Solo con la prima tregua umanitaria di mercoledì i sopravvissuti hanno potuto abbandonare l’abitazione. I feriti – afferma l’Ocha – hanno camminato per due chilometri fino alla strada principale, per cercare qualcuno che li potesse condurre da un medico. “Tre bambini, il più piccolo dei quali aveva cinque mesi, sono morti prima di arrivare in ospedale”.
Questa versione è stata confermata da una donna 29 enne sopravvissuta al massacro, che è adesso ricoverata all’ospedale Shifa di Gaza. Sotto alle rovine dell’edificio colpito – ha detto la testimone all’Ansa – potrebbero trovarsi ancora altri cadaveri.
Commentando l’episodio, Allegra Pacheco, funzionaria Ocha a Gerusalemme, ha detto che le Nazioni Unite non accusano Israele di aver commesso un “atto deliberato” ma chiedono tuttavia un’indagine approfondita sull’accaduto.
La denuncia dell’Ocha fa seguito a quelle giunte nelle ultime ore da parte di diverse organizzazioni internazionali. Ieri il Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc) ha accusato lo Stato ebraico di non agevolare i soccorsi ai feriti, violando così le convenzioni internazionali.
“In questo momento – ha dichiarato Pacheco alla Bbc – a Gaza non esiste un posto sicuro, per tutti i civili, in particolare per i bambini. Da quando ha avuto inizio l’operazione di terra, il numero di bambini uccisi è salito del 250 per cento”.
Secondo le ultime stime, dall’inizio dei combattimenti nella Striscia sono morti 770 palestinesi e 14 israeliani.
Oggi il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto un immediate cessate il fuoco e il ritiro delle truppe israeliane da Gaza.
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