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La Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale a Cancun

da Cancun Michela Cusano
Domenica 28 novembre sono partite da diversi punti del Messico le prime tre delle sei Carovane Internazionali di Denuncia e Resistenza.
Le carovane sono state organizzate da La Via Campesina e dall’Assemblea Nazionale delle Vittime Ambientali oltre che dalla convergenza di altre organizzazioni Messicane come lo SME – Sindacato Messicano di Elettricisti e il Movimento di Liberazione Nazionale, prima del vertice sul clima di Cancun.
Partite da San Luis Potosì, Acapulco e Guadalajara, le tre carovane si sono riunite il 30 novembre a Città del Messico per dare luogo ad una Marcia per la Vita che ha attraversato la città al grido di “globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza”. Ripartite il giorno successivo alla volta di Cancun, hanno raccolto lungo il cammino altri tre spezzoni, a Puebla, Oaxaca e Chiapas per arrivare tutti insieme a Cancun il 3 dicembre. Durante il tragitto le carovane, composte da attivisti, giornalisti ed osservatori internazionali ma anche da tanti rappresentanti di comunità messicane in resistenza, hanno incrociato lotte e condiviso esperienze lungo sei giorni di intenso cammino. Conflitti minerari, sovrasfruttamento e inquinamento delle falde acquifere, lotte sindacali, poli industriali altamente contaminanti, mega infrastrutture di evidente impatto sul territorio raccontati dalla viva voce dei comitati in lotta. Obiettivo: mostrare ai media e al mondo l’altra faccia del paese che, secondo gli organizzatori “lungi dal marciare a passo rapido verso il benessere e la sicurezza sociale, come il governo e i main stream media vogliono far credere, nasconde una realtà di devastazione ambientale e repressione diffusa su tutto il territorio”. Oltre un migliaio di donne e uomini, europei, americani, canadesi, rappresentanti di movimenti sociali insieme agli agricoltori, le popolazioni indigene, rurali e urbane danneggiate dalla distruzione sociale e ambientale hanno condiviso questa esperienza e protestato insieme contro l’indolenza dei paesi dominanti e capitalisti riuniti in occasione della Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, dal 29 novembre al 10 dicembre 2010.
All’arrivo a Cancun le carovane si sono riversate nell’accampamento organizzato da La Via Campesina, dove il giorno seguente ha avuto inizio il Foro Globale per la Vita e la Giustizia Ambientale e Sociale. Non molto distante, il 5 dicembre, è partito invece il Foro Internazionale per la Giustizia Climatica organizzato dalla coalizione internazionale Dialogo Climatico. Dall’Italia era presente una folta delegazione di Rigas, la Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale – che riunisce circa 70 organizzazioni tra comitati locali, associazioni e sindacati – per partecipare ai fori alternativi e alle mobilitazioni. La manifestazione di piazza, unitaria, c’è stata il 7 dicembre. Il lemma, che riprende il nucleo delle rivendicazioni dei movimenti di tutto il mondo, riporta alla necessità di avviare più che negoziazioni sul taglio delle emissioni, un processo reale di cambiamento dell’assetto economico globale. “Cambiamo il sistema, non il clima”. È questa la sfida che i movimenti sociali vorrebbero fosse raccolta, seppur in extremis, come assunzione di responsabilità dai grandi della terra.