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Iran e Turchia si accordano per bloccare il federalismo dei curdi siriani

E’ stata oscurata dall’ attentato a Istanbul, attribuito all’organizzazione dello stato islamico, che ha ucciso quattro persone, la visita del capo della diplomazia iraniana in Turchia che è stata l’occasione per entrambi i paesi per ricordare i loro interessi comuni. Ankara e Teheran desiderano rafforzare i loro scambi economici, portare la pace in Siria e salvaguardare l’integrità territoriale dell’Iraq e della Siria.

Mentre la Turchia si trova ad affrontare “una delle più grandi ondate di terrorismo nella sua storia”, nelle parole del Presidente Erdogan, le autorità turche e iraniane non perdere il contatto con la realtà.

Nel momento in cui un attacco ammazzava quattro turisti, tre israeliani e un iraniano, ad Istanbul, il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Javad Zarif, è stato successivamente ricevuto dal suo omologo turco Mevlut Cavusoglu, dal presidente Erdogan e dal Premier Davotoglu per parlare d’affari.

Teheran e Ankara vogliono legami economici più stretti
Nonostante il loro disaccordo sul futuro del presidente Bashar al-Assad, Ankara sostenendo la sua cacciata e Teheran supportando con tenacia, i due paesi hanno a cuore di rafforzare il dialogo per ristabilire la pace in Siria e soprattutto rilanciare le loro relazioni economiche.

La revoca graduale delle sanzioni internazionali dopo l’accordo sul nucleare ha infatti portato l’ Iran, con i suoi 80 milioni di persone e le sue riserve di petrolio e di gas tra le più grandi al mondo, nella grande comunità commerciale delle nazioni.

“Cerchiamo il miglior livello possibile di cooperazione economica con la Turchia dopo l’accordo sul nucleare”, ha detto Javad Zarif. “Se Dio vuole, si raggiungerà 30 miliardi di dollari negli scambi tra i nostri due paesi”, ha riferito.

Un obiettivo confermato dal capo della diplomazia turca, che ha ricordato che grazie alla collaborazione tra i due paesi, 1,7 milioni di turisti iraniani ogni anno si recano in Turchia.

Ugualmente al centro di queste discussioni, che arrivano due settimane dopo la visita del primo ministro Davutoglu a Teheran, la situazione in Siria all’indomani della proclamazione da parte dei Curdi di una regione federale nel nord del paese.

L’Iran dice gentilmente no a tendenze separatiste dei curdi in Siria
Visto da Ankara come primo passo verso l’autonomia, l’iniziativa è stata denunciata da Mervut Cavusoglu. Secondo lui i curdi siriani del PYD, che sono semplicemente un’estensione del turco PKK, “hanno mostrato il loro vero volto … Vogliono una Siria divisa. Con l’Iran, noi sosteniamo l’integrità territoriale della Siria “.

Dal canto suo il ministro iraniano Javad Zarif ha detto che il suo paese è contro qualsiasi atto che violi l’integrità territoriale dell’Iraq e della Siria. Un modo educato per dire no alle ambizioni separatiste curde e conferma il suo impegno per le frontiere attuali, con grande soddisfazione della Turchia.

In cambio, anche se ha voluto ricordare che Ankara non farà nessuna marcia indietro per quanto riguarda Assad, il ministro turco ha riconosciuto che non ci sarà nessuna soluzione politica in Siria senza il contributo di Teheran.

Articolo pubblicato in lingua francese da Alain Chemali su geopolis.francetvinfo.fr e tradotto da Francesco Scatigno su Magozine.it

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