio, Dibello, Scardigno, Piccinni, Bruno, Mascolo ecc.
Patetico anche l’atteggiamento del consigliere Mennea che nel primo giorno di consiglio ha preso le difese della Buzzi Unicem paventando il rischio di chiusura dell’azienda se non dovesse passare l’aumento dei rifiuti da bruciare, cosa che nessuno ha mai detto o sentito e poi il secondo giorno ha abbandonato il consiglio al momento del voto, dimostrando tutta la sua inconsistenza politica.
Alla fine del consiglio si è consumata la pagina più nera della vicenda con un consiglio comunale che non potendo deliberare nulla per la mancanza del numero minimo di 21 consiglieri, ha comunque approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato in cui si afferma un generico no al progetto, ma che non ha nessuna valenza politica.
In questi due giorni abbiamo toccato con mano quanto questa classe politica sia distante dai bisogni e dalle esigenze di un territorio che chiede con forza un cambio di rotta in cui i beni comuni come l’acqua, la terra, l’aria, non siano mercificati.
In questo momento c’è bisogno che il Sindaco Maffei, coadiuvato dall’assessore all’Ambiente Filannino, abbia la capacità di prendere in mano la vicenda, rilasciando alla Provincia come Comune di Barletta parere negativo sull’aumento dei rifiuti da bruciare nella Buzzi Unicem e battendosi in tutti i luoghi preposti perché questo avvenga.
Se ciò non dovesse avvenire dimostrerebbe tutta la sua incapacità politica nel risolvere i problemi della città e a quel punto non avrebbe altra scelta se non quella di farsi da parte.

Coordinamento No Biomasse e Inceneritori