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Piattaforma Manifestazione Interregionale – 18 settembre 2015 a Bari

dal sito No Triv Terra di Bari

La piattaforma della manifestazione interregionale notriv che si terrà il 18 settembre a Bari presso la Fiera del Levante, in concomitanza con la Conferenza delle Regioni del Sud dei Presidenti di Regione. 

Con il decreto “Sblocca Italia” e le nuove concessioni per le ricerche di idrocarburi, il governoRenzi sta lanciando un’offensiva terrificante contro i nostri territori: li sta trasformando in un terreno di conquista privo di qualsiasi regola per le multinazionali del petrolio, pronte adistruggere l’ambiente, rovinare la nostra salute e calpestare i nostri diritti in nome dei propri profitti.
La Puglia ad oggi è una delle regioni nel mirino dei petrolieri. Ben 9, infatti, dei 12 permessi di ricerca iscritti in Gazzetta Ufficiale e rilasciati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare riguardano le nostre coste, dell’Adriatico e dello Ionio.
La stessa fase di prospezione, che vede l’utilizzo della tecnica denominata “Air Gun”, risulta già essere altamente impattante sull’ambiente, con danni alla flora e alla fauna marina, e assolutamente pericolosa considerando che alcuni dei siti scelti dalle multinazionali del petrolio vedono la presenza, nel fondale, di ordigni bellici della seconda guerra mondiale e del conflitto nell’ex – Jugoslavia, come dimostrato dalle mappe nautiche e della Marina Militare.
Lo scempio si abbatterebbe non solo su alcuni dei luoghi più belli e a maggiore vocazione turistica – le Isole Tremiti, Polignano a Mare, Monopoli e l’alto Salento – ma anche più fragili, comeTaranto, oggetto da troppi anni di una devastazione ambientale dovuta al capitale.
La retorica, ormai stantia, è sempre la stessa: il petrolio porta ricchezza. Eppure, la distruzione della Basilicata, un territorio ricco di natura e storia, ad opera dei petrolieri, dovrebbe dimostrare più di tante chiacchiere quali siano i veri effetti delle trivellazioni.
Quando in Lucania, venti anni fa, si scoprì il petrolio, tutti i politici locali e nazionali accolsero la novità millantando un arricchimento per la popolazione e un aumento dei posti di lavoro, benefici che evidentemente non ci sono mai stati.
Dopo vent’anni, infatti, la situazione che ci troviamo di fronte è questa: la Basilicata è, secondo i dati dell’Istat, la regione più povera d’Italia con un forte tasso di emigrazione, sono infatti oltre 3.000 i giovani che ogni anni lasciano la propria terra; «Nella sola Val d’Agri, l’area in cui l’attività estrattiva è più intensa, ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati», secondo i dati della CGIL; nell’arco di dieci anni le aziende agricole si sono dimezzate, ci dicono i dati della Confederazione Italiana Agricoltori.
Ad aggravare ulteriormente le condizioni si aggiungono i danni permanenti causati dall’inquinamento che leggiamo in un dato agghiacciante: la Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale, stando alle fonti fornite dall’Associazione Italiana Registro Tumori.
Inoltre, secondo la Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti, le attività di estrazione hanno prodotto oltre 400 siti contaminati.
Questi dati devono allarmare la Puglia, non solo pensando ad un futuro che non vorremmo mai vivere e contro il quale stiamo lottando, ma perché la Basilicata è già nei fatti il presente di molti pugliesi: il Pertusillo, invaso della Val D’Agri che rifornisce anche l’Acquedotto pugliese, mostra, secondo gli studi della Prof.ssa di Geologia dell’Unibas Albina Colella, una consistente presenza di idrocarburi – oltre i valori consentiti dall’Istituto della Sanità – e addirittura di metalli pesanti derivanti probabilmente dalle sostanze lubrificanti utilizzate per le trivelle.
Di fronte a questo scenario pretendiamo atti forti e concreti. I ricorsi della Regione Puglia e Regione Calabria al TAR del Lazio contro i nuovi premessi di ricerca ci sembrano solamente il minimo indispensabile che entrambe le istituzioni potessero fare. In primis, perché il ricorso non è un atto di indirizzo politico, ma semplicemente una contestazione della procedura amministrativa; in secondo luogo, perché nessuno assicura che il TAR, specialmente alla luce del decreto“Sblocca Italia”, possa esprimersi in maniera favorevole. Del resto, il caso del rigetto del ricorso sulla TAP parla chiaro.Chiediamo, pertanto, un impegno da parte dei consigli regionali – ne sono sufficienti cinque -nell’adozione di una delibera volta a indire un referendum popolareper:
  • l’abolizione dell’art. 35 del “Decreto Sviluppo”, che riguarda i procedimenti in mare entro le 12 miglia, potrebbe bloccare ben 50 nuove concessioni, tra cui le più recenti pugliesi;
  • l’abolizione degli artt. 37 e 38 dello “Sblocca Italia”, che oggi consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi, senza che vengano individuate le priorità e che venga chiarito il “piano delle aree”, come previsto dalle leggi vigenti, e senza che si applichi la Valutazione Ambientale Strategica. L’abolizione dei suddetti articoli, inoltre, restituirebbe alle Regioni la competenza sulla Valutazione di Impatto Ambientale, mettendo fine ad un ignobile commissariamento da parte del Ministero dell’Ambiente, volto a facilitare le multinazionali del petrolio.
Purtroppo i tempi sono davvero strettissimi: la dead-line per indire un’eventuale consultazione referendaria nella primavera 2016 è il 30 settembre prossimo. Il governatore Emiliano, dopo settimane di dichiarazioni in cui si esprimeva contrario alle trivellazioni, ha infine chiarito di non avere la reale volontà di fare questo passo. Ha affermato che il “referendum chiesto dalle Regioni apre scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti” (TW, 16/08/2015). Ne deduciamo che le proposte dei movimenti No Triv darebbero troppo fastidio al governo Renzi e rischierebbero di mettere il governatore in cattiva luce nei confronti del Presidente del Consiglio.
Dinamiche queste di cui a noi interessa davvero poco e dalle quali ci sentiamo completamente estranei. Pretendiamo che la Regione Puglia, assieme alle altre, faccia quanto di propria competenza per tutelare la salute del territorio e delle popolazioni che lo vivono. Di assai dannoso vediamo solo delle scelte politiche che non vanno in questa direzione.
Non vogliamo affatto essere un movimento No Triv “non nel mio giardino”. È per questo che le nostre richieste non riguardano solamente le nuove concessioni sbloccate dal Ministero dell’Ambiente, chiediamo infatti che la regione Puglia revochi immediatamente i permessi concessi all’Eni dall’amministrazione Vendola per il potenziamento della raffineria di Taranto, volto a lavorare il grezzo estratto impunemente dalla zona di Tempa Rossa in Basilicata, pericolosamente vicina, peraltro, ad un’area naturalistica.
E soprattutto è la ragione per cui, come Coordinamento No Triv – Terra di Bari, convochiamo unamanifestazione interregionale il 18 settembre 2015, giorno in cui, presso la Fiera del Levante, si terrà un incontro tra i Presidenti di Regione proprio sul tema delle trivellazioni.
Vogliamo che sia una manifestazione aperta, partecipata e costruita dal basso, che non cerchi sterili tavoli, ma ribadisca alle istituzioni regionali che è necessario agire velocemente. Le dichiarazioni cui non seguono azioni concrete resteranno per noi inutili chiacchiere da campagna elettorale.
Ribadiamo con profonda convinzione che le nostre vite valgono più dei loro profitti.

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