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La rivoluzione farfalla degli indignados israeliani, si parte dal formaggio

E’ un agosto caldo e afoso a Tel Aviv, c’è una calma apparente in cui si muove uno strano brulichìo di persone accampate lungo le vie. Profughi? Immigrati? No, israeliani, moltissimi giovani studenti, in una parola, indignados. Hanno creato lunghe file di tende e alternano gli alloggi di fortuna con cartelli che scandiscono slogan contro il governo e parlano di rivoluzione in atto. Che il popolo israeliano sia cosa ben distinta dal Governo israeliano se ne è avuto sentore da molto tempo e ogni qual volta si sono create frizioni violente contro il popolo palestinese si è sempre avuto il sospetto che fossero pochi ortodossi da un parte e pochi estremisti dall’altra a rovinare una pace desiderata da tutti. Anche se certa stampa li ha sempre considerati una voce sola col Governo, gli israeliani, soprattutto le giovani generazioni, si dissociano dai conflitti inutili e crescono con l’idea del reciproco riconoscimento. Uno dei tanti esempi, la recente marcia di israeliani e palestinesi uniti, dalla porta di Giaffa a Sheick Jarrah, che ha coinvolto migliaia di persone.
Ora più che mai i cori sembrano distinti e il Governo teme la sollevazione, forse tardiva, che reclama diritti e una politica più equa. Dietro la protesta non ci sono sindacati o partiti politici, eppure l’organizzazione procede in modo ordinato. Non ci sono neppure rivendicazioni precise, sulle quali si potrebbe eventualmente azzardare un contentino; piuttosto il fuoco è acceso da un malcontento generalizzato. Si tratta di portare all’attenzione del Governo le difficoltà del vivere quotidiano della classe media, dei lavoratori, dei soldati che rappresentano la struttura portante del Paese. Il problema è la schizofrenia economica a cui si è giunti: “prezzi svizzeri e stipendi greci”. Il motivo? Più o meno lo stesso sentito anche dalla popolazione italiana negli ultimi tempi: l’avarizia della casta che pensa solo a se stessa.
Fattore scatenante è stata una lamentela generale, su facebook, sul prezzo del formaggio fresco. Un articolo da frigorifero molto meno eccentrico di quanto possa sembrare, dato che si tratta di uno dei più importanti alimenti della tradizione culinaria israeliana, pezzo forte della colazione, qualcosa che manca se si è all’estero perché non se ne trova uno uguale. Un prodotto nazionale, tipico, con cui si svezzano persino i bambini! Una volta comparato il costo con quello di altri paesi (Usa, Francia, Regno Unito), è esplosa la protesta attraverso il social network. A fronte dell’ondata degli indignados, i prezzi sono stati effettivamente abbassati, facendo gridare vittoria, almeno per il formaggio.
Le tende presso cui alloggiano i “rivoluzionari”, rischiano di diventare dimore a tutti gli effetti, e si allargano a macchia d’olio come interi villaggi, considerata la mancanza cronica delle case “abbordabili”. Il problema ha origine anche in una visione comunista accentratrice dei fondatori dello Stato d’Israele che hanno ridotto di molto la possibilità della proprietà privata e hanno reso le terre disponibili proprietà statale. Una scelta che ha avuto un senso nel 1948 che tuttavia costituisce un grave ostacolo oggi e andrebbe rivista.
Chi ha intenzione di costruire deve passare attraverso un processo burocratico da incubo e si è costretti a pagare cifre da capo giro per affitti e mutui che risultano sempre più sproporzionati rispetto agli stipendi.
La primavera araba sembra far breccia nel popolo israeliano, altro segno tangibile che i contrasti storici con i territori palestinesi sono stati più che altro un pretesto governativo per tenere a bada i sudditi rispetto a una giusta richiesta di diritti, perché un popolo che ha paura di un nemico, anche se inesistente, è meglio governabile. C’è chi boicotta la protesta sostenendo che chi nel mondo arabo protesta, lo fa per diritti ben più importanti di una scatola di formaggio e si parla di effetto “farfalla” per specificare che l’aria del cambiamento è arrivata attutita e proporzionata ai bisogni reali degli israeliani, più soft. Eppure la coscienza di poter cambiare le cose, perché finalmente si è in tanti, è contagiosa e spinge a continuare per ottenere di più. L’Egitto ha senz’altro dato una lezione a tutti.
Tanto per cominciare il Primo Ministro Neyhanyahu ha posticipato un viaggio in Europa ed è stato approntato un pacchetto di riforme che includono la promessa di nuovi alloggi per gli studenti. Comunque, sarà difficile accontentare all’improvviso gli israeliani. Perché i motivi per cui si è scelto di alloggiare nelle tende possono essere davvero variegati, tra i tanti, ad esempio, una donna si lamenta per le condizioni degli artisti di strada. Proprio la mancanza di obiettivi comuni e definiti stanno mettendo in crisi il Governo che si ritrova di fronte a un’insoddisfazione totale su tutto, con la difficoltà di dare risposte concrete e sedare la protesta.

Fonti:
“Israel suffers summer of economic discontent”, by Kevin Connolly, Bbc – News Middle East, 2 August 2011

http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-14344515

“Migliaia di israeliani e palestinesi marciano per chiedere l’indipendenza della Palestina”, redazione Asianews.it, 16/07/2011

http://www.asianews.it/notizie-it/Migliaia-di-israeliani-e-palestinesi-marciano-per-chiedere-l%E2%80%99indipendenza-della-Palestina-22119.html

Scrittrice e giornalista. In questo sito informativo si occupa di divulgazione su aspetti culturali e sociali riguardanti principalmente (ma non in modo esclusivo) l'Oriente e il continente africano. Poiché non condivide la linea editoriale del giornale, abbandona l'esperienza con magozine.it dopo pochi articoli.

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