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Sardine a lunga scadenza: 5 consigli per farle durare più a lungo

Il “movimento” delle Sardine è nato spontaneamente per contestate Matteo Salvini, leader della lega, a Bologna per il comizio a sostegno della candidata regionale Borgonzoni il 14 novembre al Paladozza.
Lo scopo era quello di dimostrare di essere in piazza a contestare la Lega e le sue politiche più di quanti fossero nel palazzetto ad accoglierlo.
Il messaggio e la ragione del nome del movimento stanno nell’obiettivo di riempire la piazza e di stare stretti come sardine. L’obiettivo delle Sardine contro Salvini è stato raggiunto e quasi raddoppiato nei numeri.

Questo delle sardine è sicuramente un fenomeno affascinante ed interessante. Chi da sinistra lo contesta porta dalla sua la ragione di non avere un messaggio, dei contenuti o delle proposte. Di essere quindi un movimento senza natura e di non prendere posizione se non quella antifascista, di contestazione silenziosa della campagna elettorale della Lega e della destra.
Intanto il fenomeno cresce e dopo gli eventi di Bologna e Modena nascono nuove pagine Facebook per l’organizzazione di altre edizioni locali del flash mob.
A novembre le sardine saranno in piazza il 21 a Sorrento, il 23 a Reggio Emilia, il 24 a Rimini, il 25 a Parma, il 28 a Genova, il 30 a Firenze e Napoli. A dicembre l’8 a Siena come sempre senza bandiere e simboli di partito, solo con cartelli e striscioni.

Questo movimento rischia però di durare giusto qualche mese per contestare in piazza Salvini per le prossime elezioni regionali e poi di doversi sciogliere a causa di un calo di entusiasmo e di attenzione mediatica, oppure di frantumarsi in seguito a strumentalizzazioni politiche e partitiche da parte di un centro sinistra sempre più diviso, soprattutto dopo la scissione di Italia Viva di Renzi dal Pd.
Ecco allora 5 consigli al movimento per caratterizzarsi e avviare un percorso costruttivo e duraturo.

Istituzionalizzazione, no grazie

Il primo rischio che il movimento corre è quello di essere strumentalizzato e di essere considerato legato ad un partito, di essere l’associazione spalla del Pd o di Renzi o della Sinistra “radicale”.
Va evitato con la libera scelta dei singoli di voto, o di astensione, a seconda delle proprie convinzioni. Il movimento non può dirsi apolitico, sicuramente partitico. Nel momento in cui il movimento dovesse sostenere o legarsi ad un partito in particolare, perderebbe forza e motivo di esistere. Lasciamo la politica istituzionale ai partiti e ai politici di professione.

Ecologia: fermare il disastro, no greenwashing

Raccogliere le istanze ambientaliste crescenti è sicuramente di sinistra e non appartiene ad una destra che non attribuisce valore ad un ambiente sano ed in equilibrio, alla tutela degli ecosistemi. Movimenti come Friday For Future ed Extinction Rebellion sono impegnati nella diffusione di questa sensibilità. Extinction Rebellion, in particolare, nelle città in cui opera, organizza eventi di formazione scientifica sul disastro ambientale che è in corso. E’ importante dire la verità su quello che sta succedendo e ci resta poco tempo per salvare il pianeta. Sostenere questa battaglia per chiedere alle istituzioni la dichiarazione di emergenza climatica e che si prendano una serie di impegni (il principale è zero emissioni entro il 2025), lo si può fare solo a sinistra e solo fuori dalle istituzioni.

Municipalismo, civismo, assemblearismo

La politica istituzionale non è in grado di risolvere i problemi più grandi della nostra società. Non è più in grado di coinvolgere, appassionare e rendere partecipe la gente perché è chiusa in contenitori verticistici chiamati partiti. Mentre le Sardine portano in piazza migliaia di persone, i partiti si accontentano di avere poche centinaia di persone ai comizi , buone solo per applaudire.
Costruire un nuovo modo di fare politica per le città attraverso le assemblee pubbliche popolari è la via di uscita dalla democrazia rappresentativa che rappresenta solo gli interessi di piccoli gruppi. Oltre che essere uno schiaffo morale per il Movimento 5 Stelle che di democrazia diretta ha parlato in passato per lasciare il potere decisionale ad una società privata e consente talvolta agli iscritti di dire sì o no.

Il cuore della democrazia è invece il dibattito ed il confronto che possono svilupparsi solo in un’assemblea pubblica, non attraverso votazioni online. Si prenda spunto dal municipalismo libertario curdo e dal confederalismo democratico che sono stati pratica attiva ed esperienza reale di autogoverno e che in questi giorni, nel silenzio dei media subiscono l’attacco armato dei poteri dei diversi imperialismi che vogliono liberarsene.

Cultura della solidarietà e dell’antifascismo

Una società civile si prende cura dei più deboli e si basa sull’antico valore del mutuo appoggio, del sostegno reciproco. Non discrimina ma riconosce la libertà degli individui. Ma la cultura antifascista, anti-autoritaria, antimilitarista, si pratica si diffonde attraverso momenti di autoformazione, di condivisione di saperi e di esperienze. Abbiamo assistito per anni a partiti di sinistra che concedevano piazze ed autorizzazioni ad organizzazioni dichiaratamente fasciste, ad esponenti politici di sinistra che hanno partecipato a convegni di Casapound.
No, il fascismo non può avere spazio nella democrazia perché ha come scopo l’eliminazione della democrazia.
Dobbiamo dircelo ogni giorno e mantenere costante l’attenzione sul pericolo che il fascismo rappresenta. Non possiamo ammettere una deriva “liberale” che consente al fascismo di esistere e di crescere.

Organizzazione

Poteva essere il primo punto, ma è diventato l’ultimo. Solo dopo aver stabilito cosa si è e cosa non si è, si può organizzare un percorso di organizzazione di un movimento. Verranno le prossime date e le prossime piazze piene ma le Sardine se non si organizzano diventano tonni e in quelle piazze un giorno ci staranno larghe.
E’ fondamentale che il movimento assuma organizzazione orizzontale e non verticistica. Affinché questo avvenga ogni movimento locale si autogestisce ed autorganizza. In ogni città possono definirsi assemblee tematiche e generali. I movimenti locali di federalizzano e convengono solo per affrontare questioni di interesse nazionale. Non si può imitare l’organizzazione di partiti e altre organizzazioni verticistiche dove ordini e decisioni provengono da una direzione nazionale o dalla riunione dei soci di una società come la Casaleggio.

In questo modo la partecipazione rimane fondamentale non solo per riempire le piazza ma per l’esistenza stessa di un movimento popolare antifascista.

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