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Propositi (sul lavoro)

Così come da un punto di vista politico i movimenti popolari dovrebbero compattarsi, seguendo l’esempio del confederalismo curdo attuale, in modo da risultare più efficienti e da proporre un’alternativa democratica reale all’attuale sistema di governo; allo stesso modo sul fronte economico vanno proposte iniziative per avviare concretamente una vera trasformazione sociale.
Un primo passo, quello culturale che serve a forgiare coscienze critiche potrebbe essere, per esempio, in linea pragmatica, l’organizzazione, anche due volte l’anno di una “Giornata per l’Abolizione del lavoro salariato” che promuova dibattiti e conferenze su questo tema in modo da rendere la problematica del lavoro salariato sempre più di dominio diffuso, sempre più appartenente ad una consapevolezza diffusa. Il bisogno di istituire, dal basso, questa giornata non dovrebbe ovviamente avere il senso di chiedere qualcosa al governo; al contrario si pone l’obiettivo di diffondere dalla parte degli sfruttati, quel concetto che costringe gli uomini a lavorare per altri, arricchendo questi ultimi, con sempre maggiori difficoltà per i lavoratori nella realizzazione dei bisogni primari, quelli fondamentali, a cui nessuno non dovrebbe mai avere accesso. Questo non basta, ma è un passo propedeutico alla rivoluzione che il movimento deve fare da subito per riuscire ad attuare una rivoluzione economica vera a propria.

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