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Ripartire da tutele e diritti per i lavoratori

La politica di questi ultimi giorni è caratterizzata da esemplari prese di posizione che mostrano il livello di finzione che cui sono imperniate quasi tutte le strategie politiche. Non solo per quanto riguarda l’affascinante panorama italiano, ma anche quello internazionale. Una linea politica guidata da ciechi giochi di consenso, di duelli ed attacchi per risalire nei sondaggi e, per quanto riguarda molti politici nostrani, conquistare un seggio una spanna sopra lo sbarramento.

La difesa degli Industriali

Siamo in un momento storico e delicato come quello che stiamo per affrontare, ovvero quello della convivenza col virus e della ricostruzione economica del paese dopo il lockdown, in cui andrebbe creata una visione per il futuro del paese, immaginarlo riprogettarlo, grazie anche agli aiuti che arriveranno dall’Europa. La politica italiana, invece, consuma le proprie energie con attacchi mirati per consolidare il proprio consenso e difendere l’orticello dei propri interessi.

La prima mossa a fare scalpore, arrivata qualche giorno fa, è stata quella del nuovo presidente di Confindustria Bonomi secondo cui la strada da seguire per la ricostruzione deve partire dall’abbassamento dell’Irap per le imprese, del pagamento dei debiti dello stato con le imprese e lo sblocco dei cantieri.
Dopo pochi giorni Renzi rilancia dichiarando che non servono misure assistenziali ma che servono investimenti per le imprese per far tornare il Pil a salire. Con un piano shock da 120 miliardi si potrebbero finanziare cantieri per la costruzione di strade, porti, aeroporti e ferrovie.

Come se l’aiuto a chi ha perso il lavoro per poter sopravvivere non servisse, come se la famiglia senza reddito potesse rimanere indietro ed essere sacrificata “sull’altare dell’impresa”. Come se finanziare le imprese producesse un automatismo per cui verrebbe creata ricchezza, tanta ricchezza per i lavoratori. Purtroppo non è così, lo abbiamo visto con la recente crisi. Migliaia di operai hanno perso il lavoro. Oltre al danno la beffa per i numerosi precari con contratto part-time o lavoratori a nero.

Garanzie e tutele per i lavoratori

Prima di ogni aiuto alle imprese va costruito un edificio di garanzie e tutele per i lavoratori. Il rischio è che ogni forma di finanziamento alle imprese si trasformi in un aiuto alla speculazione, che aiuti gli imprenditori a diventare più ricchi senza nessun beneficio per tutti i lavoratori. Abbiamo bisogno di alzare il reddito minimo dei lavoratori dipendenti. E poi va stabilito che le aziende che beneficiano degli aiuti dello Stato, devono ripartire, in qualche modo, una parte, anche solo una parte, dei profitti tra tutti i lavoratori dipendenti.

Il crimine dello sfruttamento

Soprattutto oggi, dopo la legge contro il caporalato della Ministra Bellanova, non si può più tollerare che esistano delle zone d’ombra nel mondo del lavoro, che sia ancora tollerato lo sfruttamento. Non solo nelle campagne, anche nel turismo ed nella ristorazione, lo sfruttamento colpisce tanti giovani che si accontentano di un lavoro non tutelato per cominciare ad avere una forma di reddito. E non si può dire, come fa la ministra, che non si vuole criminalizzare le imprese ma le si chiama a collaborare.

Lo sfruttamento del lavoro va considerato un crimine che produce povertà. Genera lavoratori che fanno una parte del loro percorso lavorativo senza o con minori contributi e senza una parte delle tutele e un diritto ad una pensione congrua e proporzionale al lavoro effettivamente svolto.
È, dunque, dal lavoro che bisogna ripartire, dalle tutele dello stesso perché solo in questo modo possiamo costruire un benessere diffuso che non resti diritto esclusivo della classe imprenditoriale.

Francesco Scatigno
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