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La rivoluzione economica

Non ci resta che immaginare una trasformazione sociale che venga attivata proprio in ambito economico andando a sfruttare le debolezze del sistema per inserire, dentro di questo, elementi innovativi che ne vadano a cambiare profondamente la natura dispotica, in modo da realizzare quella distribuzione del potere che permetta a tutti di avere accesso al consumo e quindi ad una porzione dello stesso potere economico.
Ciò che bisogna abbattere è la concentrazione del potere, non il potere in sé, perché esso non cesserà mai di esistere. E nel momento in cui sarà abbattuta la concentrazione di potere economico, la concentrazione di potere politico non avrà più senso perché dal potere economico viene nutrita ed in funzione di questa essa esiste.
Il potere politico autoritario e centrale serve a costruire e conservare un potere economico sempre più concentrato e forte. Senza questo ultimo, il potere politico centrale autoritario perde il suo senso e viene meno. Vedremo meglio come.
La questione essenziale è che il processo di trasformazione è lento e graduale, e che viene dal basso. Alla base del cambiamento dev’esserci il movimento “antagonista”, autogestionario, non più diviso e frammentato ma compatto, seppure composto da individui con diversa formazione politica ed ideologia. Il movimento deve compattarsi attorno ad idee autogestionarie e confederaliste democratiche e partire dalla rielaborazione e dall’esperienza del movimento di liberazione curdo. Il movimento, unitosi attorno a queste basi ideologiche può cominciare a lavorare sulla diffusione dei concetti politici propri (autogestione, autogoverno, confederalismo, municipalismo) e a creare consapevolezza sulla questione dei rapporti di lavoro anche attraverso l’organizzazione delle “Giornate per l’abolizione del lavoro salariato”.
A questo punto bisogna intervenire nel sistema economico creando esempi di organizzazione del lavoro che diventino modello sociale, si diffondano e vadano a sostituire le già note forme di sfruttamento del lavoro e concentramento del potere economico. La fondazione, come forma di controllo e proprietà collettivo, può essere uno strumento da utilizzare per la costituzione di nuove aziende che non abbiano né un controllo privato, né pubblico istituzionale.
Aziende di proprietà collettiva, attraverso l’istituto delle fondazioni possono essere gestite e controllate con assemblee pubbliche. L’assemblea pubblica diventa luogo di confronto e discussione, luogo decisionale, luogo di democrazia diffusa, partecipata, luogo di autogestione ed infine luogo di autogoverno nel momento in cui tutti i servizi di interesse pubblico verranno controllati dalle fondazioni e le istituzioni
pubbliche non avranno più ragione di esistere.

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