Arcore, un conclave durato sette ore ed una manovra economica che non è più la stessa. Nella giornata di ieri i membri dell’esecutivo, riunitisi a Villa San Martino, hanno approvato molti degli emendamenti proposti per migliorare il provvedimento da 45,5 miliardi varato dal Consiglio dei Ministri appena 17 giorni prima.
Per comprendere meglio ciò di cui stiamo parlando, facciamo in breve il punto della situazione sui cambiamenti apportati al decreto 138 del 13 agosto 2011:
- no all’applicazione del chiacchierato aumento dell’1% sull’IVA;
- abolizione del “contributo di solidarietà” che resterà in vigore solo per i redditi dei parlamentari;
- abolizione delle agevolazioni fiscali per le cooperative;
- stop all’intestazione di ville, case e beni di lusso a “società di comodo” con l’intento di sfuggire al pagamento delle imposte;
- per il calcolo dell’indennità di anzianità non si terrà più conto del periodo di leva militare e degli anni universitari riscattati, quindi non si potrà più andare in pensione con 40 anni di contributi a meno che non si tratti di quattro decenni di lavoro effettivo;
- scomparso l’articolo riguardante l’accorpamento dei comuni e sostituito da un nuovo testo che prevede l’obbligo dello svolgimento in forma d’unione dei servizi fondamentali e il mantenimento delle amministrazioni comunali con diminuzione dei loro membri senza indennità e gettone alcuno;
- attribuzione di maggiori poteri agli enti territoriali per il contrasto all’evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato proveniente dalle derivanti maggiori entrate;
- dimezzamento del numero dei parlamentari;
- soppressione delle Provincie con passaggio delle loro funzioni alle Regioni.
Ci troviamo quindi di fronte ad un vero e proprio “taglia e cuci normativo” che ora rischia di non garantire gli introiti necessari al risanamento economico poiché, secondo i calcoli dei tecnici del Ministero delle Finanze, il restyling della manovra apporterebbe un ammanco di almeno 4,2 miliardi di Euro sui saldi previsti inizialmente. A causa della prevista insufficienza dell’importo che verrebbe reperito a fine manovra, la “Finanziaria Tris” potrebbe essere corretta nuovamente a dicembre.
”L’aggiustamento dei conti, necessario per evitare uno scenario ben più grave, avrà inevitabilmente effetti restrittivi sull’economia […] La pressione fiscale si alzerebbe soprattutto nel 2012 e nel 2013, mentre nel 2014 si attesterebbe al massimo storico del 44,5%”, queste le parole pronunciate alla presenza delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato da Ignazio Visco, vice-direttore generale di Bankitalia. Le medesime preoccupazioni di Visco sono state espresse dalla Corte dei Conti: “Il ricorso alla leva fiscale di quasi 3/4 della manovra determina la compressione del reddito disponibile e accentua i rischi depressivi”.
Insomma, si preannunciano conseguenze allarmanti per l’Italia che (come se non bastasse) da anni presenta tassi di crescita economica nettamente inferiori a quelli degli altri paesi europei e che, a causa delle ultimissime disposizioni finanziarie dell’esecutivo Berlusconi, prossimamente rischierebbe di vivere un periodo di stagnazione ancor peggiore.
Nonostante le modifiche, la manovra sembra proprio non riuscire a soddisfare larghi strati della politica italiana ed esponenti delle parti sociali. “La partita non può chiudersi così. Il Governo ed il Parlamento devono sforzarsi di ricercare il massimo di equità e di consenso in questa manovra. Per salvare i giocatori di calcio ed i redditi alti dal contributo di solidarietà, è sbagliato penalizzare chi ha riscattato con i propri soldi la laurea ed il servizio militare. Non è equo e non si può risparmiare su chi guadagna di più colpendo i lavoratori dipendenti”, ha tuonato il leader della CISL Bonanni.
Non meno dura è stata la reazione del segretario PD Pier Luigi Bersani, il quale ha dichiarato: “La giustizia di Arcore e di Bellerio è dunque la seguente: non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più ”.
Nel frattempo sindacati e partiti politici si stanno organizzando per protestare fattivamente contro la “Finanziaria della discordia” e per sollecitare la maggioranza a rendere più equi i provvedimenti: un´epopea che sembra non avere fine e di cui non resta che attendere la prossima puntata.