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Musica, arte somma e tramite per la contemplazione del trascendente

La musica è l’arte per eccellenza e gli esempi a sostegno di tale visione risultano da pensieri condivisi da gran parte della tradizione esoterica, neoplatonica, caldaica, alessandrina, pitagorica, gnostica, catara, provenzale e, perché no, anche giudaico cristiana. Ricordiamo che lo scopo ultimo del credo cattolico come di quello scismatico ed eretico si poggia sulla contemplazione dell’empireo e della sostanza femminile di Dio riscontrabile nella Candida Rosa o, che dir si voglia, nella Rosa Mistica. E’ evidente tuttavia la triplicità della visione femminile, triplicità che da secoli è stata scissa ma che conduce, tuttavia ad un’origine indivisa. Quella di donna Madre, senz’altro presentissima in culture anche paleolitiche, la classica Venere gravida o la Santa Madre, quella di donna angelo ispiratrice, riconducibile probabilmente a Lilith, e quella di genitrice della divinità ed assunta a sostanza non pienamente umana e non pienamente divina, tipico della Santa Madre.
Anche gli stessi ebrei, d’altronde, in passi come il Cantico dei Cantici, nei libri inerenti l’epoca del Giudice Salomone, nonché nei testi del Libro della Formazione e nella tradizione cabalista danno risalto alla musica come via di ascensione verso il divino sia direttamente che, come nel caso della numerologia, indirettamente. Tutti sanno, ad esempio,che la prime notazioni musicali erano espresse in numeri, come talora avviene tutt’oggi .
Ma al di là di ciò vi sono tradizioni in tal senso anche nel medio ed estremo Oriente, dai credi islamici e in particolar riguardo alla tradizione pacifistica sufi, per non parlare poi dei raga indiani e dei mantra, preghiere di tipo musicale e che rasentano, per certi versi la psichedelica.
Anche in epoche più recenti, a partire da Kandinsky e dall’astrattismo, dai più grandi surrealisti e soprattutto dai dadaisti questo binomio è ben saldo, l’arte visiva per sinestesia può e anzi deve essere percepita più che osservata ed analizzata, percepita soprattutto attribuendo suono ai colori ed alle immagini.
Discorso analogo può farsi con la scrittura, specie di matrice poetica o proso-poetica. I cantori, i narra-storie, i giullari, erano musici e poeti, il racconto aveva senso e delizia solo se ricoperto dal magico manto della musica. Ciò proseguì anche con i Canti Gregoriani, con i madrigali passando per le canzoni (che poi la canzone è d’altronde la lirica per eccellenza soprattutto tra ‘200 e ‘300).
Anche se dal settecento i poeti sono stati sostituiti dai librettisti per poi sfociare nei moderni parolieri, la poesia non ha mai perso la sua vena, appunto, lirica.
Già nell’Ottocento, pur perdendo apparentemente questo legame, la metrica italiana, così come qualunque metrica, ha più attinenza alla musica e alla matematica che non alla letteratura sic et simpliciter, la quale è il contenuto ma non il contenente.
E che dire poi del simbolismo soprattutto francese, degli echetti futuristi, dei lamenti esistenzialisti.
L’arte, intesa in senso assoluto, è soprattutto, essenzialmente e inscindibilmente musica e la musica è la via di accesso ad una realtà trascendente.
D’altronde per quasi tutte le culture, anche quella cristiano cattolico che in occidente ha avuto il massimo studio estetico a partire dalla Scolastica, dopo la morte il paradiso non è altro che contemplazione di Dio mediante cori angelici. La musica resta come amore nell’aldilà, qui sulla terra rimane come armonia di sfere assieme al contenitore, il corpo, destinato a divenire polvere.

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