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Olimpia Kutuzova la Rivoluzionaria dimenticata

Biografia di Olimpia Kutuzova

Ci sono profili che nel tempo sono stati oscurati se non cancellati, oppure sui quali è difficile riuscire a reperire informazioni.

Uno di questi profili è quello di Olimpia Kutuzova.

La Kutuzova nasceva nel governatorato di Tver, a Lalino, per poi trasferirsi a Locarno in Svizzera, Canton Ticino, dove vivrà assieme alla sorella Elena coniugata con Bartolomeo Aleksanovi Zajcev.

Giunta a Locarno, Olimpia conosce l’anarchico russo Michail Bakunin e l’italiano Carlo Cafiero, si innamora di quest’ultimo e andrà a conviverci a La Baronata zona che si trova a Minusio, vicino a Locarno, un alloggio che venne comprato da un gruppo di anarchici e che divenne luogo di ritrovo utile come rifugio per Bakunin, Malatesta, Cafiero ed altri anarchici esiliati in Svizzera.

La Kutuzova fa poi rientro in Russia nel 1874 per poter andare dalla madre gravemente malata, in quell’occasione subisce un inquisizione venendo ritenuta una rivoluzionaria, cosa che per le autorità zariste era considerata negativa per l’ordine costituito.

Nel mese di giugno dello stesso anno contrae matrimonio con Carlo Cafiero presso il consolato italiano di Pietroburgo.

Venne espatriata due mesi dopo e dall’agosto 1874 all’ottobre 1875 va a vivere in Italia, poi torna in Svizzera, a Locarno, assieme a Carlo Cafiero.

Come per altre figure politiche anche Olimpia Kutuzova venne accusata.

Si dice che sia stata accusata (ed è una versione passata alla storia) dell’anarchico svizzero James Guillaume che sosterrà una tesi secondo cui la rivoluzionaria avrebbe trasportato della dinamite da impiegare per l’insurrezione di Bologna.

Dinamite che però non venne impiegata visto che durante il viaggio s’era bagnata ed era risultata inservibile, a quanto si riferisce venne quindi gettata in fondo al Reno.

L’opinione di Guillaume è stata respinta dallo storico anarchico Pier Carlo Masini, Masini sostiene infatti che la Kutuzova non abbia mai partecipato a quei moti.

A seguito del trasferimento di Bakunin a Lugano e di Cafiero in Italia, la rivoluzionaria russa rientra in Russia avendo a disposizione il passaporto svizzero procuratogli da Bakunin.

In Russia da principio lavora come insegnante a Pietroburgo, poi svolge la mansione di aiuto-infermiera nel governatorato di Simbirsk.

In Russia ovviamente non lascia la militanza politica e nel 1877 viene arrestata per un breve periodo.

Decide poi di assumersi volontariamente il ruolo di alfabetizzatrice dei contadini aprendo una scuola gratuita ed in questa fa propaganda in favore di Zemlja i Volja.

A giugno 1879 viene nuovamente tratta in arresto.

Per l’ennesima volta viene espulsa dalla Russia, e va a Parigi, poi a Nizza, ed infine a Ginevra. In questo periodo chiude definitivamente la sua relazione con Carlo Cafiero.

Fatto ritorno clandestinamente in Russia nel febbraio 1881, a Pietroburgo incontra la rivoluzionaria Ol’ga Spiridonovna Ljubatovic, ed è a questa compagna che offre la sua disponibilità per aiutarla nella complessa impresa di liberare dal carcere Morozov. Non potrà mai fornire il suo aiuto perché verrà nuovamente arrestata dopo poco tempo dall’aver formulato tale intenzione.

Un altro arresto avviene nel mese successivo, la rivoluzionaria viene prima portata a Pietroburgo, poi a Mosca nel mese di febbraio 1882 e a maggio è deportata in via amministrativa ad Isim nel governatorato di Tobolsk, che si trova nella Siberia occidentale.

Due mesi dopo, esattamente in data 25 luglio 1883 evade e dopo un viaggio lungo tre mesi raggiunge la sorella a Clarens in Svizzera.

Nel frattempo in questo periodo viene a conoscenza del fatto che Carlo Cafiero era stato ricoverato nel manicomio di San Bonifacio a Firenze, per cui si reca in loco per prendersene cura.

Impiega tre anni per ottenere il trasferimento di Cafiero ad Imola e due anni dopo, nel mese di novembre riesce a farlo dimettere e a prenderlo in affido.

L’anno successivo (1889) Cafiero decide di trasferirsi a Barletta, e qui Olimpiada abbandona Bologna per poi nel maggio 1890 tornare a Clarens prima di rientrare in Russia, nel suo paese natale, dove il governo zarista le consente di stabilirsi ma con un vincolo, quello per cui sarebbe dovuta rimanere tre anni in libertà vigilata.

La Storia di Olimpia Kutuzova in un libro: Le Cospiratrici Rivoluzionarie russe di fine Ottocento. Lettere e memorie di Olimpia Kutuzova Cafiero

Ci sono storie che il ricordo non ha evocato, per alcune persone colpevolmente, per altre come se fare ciò fosse casuale.

Quella delle rivoluzionarie di fine 800 è una parte della storia poco conosciuta, come lo sono in generale le vicende del movimento rivoluzionario russo che si mosse da metà Ottocento in poi.

I personaggi paiono uscire da una narrazione di Dostoevskij, ma questa è solo la prima impressione, visto che le donne protagoniste di quello spaccato di storia sono state di ispirazione alla grande letteratura dell’epoca.

Il libro che tratta anche la storia di Olimpia Kutuzova, è diviso in tre parti e riesce ad offrire uno spaccato significativo della vita di questa rivoluzionaria, lo fa tramite due saggi e dei racconti autobiografici dell’anarchica russa.

Il primo spaccato di questo testo si concentra su quello che viene definito come: “Viaggio nel sottosuolo”. E prende in considerazione il ruolo delle donne nel movimento rivoluzionario russo dal 1860 al1881 andando a ricostruire la storia dell’emancipazione femminile russa in quel ventennio foriero di attività politica mirata allo sviluppo del nichilismo e del populismo.

Invece tra le donne liberali si fanno notare: Marja Vasil’evna Trubnikova, Nadežda Vasil’evna Stasova, Anna Pavlovna Filosofova, che focalizzarono la loro azione politica nel contrasto all’analfabetismo femminile e facendo pressione sullo zar per ottenere l’accesso all’istruzione superiore per le donne più colte.

Le donne radicali con un orientamento nichilista, come la matematica Sof’ja Vasil’evna Kovalevskaja e la futura zaricida Sof’ja Perovskaja, capovolgeranno la prospettiva riformista attraverso una rivolta individuale che prenderà in esame anche la famiglia e il matrimonio patriarcali, questi due istituti verranno definiti come fonte di “anni di deludente noia e tirannia domestica”.

La radicalizzazione che queste donne (ma anche molti uomini) hanno percorso dopo la repressione brutale subita dallo stato russo, dette un’accelerazione alle istanze di giustizia sociale e di liberazione dallo zarismo, che diventeranno quindi il cuore del populismo nascente.

Anticonformiste e determinate

  • Olimpia Kutuzova Cafiero
  • Vera Zasulič,
  • Olga Ljubatovič,

Tutte donne che diventarono rivoluzionarie convinte, ferme nell’assumersi responsabilità anche superiori a quelle dei propri compagni, sfidando il sistema patriarcale in merito alla presenza femminile nelle avanguardie clandestine definito quest’ultimo come “sottosuolo” e arrivando così a coordinare con efficacia l’assassinio dello zar Alessandro II il 1° marzo 1881.

Questo libro è stato scritto da Martina Guerrini una ricercatrice indipendente, che tratta il macro tema della storia e quello legato alle questioni di genere. La storia osservata dal punto di vista di coloro che hanno combattuto per la liberazione dei corpi e per il riconoscimento politico e sociale.

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