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Iraq, Le tensioni fra arabi e kurdi rischiano una escalation che potrebbe finire in guerra

da Osservatorio Iraq
di Leila Fadel McClatchy Newspapers, 18 febbraio 2009

MOSUL — Nella sede del Partito Democratico del Kurdistan, a Mosul, Khasro Goran, il vice governatore della provincia di Ninive, è preoccupato del futuro.

Le elezioni provinciali irachene del 31 gennaio sono state salutate come un segno che il Paese si sta lasciando alle spalle il suo passato violento, sta andando verso la democrazia, e non ha più bisogno di una grossa forza militare statunitense. Tuttavia, lungo una striscia di territorio conteso lunga circa 480 km, che si stende per tutto il nord dell’Iraq, le elezioni hanno riacceso l’ostilità di vecchia data fra arabi sunniti e kurdi sunniti, e ci sono timori crescenti che possa scoppiare una guerra.

Al Hadba, un partito arabo nazionalista che ha al suo interno alcuni kurdi e altri membri che si sono impegnati solennemente a riprendere i territori contesi dalle forze di sicurezza kurde, bloccare l’espansione kurda, ed espellere le milizie kurde, ha ottenuto il 47 % dei voti nella provincia a maggioranza araba di Ninive, secondo i risultati preliminari delle elezioni. Questo significa che i kurdi perderanno il controllo del consiglio provinciale.

Inoltre, le elezioni provinciali sono costate ai kurdi il ruolo di arbitri della situazione politica in Iraq. Il loro principale alleato nel sostenere un sistema federale a vincoli deboli, composto da una regione semi-autonoma kurda, una sciita, e una sunnita – il Consiglio Supremo islamico iracheno – ha perso il potere in tutte le province del sud che una volta controllava.

I partiti kurdi hanno installato le [loro] forze di sicurezza molto a sud della Green Line delle Nazioni Unite, che dal 1991 demarca la regione semi-autonoma kurda dell’Iraq. Adesso Goran promette di sigillare i confini delle zone contese [della provincia] di Ninive, se il governo centrale e le forze provinciali dovessero iniziare a fare pressioni sui kurdi perché rinuncino a una parte della zona di influenza che hanno portato via agli arabi da quando l’invasione guidata dagli Usa del 2003 ha cacciato la dittatura sunnita di Saddam Hussein.

“Nella regione c’è freddezza, e io mi trovo in mezzo”, dice Goran, che è anche il leader del KDP a Ninive. “Con al Hadba, ci sarà un problema, e la provincia si spaccherà . . . . Se ci saranno pressioni sui kurdi, rimarremo nella nostra regione e non permetteremo alcuna interferenza”.

Dato che il Primo Ministro Nuri al Maliki si è presentato alle elezioni con un programma che prevede un forte governo centrale, e l’influenza dell’America nel fare da freno andrà calando, con la riduzione del numero delle truppe Usa nel corso dei prossimi tre anni, potrebbe non esserci modo di impedire una guerra fra arabi e kurdi.

“Cercheranno effettivamente di tracciare una nuova Green Line”, dice Joost Hiltermann, vice direttore del programma Medio Oriente e Nord Africa dell’International Crisis Group. “I kurdi sono forti dal 2003, e adesso non sono così forti, e hanno mirato un po’ troppo in alto. Il punto è: saranno disposti a fare concessioni su alcune cose, oppure combatteranno per averle?”

“Certamente potrebbero verificarsi violenze”, dice Hiltermann. “Alla fine, vincerà il più forte. Il punto è: chi è il più forte? I kurdi hanno forzato troppo la mano, e non hanno la forza per realizzarlo”.

Nel suo palazzo rivestito di marmo a Rabia, circa 80 km a nord-ovest di Mosul, lo sceicco Abdullah al Yawar – di al Hadbaa – dice che il consiglio provinciale di Ninive, dominato dai kurdi, si è occupato dei kurdi e di nessun altro. La priorità, aggiunge, sarà espellere da Ninive i Peshmerga – le milizie kurde.

“Sbatteremo fuori tutti coloro che lavorano contro la legge irachena e la Costituzione irachena”, dice lo sceicco. “Che cosa farai se vedi una milizia qui? Io chiederò alle forze di sicurezza irachene di aiutarmi a farli andar via. Negli uffici governativi, dovrebbero sventolare solo le bandiere irachene, e le forze dell’esercito iracheno dovrebbero essere un misto di kurdi, arabi, e cristiani”.

Athil al Nujaifi, il leader del movimento al Hadbaa, che si aspetta di diventare governatore di Ninive, dice che fra le richieste del suo partito c’è quella di mettere l’intera provincia sotto il controllo del governo provinciale. Questo bloccherebbe gli aiuti economici da parte della regione kurda, che finanzia circa 400 scuole, migliaia di insegnanti e di chiese, ed eliminerebbe dalla regione i soldati del KDP.

Goran dice che i kurdi non si ritireranno dalle zone contese a meno che non venga definita la questione dell’autonomia kurda. L’anno scorso, il governo centrale e le forze kurde erano quasi arrivati allo scontro a Khanaqin, nella provincia limitrofa di Diyala, quando le forze irachene avevano tentato di entrare con la forza in quella zona. Solo l’intervento degli americani aveva impedito che si scontrassero.

Se il problema dei kurdi non verrà risolto, ci sarà sempre guerra, dice, aggiungendo che poco prima delle elezioni provinciali, Maliki aveva schierato le forze senza informare il governo provinciale, e i candidati non kurdi erano stati portati a Baghdad per ricevere lezioni sui pericoli della questione kurda. I kurdi, secondo Goran, erano stati trattati come “traditori”.

“Maliki non crede nel federalismo”, dice Goran. “Per noi, non ha importanza cosa vogliono gli altri. . . . Se non ci crede Maliki, ci sarà di nuovo guerra”.

A Irbil, Fuad Hussein, il capo di gabinetto del nazionalista kurdo Mas’ud Barzani, il presidente della regione del Kurdistan, dice che il problema non sono le milizie o l’espansione kurda. I kurdi, dice, vogliono riprendersi le zone dell’Iraq che ritengono loro. Vogliono un referendum, che gli arabi considerano un disonore.

Gli arabi “accettano un kurdo solo quando è schiavo e loro sono i padroni”, dice. “Il centralismo è fallito in Iraq. Non si può avere un leader più forte di Saddam Hussein”.

(Traduzione di Ornella Sangiovanni)

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