ottobre 5, 2008 · 0 Comments
Dove non sono presenti popoli e greggi lì sono presenti Stati e la nostra organizzazione sociale si basa proprio su questa oscura entità. Lo Stato è il più freddo di tutti i mostri freddi, dalla sua bocca striscia fuori la seguente menzogna: “Io Stato sono il popolo”. Il Terribile non crea né fedi né amori ma distrugge spietatamente ogni cosa, è la mistica trappola innalzata e protetta da una spada e da cento cupidigie. Il vero popolo non capisce lo Stato e lo odia come sguardo malvagio e peccato contro i costumi ed i diritti, qualunque cosa Esso profferisca è falsa, mente in tutte le sue lingue sia del bene che del male e qualunque cosa abbia l’ ha rubata. Sa scuotere con le sue falsità non solo i miopi ma anche i magnanimi, i lottatori stanchi e vincitori del vecchio dio, la loro stanchezza serve ora il nuovo idolo. Se lo adorano è disposto a dare tutto, così si compra lo splendore della virtù e lo sguardo degli occhi fieri.
E lo Stato è retto dai superflui che rubano le opere degli inventori ed i tesori dei saggi e chiamano il loro furto cultura, tutto per essi finisce col diventare malattia e modestia. Vomitano la loro bile chiamandola giornale, si divorano tra di loro e non possono nemmeno digerirsi, acquistano ricchezze diventando con ciò sempre più poveri, vogliono il potere e per primo la leva del potere: il denaro, questi impotenti. Come svelte scimmie si arrampicano gli uni sugli altri e si trascinano nel fango e nella bassezza. Sono convinti che la felicità consista nell’ arrivare primi al trono senza sapere che anch’ esso risiede nel fango. Sono dunque costoro dementi e maleodoranti e piuttosto che soffocare nelle esalazioni dei loro musi e delle loro brame conviene di gran lunga frantumare le finestre e guazzare fuori all’ aperto. La terra è ancora libera per i magnanimi e per i solitari, intorno ai quali spira il profumo dei mari silenziosi. Chi meno possiede meno viene posseduto, lodiamo la piccola povertà: solo dove finisce lo Stato inizia l’ uomo che non è superfluo: lì comincia il canto della necessità, melodia unica ed insostituibile. Là dove finisce lo Stato inizia il candido e variopinto arcobaleno dell’ uomo vero.