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Propositi (per la rivoluzione economica)

Il primo passo della rivoluzione economica è quello di autofinanziare la nascita di una fondazione a gestione collettiva che sia capace di iniziare una prima attività economica. La fondazione deve operare a livello comunale ed ogni paese o città deve avere la sua fondazione di riferimento mentre città più estese e popolate è auspicabile che arrivino ad avere più fondazioni.
L’ attività economica, non essendoci la figura imprenditoriale che trattiene per sé la maggior parte degli introiti, deve essere avviata con l’aiuto e il supporto del movimento intero, pagate le spese gestionali e stipendi adeguati, e sopra la media per chi lavora nell’azienda, i profitti rimanenti vanno a costituire il “capitale rivoluzionario”, un fondo che servirà all’innesco di una reazione a catena, alla diffusione della trasformazione sociale.
Il capitale rivoluzionario che finirà nella cassa della fondazione servirà ad ampliare l’attività esistente inglobando più lavoratori nel progetto e assicurandosi di avere un impatto più incisivo nell’economia e nei conseguenti introiti aziendali oppure serviranno ad aprire nuove attività. Man mano che la fondazione, e quindi la collettività, gestirà più aziende e la sua capacità rivoluzionaria sarà maggiore, il progetto rivoluzionario sarà più concreto diventando esempio pratico delle possibilità di emancipazione delle masse e di realizzazione di una società realmente democratica attraverso le pratiche autogestionarie.
La fondazione a questo punto potrà contribuire anche e soprattutto economicamente, alla costituzione di altre fondazioni nelle città vicine in modo da andare a costruire filiere di produzione e distribuzione completamente autogestite.
La fondazione potrà anche finanziare l’apertura di botteghe ed esercizi commerciali che diventino punti di distribuzione della filiera e dei prodotti delle aziende controllate. Le attività finanziate ed aperte, seppure controllate da singoli o gruppi con rapporti lavorativi orizzontali, restano di proprietà della fondazione e, quindi, gestite dalla collettività.
Le fondazioni potranno anche acquisire attività e fabbriche già esistenti convertendole ad una gestione orizzontale e collettiva. Potrà oltremodo, gestire qualsiasi tipo di attività, persino giornali e tv andando ad operare, come un virus, una trasformazione complessiva della società non lasciando spazio alcuno a sfruttamento di individui e risorse.
Quando la crisi delle istituzioni, generata e voluta dal capitalismo, sarà così forte da non poter più, le amministrazioni pubbliche, controllare ospedali, scuole, acquedotti e servizi pubblici di ogni genere, le fondazioni dovranno essere pronte per farsi avanti e acquisire o prendere in gestione queste strutture garantendo ai cittadini tutti i servizi essenziali e di interesse comune.
A questo punto la rivoluzione economica è fatta. Tutte le attività economiche e lavorative, da avere un controllo privato o pubblico passano ad un controllo collettivo. Le assemblee pubbliche delle fondazioni andranno a sostituire la funzione decisionale che attualmente hanno le pubbliche amministrazioni per cui i governi, locali o nazionali, non avranno più senso di esistere. Saranno le assemblee pubbliche delle fondazioni collettive a decidere se, quando e come riparare una strada, costruire un ponte, installare nuove illuminazioni nelle strade eliminando così definitivamente la corruzione che è un fenomeno naturale e fisiologico delle democrazie rappresentative in cui i poteri sono concentrati e delegati.

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