maggio 21, 2008 · 1 Comments
Possiamo affermare, sulla scorta di molti dati storici e almeno per quel che riguarda la tradizione occidentale, che la magia è nata nel mondo romano circa nella stessa epoca di Cristo; questa affermazione riguarda in particolar modo l’atto magico cosciente, poiché le sue origini più remote risalgono alla preistoria, o molto più precisamente, al tempo in cui l’ uomo, dopo aver constatato in natura la presenza di sostanze e forze quali erbe e fenomeni naturali che potevano essere nocivi e salutari per la propria salute, cercò di scongiurare, mediante i mezzi più disparati, l’azione nociva degli elementi inconoscibili e di piegarli ad azioni benefiche o comunque contrarie a quelle dannose.
Questo fu il primo concetto elaborato dalla mente umana di lotta fra le forze del bene e del male; nacquero di conseguenza i riti, i tabù e soprattutto i primi esempi di individui che conoscevano il corso e il potere delle stelle, le proprietà delle piante, le formule segrete atte a vincere i demoni maligni e a placare le divinità irate, in altre parole la figura del medico-stregone o del medico-mago, il cui potere aumentava a dismisura nelle epidemie o nel corso di avvenimenti catastrofici ed in genere quando l’uomo si trovava a dover combattere contro l’ignoto. Posti questi fatti risulta impossibile isolare completamente la storia della magia da quella della religione o della scienza, perché gli atteggiamenti religioso, scientifico e magico solo in teoria sono nettamente distinti l’uno dall’altro.
Dall’empirismo e dalla magia sorsero così i primi medici, presto racchiusi in caste particolari, gelosi dei loro segreti, consci della loro importanza sociale, temuti e ricercati da chi non sapeva, come loro, predire il futuro dalle viscere degli animali sacrificali o allontanare le malattie con formule magiche o amuleti. Già in un trattato greco sull’epilessia, “La malattia sacra”, attribuito in modo incerto ad Ippocrate, (IV sec. a.C.), si faceva riferimento a maghi che dichiaravano di sapere come portare le stelle giù dal cielo, oscurare il sole, far divenire sterile il suolo e provocare bel tempo e bufere, pioggia o siccità.
La più antica forma di arte medica, dominata da concetti essenzialmente magici e praticata da una ristretta casta di individui provvisti di dignità sacerdotale, era quella dei popoli della Mesopotamia, come risulta dalle tavolette in scrittura ideografica e cuneiforme appartenenti alla grande Biblioteca di Ninive, dove il medico veniva indicato col nome di “scongiuratore” e si trattava diffusamente dei rimedi magici da usare in caso di malattia. Solo nel tardo periodo della civiltà assiro babilonese la concezione medica si trasformò da magico-sacerdotale a laica e professionale, in quanto la medicina poteva essere esercitata anche da individui che non fossero sacerdoti e si consentì ai liberti la pratica della chirurgia. Nell’antichità classica le parole greche e latine indicanti la magia, mageia e magia, si circondavano di un alone sinistro perché venivano utilizzate dai pagani per definire l’arte dei magi, sacerdoti persiani di Zoroastro, che avevano fama di profonda saggezza e, praticando l’astrologia, pretendevano di guarire la gente con riti fraudolenti. In realtà gran parte della magia greca e romana era del tutto autoctona, anche se gli autori greci e romani considerarono ogni aspetto della magia come una importazione dall’Oriente. L’aspetto oscuro di cui si circondavano i magi persiani permise agli scrittori cristiani dei primi secoli di vedere l’intervento dei demoni nelle pratiche dei pagani che predicevano il futuro e usavano, con l’aiuto dei loro dei, erbe curative e amuleti, perché per i cristiani gli dei pagani erano demoni che avevano fondato le arti magiche e le avevano insegnate agli uomini.
L’esistenza dei demoni, o spiriti inferiori, era accettata ovunque nel mondo antico: alcuni erano gli spiriti naturali delle colline, degli alberi, dei venti, altri costituivano le malattie oppure le proiezioni nel mondo esterno di idee inaspettate ed erano gli agenti soprannaturali cui veniva attribuita ogni cosa strana. Questi demoni vennero classificati in gruppi a seconda della divinità e del settore della natura cui erano collegati e analogamente fu fatto per i pianeti, le stelle, gli animali, le piante, i metalli, i colori ed altri fenomeni, così da formare catene di simpatia e corrispondenze per tutto l’universo.
Inoltre fino al sec. XVII il pensiero occidentale fu dominato dall’idea di un universo costituito da sfere, o stadi, gerarchizzate a partire dal Dio supremo fino all’uomo e agli oggetti materiali sulla terra. Le sfere fornivano all’uomo una scala per raggiungere Dio e ciò gli era possibile perché era un microcosmo, una copia in miniatura di Dio e dell’universo. Questa concezione fu vitale per la magia perché significava che ogni cosa esistente conteneva energia divina che poteva essere impiegata a scopo magico. Mentre per tutto il secolo XII v’era dunque l’opinione corrente che la magia, strettamente connessa alla divinazione, fosse probabilmente un’invenzione demoniaca, verso il XIII secolo alcuni intellettuali dell’epoca operarono una distinzione, anche se non in modo netto e preciso, tra la magia naturale da una parte, comprendente sia l’osservazione divinatoria del volo e delle grida degli uccelli, delle viscere degli animali sacrificali e della posizione degli astri, sia la cura delle infermità, e la magia demoniaca dall’altra, intesa come una sorta di religione che, rifiutando Dio, si rivolgeva ai demoni per ottenere il loro aiuto nella vita di ogni giorno. Per essi la magia naturale era una branca della scienza che si occupa delle virtù occulte insite nella natura, perché ritenevano che la maggior parte delle proprietà delle erbe, delle pietre e degli animali potessero essere spiegate in base alla loro struttura fisica o alla presenza di uno spirito, o personalità, insita in ogni cosa o essere derivante dall’esterno come emanazione di stelle e pianeti.
Accanto a questa teoria si sviluppò quella della magia cosiddetta “simpatica” perché resa operante grazie a una simpatia o somiglianza simbolica tra causa ed effetto che consigliava, per esempio, di curare malattie epatiche con piante provviste di foglie a forma di fegato, oppure malattie oculari con occhi di rapace avvolti in pelle di lupo e appesi al collo del malato. Nei tempi preistorici le cure dei malati erano presumibilmente una combinazione di magia e medicina. Rimedi vegetali e trattamenti fisici riscontrati efficaci venivano somministrati al paziente mentre lo stregone o sciamano cantava, danzava e pronunciava incantesimi e la guarigione dipendeva strettamente dalla fiducia del paziente nel medico e nel trattamento. In Grecia e a Roma le erbe e le droghe erano tenute in gran conto nel trattamento medico, sia per le loro proprietà, sia perché un rimedio tradizionale ispirava fiducia e poteva dar luogo a miglioramenti, anche se privo di efficacia in sé. Il catalogo “Materia medica” compilato da un medico militare di nome Dioscoride circa nell’anno 60 d.C. conteneva l’elenco di centinaia di erbe e fu usato per diversi secoli, anche se in realtà poche di esse possedevano le proprietà ad esse attribuite. Poiché le erbe possedevano una forza misteriosa, gli erboristi professionisti della Grecia prendevano precauzioni contro gli effetti derivanti dalla loro manipolazione. Essi tracciavano un cerchio magico intorno all’elleboro nero e lo tagliavano volgendosi verso oriente e recitando preghiere. Il cerchio doveva essere ripetuto tre volte intorno al gladiolo, che era tagliato con una spada a doppio filo e in sua vece venivano poste delle focacce per compensare della sua perdita gli spiriti del terreno. (Teofrasto, Ricerche sulle piante, 9.8.8). Tre cerchi venivano tracciati con una spada intorno alla narcotica e velenosa mandragora che, impiegata come analgesico e afrodisiaco, era tagliata volgendosi verso occidente. Secondo una credenza ebraica, un tipo di mandragora che possedeva una radice biforcata e veniva perciò chiamata dai Romani “mezzo uomo”, gridava quando veniva estirpata dal suolo. Perciò nell’Europa medievale si consigliava di coglierla al termine della notte. L’operatore, turatesi le orecchie con cera o cotone per proteggersi dalle grida, legava un cane alla pianta con una fune e gettava a questo del cibo. Il cane, protendendosi in avanti, estraeva la pianta dal terreno ma veniva ucciso dalle sue grida e veniva sepolto al suo posto. Ritornando al mondo classico, per curare i malati Greci e Romani impiegavano droghe e diete, emetici e purghe, salassi, esercizi ginnici e bagni ma, poiché tutti gli dei erano dotati di poteri risanatori, il metodo principe era l’incubazione che consisteva nel dormire per una notte nel tempio della divinità al fine di ottenere un sogno o una visione in cui il dio appariva e curava subito il paziente oppure gli dava una prescrizione.
Fin dagli inizi della storia della Chiesa la magia di Cristo ed il successo cristiano nelle guarigioni impressionarono notevolmente i pagani: Gesù aveva dato ai suoi discepoli l’incarico di guarire i malati senza chiedere alcun compenso ed essi continuarono a farlo con effetti notevoli dopo che li ebbe lasciati. Il nome di Cristo, il segno della croce e la presenza di persone di grande forza spirituale erano spesso efficaci perciò la magia del cristianesimo fu una delle ragioni del suo successo; ma la Chiesa usò il termine magia come definizione peggiorativa nel senso che ogni magia era cattiva e la magia che faceva parte delle pratiche ecclesiastiche non veniva classificata come tale. Era impensabile che un uomo facesse dei prodigi con le sue sole capacità: se non era un santo, i cui miracoli erano compiuti da Dio, allora i suoi prodigi dovevano essere opera di Satana con cui doveva aver stretto un patto di alleanza. La Chiesa disapprovò ogni forma di magia, ma la gente continuò a contare sulla magia della Chiesa venerando i martiri e le loro reliquie, che alcuni portavano con sé come amuleti, compiendo pellegrinaggi a famosi santuari a scopo di guarigione o per acquistare meriti spirituali. La magia popolare medievale mischiò il cristianesimo con riti derivanti dal più antico mondo pagano.
Gran bell’articolo! Una bella analisi della funzione della magia nei diversi periodi storici