Era il 27 giugno 1980 quando un aereo DC9 “Itavia” partito da Bologna con destinazione Palermo precipitò nei pressi dell’isola di Ustica; in occasione di quell’incidente, le cui cause non sono mai state assodate, si registrarono 81 vittime civili.
Sono passati ormai più di trentun’anni e il 12 settembre 2011, dopo un’istruttoria durata circa 36 mesi, la magistratura palermitana ha condannato i Ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire i congiunti delle persone coinvolte nella tragedia con la somma di 100 milioni di Euro. Già nel 2007 il Tribunale siciliano aveva disposto per i due dicasteri il pagamento di 980mila Euro destinati a un gruppo di 15 parenti, cifra aumentata tre anni dopo in appello a 1 milione 390mila Euro; oggi alla pena pecuniaria si aggiungono le accuse di omissione e negligenza.
Il “Fatto Quotidiano” ha rivelato che, nella fase successiva al funesto evento, ai famigliari delle vittime è stato negato il diritto alla verità attraverso depistaggi vari ed imperdonabili menzogne.
Se ormai risaputo è il fatto che per il volo “Itavia870” non vennero garantiti i più elementari standard di sicurezza, meno noto è che l’aereo si trovò altresì ad attraversare un punto di tratta, denominato “Condor”, dove si svolgevano attività ed esercitazioni militari di varia natura. Infatti, secondo gli avvocati della parte lesa, sarebbe stato proprio un missile di nazionalità francese o americana ad abbattere l’aeroplano.
Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Familiari Vittime di Ustica, ha dichiarato: “Oggi viene ribadito che l’aereo è stato abbattuto in un episodio di guerra aerea, e vengono ribadite le responsabilità dei due ministeri anche in campo civile: non hanno vigilato sulla sicurezza dei voli civili e hanno nascosto la verità con i successivi depistaggi. Questa sentenza dovrebbe convincere il nostro governo a premere seriamente sugli Stati coinvolti nella battaglia di Ustica, affinché rispondano finalmente e in modo completo alle rogatorie internazionali, e consentano di arrivare finalmente, dopo 31 anni, a scoprire chi e come ha abbattuto quell’aereo”.
I legali, vista la caduta del regime di Gheddafi, chiedono che inoltre sia reso noto il contenuto degli archivi dei servizi segreti di Tripoli, poiché si ritiene che in essi possano essere racchiusi importanti elementi validi ai fini dell’accertamento della verità.