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Sulle prossime elezioni comunali a Barletta

di Alessandro Zagaria

Mancano ormai pochi mesi alle elezioni amministrative per eleggere il nuovo Sindaco che per i prossimi 5 anni sarà chiamato a guidare le sorti della città di Barletta.
Nelle ultime settimane si susseguono ormai con costanza numerosi interventi di esponenti politici locali per cercare di sbrogliare la matassa per quanto riguarda le candidature a primo cittadino.
La partita si gioca tutta all’interno della compagine di centro-sinistra che ha governato la città negli ultimi 20 anni, visto che il centro-destra locale sembra orientato sulla figura dell’imprenditore Bartolo Tatò pensando che il denaro possa sopperire alla mancanza di progettualità politica.
Infatti proprio all’interno del centro-sinistra con in primis il Partito Democratico, si registra una situazione di vera e propria contrapposizione tra le varie correnti che detengono il potere per cercare di definire il futuro candidato Sindaco.
Ormai sembrano decisi a ricorrere allo strumento delle Primarie,anche se nessuno parla di una ipotetica data per la consultazione,in cui a sfidare il Sindaco uscente Maffei scelto dalla maggioranza del proprio partito,dovrebbero essere il Consigliere Regionale Mennea e il Consigliere Comunale Carpagnano.
Quello che emerge, se le primarie dovessero svolgersi, è che a sfidarsi in questa competizione saranno pezzi di ceto politico che insieme negli ultimi 5 anni hanno governato la città di Barletta.
Davanti a questa prospettiva la sinistra cosiddetta radicale, Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra,completamente incapaci in questi anni di costruire uno straccio di opposizione,e quindi impossibilitati nel cercare di rilanciare una prospettiva di alternativa, sembra abbiano optato come candidato per le primarie sulla figura di Giuseppe Dicorato, ex capobastone del Partito Democratico.
Invece oggi non è più procrastinabile dare un giudizio negativo sull’operato di una giunta,quella Maffei, che ha fallito in tutti questi anni gli obiettivi che si era prefissa all’inizio del suo mandato.
Un fallimento che parte principalmente da una concezione del modo di fare politica basato sulla delega e sull’autonomia del politico che non fa altro che accentuare i fenomeni di criticità che il nostro territorio vive.
Questo è un ceto politico incapace di comprendere, o peggio ancora non lo vuole, che la composizione sociale di questa città e di questo territorio negli ultimi 20 anni è cambiata e che soprattutto c’è il sorgere di una nuova soggettività che è stanca delle mediazioni e della logica del meno peggio.
Ed è partendo da questo dato che oggi ci ritroviamo una città che subisce criticità ambientali sempre più devastanti dove la casta politica non vuole dare nessuna risposta,emblematico al riguardo la vicenda Cementeria dove non solo il Sindaco Maffei non ha una posizione chiara ma, molti consiglieri comunali tra cui spiccano i nomi di Mennea e Carpagnano, hanno fatto mancare il numero legale in Consiglio per fermare l’aumento dei rifiuti da bruciare nello stabilimento Buzzi Unicem.
Si continua a proporre per quanto riguarda il problema casa ricette che vanno sempre in un’unica direzione e cioè quella di continuare a consumare territorio attraverso una massiccia cementificazione.
Niente è stato fatto per cercare di tamponare gli effetti della crisi economica soprattutto su chi oggi vive situazioni di precarietà o di mancanza totale di lavoro e ha l’impossibilità di garantire per se o per la sua famiglia un reddito.
Quello che emerge è un quadro alquanto desolante perché pone sul tavolo tutte una serie di criticità, da quella economica e sociale a quella ambientale che, la futura amministrazione non farà altro che accentuare perché totalmente ripiegata su una visione dello sviluppo della città basata unicamente sulla crescita economica.
Non si vuole comprendere che il sistema capitalista in simbiosi con la classe politica tenta di risollevarsi non solo producendo sempre più precarietà attraverso la cancellazione dei diritti (Marchionne insegna), ma anche puntando nel nostro territorio al business dell’energia e dei rifiuti.
Quindi c’è il rischio di un proliferare di impianti a biomasse, di inceneritori, di discariche perché tutto ciò in questo momento garantisce ampi margini di profitto.
Invece andrebbe riscritto un nuovo agire politico in cui sia data priorità al miglioramento delle condizioni materiali di chi soffre maggiormente gli effetti della crisi, riconoscendo il diritto alla casa per tutti e non sottostare ai diktat della lobby dei costruttori, preparare un piano del traffico serio che migliori la qualità dell’aria della nostra città, tra le peggiori di Puglia, costruire un nuovo welfare che garantisca un reddito a chi oggi non c’è l’ha o è intermittente, puntare sulla valorizzazione dei beni comuni, come l’acqua, la terra, l’energia, appoggiando il referendum sull’acqua pubblica, realizzando un piano energetico comunale che rigetti qualsiasi impianto industriale che produce energia, puntando invece su impianti che rispondano ai reali bisogni dei cittadini, pensare ai rifiuti come una risorsa e non invece come un problema o peggio ancora come un affare.
Tutto questo non è all’orizzonte di questa classe politica e quindi a farsi carico di questi bisogni ancora una volta saranno i movimenti sociali, le realtà di base pronte ad intraprendere un percorso di radicale cambiamento.