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Recensione e parafrasi dell’ultimo album di Battiato “Apriti Sesamo”

01. Irresistibile richiamo
Nel primo brano del suo ultimo album “Apriti sesamo”, Battiato evoca quello stato di prenascita, di limbo tra diverse vite, incarnazioni, in cui l’individuo sceglie le persone e i luoghi per la sua prossima vita terrestre. Ne parla malinconicamente (“com’era bello”) e lo descrive come uno stato estatico, di profonda pace interiore. Segue una breve parentesi di immagini alchemiche in cui diverse parti dell’uomo sono legate agli elementi. La parentesi è seguita e chiusa da quello che è il ritornello del brano e che custodisce il messaggio centrale e fondamentale. L’autore accenna ad “un irresistibile richiamo“ che sembra provenire da una moschea per la preghiera del tramonto, la quarta preghiera obbligatoria (maghreb) dell’Islam. Il paradosso sta nella fonte del richiamo: nelle moschee non sono le campane ad avvertire i fedeli dell’inizio della preghiera, ma il richiamo a voce del muezzin dal minareto. Le campane ricordano piuttosto le chiese cristiane. Evidentemente si tratta di una metafora in cui il tramonto rappresenta lo stadio finale dell’esistenza terrena, in cui la preghiera del tramonto andrebbe interpretata con quel disinteresse per le cose materiali di chi prende coscienza d’essere prossimo alla morte e ad essa si prepara. Il suono di campane, lontano, quindi, sembra provenire proprio da quella condizione dell’essere a cavallo tra una vita e l’altra, cui l’autore accenna all’inizio del brano. Lo specchio diventa simbolo e strumento dell’autore per riconoscere un’identità all’anima. L’anima ha un volto come se non fosse legata ai tratti fisici di questa o quell’altra incarnazione, al nome, al cognome e agli altri segni distintivi. L’anima ha una sola identità indipendentemente dai corpi che l’ospitano. L’autore riconosce il volto della propria anima e ricorda l’esistenza dell’anima nell’oltrevita. Il ritornello, ripetuto un paio di volte nella parte finale del brano, sembra esprimere un desiderio di tornare a questa condizione.
02. Testamento
Questo brano vuole essere un testamento spirituale dell’autore che lascia insegnamenti filosofici pratici, modi di porsi nei confronti della vita, gli esercizi che allenano l’anima; tutte caratteristiche della filosofia antica dei maestri greci. Un accenno agli insegnamenti esoterici di Cristo che, nei Vangeli, farebbe riferimento alla reincarnazione (Matteo 17, 10-13; Giovanni 3, 1-9; Giovanni 9, 1-2). In inglese il ritornello ripete “Non siamo mai morti, non siamo mai nati” riprendendo il concetto di un’esistenza che si sviluppa in più vite “mortali”. E così “il tempo perduto” che “non si fa mai riprendere” sembra ricordare “gli orizzonti perduti” che “non ritornano mai” di “La stagione dell’amore”.
A seguire l’autore cita un passo della Divina Commedia di Dante attraverso cui ci ricorda che l’uomo non è nato per seguire obiettivi vacui, vani. Questo concetto tornerà più forte in un altro brano dello stesso album. Il visibile che alletta è tutto ciò che nel materiale ci distrae dalla ricerca che dovrebbe essere il senso della nostra esistenza.
I rami spogli ricordano l’ultima fase della vita dell’uomo, l’inverno, il tramonto. La gazza, invece, è simbolo di sventura, associata alla morte e alla stregoneria, deve la sua fama di ladra al suo interesse per gli oggetti metallici luccicanti. Possiamo immaginare la gazza sul cipresso, albero tipico dei cimiteri, in attesa del trapasso, quasi ad aspettare il momento in cui rubare l’anima al corpo, in attesa di quel momento che l’autore sembra invocare.
03. Quand’ero giovane
Viva la gioventù che fortunatamente passa, viva lo stato di incoscienza, il periodo degli errori che passa ma si rende necessario. “La notte non mi piace tanto“ ma la gioventù è proprio il momento di oscurità che chi ama la luce deve attraversare per sviluppare una forte volontà di tornare alla luce.
04. Eri con me
L’esistenza umana è qualcosa di frivolo, di secondo piano rispetto al divenire della Coscienza Cosmica. Siamo detriti in questo fiume che scorre, nonostante l’arroganza e la prepotenza dello sguardo antropocentrico dell’uomo vile. L’autore accenna poi alla legge di causa ed effetto che se ben tenuta a mente potrebbe tornare utile all’uomo per meglio vivere e convivere coi suoi simili e gli altri esseri del nostro pianeta. “Ciò che deve accadrà”: il fiume in piena pur non avendo destinazione finale ha un suo letto e un suo percorso. Dobbiamo passare attraverso certe esperienze, non possiamo evitarle, non possiamo tirarcene fuori. Si tratta di passaggi obbligati, gradini di una scala che possiamo attraversare solo verso l’alto. E’ ciò che deve accadere, le esperienze attraverso cui dobbiamo passare, sono le esperienze degli altri, è qualcosa che è già accaduto.
Nel ritornello, l’autore sembra meditare sul concetto di reincarnazione che porta gli individui a rincorrere di volta in volta, di vita in vita, nuove impressioni psichiche che possano colmare le proprie mancanze; e quindi, spesso, a non incontrarsi o a non conoscersi pienamente. Ricordando, poi, la precarietà spirituale dell’uomo di oggi, il maestro sembra fare riferimento ad una nuova era (“il giorno atteso”) in cui l’uomo avrà una padronanza piena dei suoi corpi spirituali e psichici e vivrà, quindi, la sua esistenza in maniera diversa, sicuramente più consapevole.
05. Passacaglia
L’uomo spesso vive come se la vita non dovesse mai terminare; in realtà si tratta di un’illusione, una piacevole illusione. Così l’autore vorrebbe tornare indietro per assistere il suo comportamento nel passato e comprendere se in qualche occasione è riuscito a prendere coscienza di qualcosa. L’uomo nella sua incompletezza è sempre alla ricerca di qualcosa che lo faccia sentire vivo, soddisfatto. Questa ricerca è, però, dettata dall’ego e porta l’uomo a desiderare per se stesso a danno degli altri. Per questo l’autore vorrebbe tornare indietro, per comprendere gli errori e accelerare la sua evoluzione spirituale. Esprime, quindi, il desiderio di tornare indietro, questa volta nella sua “casa d’origine”, ovvero a quello stato, cui accenna in “Un irresistibile richiamo”, in cui ci si trova tra una vita e l’altra senza però fare riferimento allo strumento, alla strada da percorrere per arrivarci. Il riferimento alla trasformazione dell’Io lascia intendere che l’autore non pensi alla morte come strumento per il ritorno alla “casa di origine”, evento che interromperebbe il processo interiore di alchimia spirituale; ma ad esperienze di proiezione psichica o proiezione astrale, comunemente definite OOBE (out of body experience).
06. La polvere del branco
Milioni e milioni di ombre, camminano su questo pianeta alzando solo polvere. Crediamo di essere liberi ma siamo prigionieri di un sistema irreale, artificiale, illusorio che ci ha allontanati dalla comprensione del reale. Siamo entità che, schiavi del sistema, sprechiamo la nostra vita a lavorare e cercare di sopravvivere, correndo spesso dietro a cose futili. E’ inquietante come questo rallenti l’evoluzione spirituale dell’uomo. Desiderio dell’autore è morire, forse in senso figurato, così come in “Passacaglia”, così come nell’iniziazione egizia. Poi pare fare riferimento al concetto di Sofia elencando suoi attributi e definendo gli Dei espressioni parziali della stessa Sofia, raffigurazioni di certi suoi aspetti e pertanto “entità” secondarie.
07. Caliti Junku
Flettiti giunco ché passa la piena, flettiti giunco per il periodo più buio, dalla sera alla mattina. Flettiti umanità per questa piena di violenza ed egoismo che sta oscurando il mondo, sappi conservarti e resistere in attesa di una nuova luce. Il detto siciliano esprime saggezza e consapevolezza, è sostanza, esperienza e porta quella serenità, quella gioia dono della meditazione. Vedi cosa succede fuori? La violenza che è nel mondo?Rifugiamoci nel vuoto che esprime la nostra essenza e magari l’Orfeo di Gluck dei primi versi del brano, con le sue religioni iniziatiche e misteriche potrebbe divenire indicazione per la strada.
08. Aurora
L’aurora è l’annuncio di un giorno nuovo. Un giorno nuovo che il poeta arabo Ibn Hamdis, autore del testo, vorrebbe passare nella sua terra natia liberata dall’intollerante e violento potere cattolico medievale. Un nuovo giorno che potrebbe portare la luce di una nuova consapevolezza foriera di una civiltà nuova, pacifica e spirituale. Che della religione fa uno strumento, non un faro, per cogliere le tensioni dell’animo e dar loro seguito attraverso le buone pratiche che portano alla pace interiore.
09. Il serpente 
“Il denaro strisciava come il serpente” e in occidente diventa il fine della vita dell’uomo, però nel cuore di qualche individuo sta nascendo una nuova consapevolezza. L’uomo ha sempre seguito la strada che i potenti della storia gli hanno indicato, ma in questo periodo così buio un raggio di luce illumina l’uomo facendogli prendere coscienza dell’”impermanenza” della vita. La fioritura del ciliegio è molto breve e rappresenta l’evanescenza della vita, che subito sfuma. Il raggio di sole che illumina il ciliegio in fiore sta ad indicare la presa di coscienza da parte dell’uomo di essere di passaggio in questa vita. Questa presa di coscienza farà nascere un uomo nuovo.
10. Apriti sesamo
Apriti sesamo pare essere il desiderio di accedere a nuovi mondi colmi di grandi tesori dal senso figurato. Questa è una storia che appartiene alla sfera delle scienze occulte, delle scienze che riguardano le cose spirituali, della coscienza, dell’anima e dell’esistenza dell’uomo nei mondi. Per questo la fiaba viene raccontata di notte da Sherazade che al sorgere del sole interrompe la narrazione. Il giorno rappresenta le scienze galileiane basate sul modello della verifica sperimentale. La coscienza che non può essere misurata e delimitata dentro i classici matematici, va sperimentata e lavorata in altre forme.
Apriti Sesamo” è un album pieno dal punto di vista dei concetti, dei messaggi e delle riflessioni che il maestro vuole veicolare attraverso la sua musica. Ricorrente è la figura di un uomo che spreca la sua vita impegnandosi in cose futili, sollevando solo polvere. C’è poi l’idea di morte, che è molto forte e che è semplicemente un passaggio a cui l’uomo, tuttavia, cerca di non pensare. L’uomo vive come se non dovesse mai morire trascurando, quindi, l’essenza stessa della nostra esistenza: la spiritualità. La morte è anche simbolo di accesso a nuove dimensioni spirituali, è esperienza iniziatica che permette di riscoprire la nostra vera natura e di comprendere cosa ci attende.
Vien fuori, poi, la speranza di vedere nascere un uomo nuovo con una diversa scala di valori e tutto impegnato a sollevare il velo dell’illusione.

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