Dopo quasi 40 giorni dalla sua elezione a Sindaco di Barletta, Maffei ha presentato la sua nuova giunta.
Quello che emerge dopo tutti questi giorni di continue contrapposizioni tra le varie anime che compongono la coalizione di centro-sinistra è un quadro a dir poco desolante.
Infatti la scelta di affidare le deleghe ai primi dei non eletti in Consiglio Comunale, messa in campo dal Sindaco Maffei in accordo con i segretari dei partiti della coalizione, dimostra se ancora ce ne fosse bisogno l’inesistenza dei partiti stessi.
Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui i partiti politici rappresentano contenitori privi di contenuti e di qualsiasi peso politico, dove da un lato ci sono quei soggetti che hanno sottoscritto questo accordo che di fatto rappresentano solo se stessi, mentre dall’altro lato troviamo capi bastone che continuano a fronteggiarsi non per far emergere un progetto politico, ma unicamente per garantirsi fette di potere.
Da questa situazione di debolezza e grande incapacità l’intera città si trova a dover fare i conti con un esecutivo privo di qualsiasi competenza, con deleghe attribuite poche ore prima della presentazione alla stampa e che rischia di produrre solo danni alla collettività.
La vittoria straordinaria dei referendum sull’acqua pubblica e contro il nucleare ha dimostrato che nuove soggettività politiche chiedono con forza di poter partecipare e far pesare la propria forza nei processi decisionali, soprattutto nella difesa dei beni comuni, sulle tematiche della precarietà e dei diritti.
Invece quello che emerge da questa classe politica è un completo distacco dalla realtà, una privatizzazione dello spazio pubblico che non fa altro che generare clientelismo e affarismo.
Crediamo che l’operato degli assessori vada giudicato in corso d’opera, però pensiamo che vada dato un giudizio sulla scelta delle deleghe e soprattutto chiedere al Sindaco Maffei con quale criterio queste deleghe sono state date.
Le fasce più deboli della città chiedevano a gran voce che finalmente in questa città si facesse pulizia per quanto riguarda le questioni della casa,dopo gli arresti della cricca che attraverso il monopolio dell’edilizia, taglieggiava centinaia di famiglie, magari prevedendo l’assessorato al diritto alla casa, ed invece assolutamente nulla.
Sarebbe interessante capire dall’assessore Caporusso qual è il ruolo della Federazione della Sinistra all’interno dell’esecutivo,visto che le deleghe ricevute non hanno nessun peso, buone solo a garantire agibilità politica e clientelismo.
Restiamo esterrefatti anche dalla scelta di affidare l’assessorato all’ambiente al dott.Carpagnano, visto che proprio questo settore negli ultimi anni ha prodotto conflittualità sociale e che quindi doveva essere affidato a personalità capaci di imprimere una svolta ecosostenibile.
Siamo assolutamente convinti che la nomina del dott. Carpagnano non darà risposte adeguate su tutte quelle criticità ambientali che la nostra città è costretta ad affrontare, visto anche il completo silenzio in tutti questi mesi su questioni cruciali come quello della Cementeria sia del suo partito (Partito Socialista), che del suo sodale, il Consigliere Regionale Pastore.
Non capiamo come l’assessore Guerreri possa assumere la delega alle manutenzioni visto che per conto della Con.Sud (centro servizi beni culturali) gestisce attraverso una convenzione scaduta nel 2010 e che non si sa se è stata nuovamente rinnovata, Palazzo San Domenico che è di proprietà del Comune.
Non può Maffei affermare che i beni comuni vanno tutelati e poi non solo consentire che nella sua maggioranza ci sia un palese conflitto di interessi, ma anche permettere che uno stabile che appartiene alla collettività e che potrebbe essere utilizzato per scopi sociali e culturali, venga di fatto tenuto chiuso visto che l’Ente che lo gestisce al suo interno non realizza da anni nessun corso di formazione.
Dove sono gli esponenti della sinistra cosiddetta radicale(Prc e Sel) o dell’Italia dei Valori che straparlano di legalità e di recupero di immobili per scopi sociali mentre l’esecutivo di cui fanno parte accetta una privatizzazione di beni che appartengono alla collettività.
Su questa vicenda l’assessore al Patrimonio Mazzarisi deve dare spiegazioni, non solo al Collettivo EXIT, ma soprattutto all’intera città.
L’analisi effettuata dimostra che in questa città non soffia nessun vento di cambiamento,anzi quello che avanza è un progetto di restaurazione affidato a quei poteri forti che controllano i gangli della nostra società.
Per questo ci assumiamo la responsabilità come soggettività politiche di costruire quella cooperazione sociale dal basso che può imporre non solo partecipazione ma anche un nuovo modello di società.