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Superficialità ed ignoranza nell’appartenenza politica estremista

dicembre 7, 2008   ·   8 Comments

Ho trent’anni, tutti vissuti a Roma. Dalle scuole medie fino alle superiori ho incontrato centinaia di ragazzi che amavano definirsi di questa o di quell’altra corrente politica radicale: fascista, nazista, piuttosto che comunista o anarchica. Naturalmente ne incontro ancora oggi di persone convinte, ed in taluni casi arciconvinte, di appartenere proprio a quello schieramento preciso, tanto che a volte provo come un moto d’invidia per costoro.
Ma poi mi chiedo: quanti realmente sanno di cosa stanno parlando?
Per come la vedo io, prima di aderire alla parziale o totale ideologia di un movimento di massa come quelli che ho sopracitato, bisognerebbe conoscerne quantomeno la storia, le motivazioni che lo hanno portato al potere in un determinato periodo, i risultati tangibili positivi per la collettività che ha ottenuto o scaturito, e soprattutto la collocazione e la validità (se vi può essere) nel nostro contesto sociopolitico di quelle stesse idee che vengono prese come modello da perseguire.

Facciamo un esempio ricorrente: centinaia di ragazzi amano definirsi di destra, quella fascista per intenderci. Alla base dello schieramento di ognuno di essi vi è una decisione maturata tramite un ragionamento, intellettuale o meno, di accostamento delle realtà tra l’Italia del ventennio e quella odierna? Vi è la conoscenza oggettiva dell’azione e del pensiero di alcune figure di spicco quali Ciano, Dino Grandi, o dello stesso Mussolini, e di cosa essi abbiano fatto a livello pratico in campo economico, giuridico, e sociale in quella penisola fortemente arretrata e sostanzialmente agraria? Vi è forse un puro discorso di identità nazionale da difendere, poichè si ritiene messa a repentaglio dalla continua immigrazione e, alla luce di ciò, ci si rifà a quel modello littorio tanto devoto alla causa tricolore e nazionalista (anche se in realtà nell’era fascista non vennero adottate contromisure per l’immigrazione tanto plausibili da potercisi oggi ispirare, poichè esisteva il problema esattamente opposto, ossia quello dell’emigrazione)? O ci sono ragioni meramente modaiole, e quindi di plagio basato sulla sostanziale ignoranza, che si fa forte di una ribellione più o meno repressa, insita in chi vi aderisce, contro un sistema egoista e ritenuto palesemente imparziale per strumentalizzarla?

Allo stesso modo, per la par condicio, coloro che si schierano a sinistra (corrente oltremodo vasta e con diverse accezioni per la verità) sanno effettivamente, ad esempio, da cosa derivi il Socialismo ed in quali paesi fu alla guida le prime (brevi) volte? O cosa dica il Manifesto del Partito Comunista di Marx, che è nientemeno del 1848? O quale fosse il ruolo e la posizione spesso scomoda del PCI nell’Italia dell’immediato dopoguerra prima e della guerra fredda poi? E chi si professa anarchico sà chi era Proudhon, o cosa scrivesse Bakunin?

In teoria bisognerebbe avere un’idea della storia, degli ideali, della loro evoluzione nel tempo e della loro attualizzazione della corrente a cui si sceglie o si pensa di appartenere, per non incorrere in una “personificazione” vuota ed impropria. Ma ciò richiede tempo e volontà, ed ecco che la superficialità prende il sopravvento sotto forma di preconcetti, credenze popolari verosimili o, in alcuni casi parossistici, di violenza gratuita.

Personalmente non posso non essere sincero, per questo dico che a tante di quelle e ad altre domande non so dare ancora una risposta, e che quindi penso di non potermi schierare totalmente con tizio piuttosto che con caio o sempronio, nè se ha o avrà senso farlo. Semplicemente condivido o non condivido indistintamente idee e principi ideologici. Ma ciò non significa ch’io non abbia una mia coscienza politica più o meno definita, dettata da una logica che è la risultante di due principi base: rispetto e non-violenza. Penso e spero possa essere un’ottima base per poter costruire sopra tutto il resto.

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Readers Comments (8)

  1. Giovanni says:

    Concordo al 101%

     
  2. giustissimo quello che dici, però purtroppo per cambiare delle cose che non vanno spesso c’è bisogno di un movimento di massa, magari perchè una elite controlla un qualcosa; quindi un riconoscersi della massa in una idea è quasi necessaria…

     
  3. Paolo B. says:

    Concordo sul discorso della superficialità tra i giovani in merito alla conoscenza delle ragioni della loro stessa appartenenza. Spesso ho avuto a che fare con ragazzi di sinistra che si definiscono “comunisti” che venerano allo stesso modo le icone di Marx o di Guevara (che sono quanto di più distante possibile, contrariamente a ciò che la gente crede…). E la cosa mi fa, da marxista ortodosso, venire i brividi… Discorso simile potrebbe essere fatto spostandosi sull’altro versante politico. Fermo restando tutto questo e ferma restando la superficialità delle giovani generazioni in merito alla conoscenza delle basi fondanti e della storia delle varie dottrine politiche, quello che è emerge (e che vi invito a non bollare con ripugnanza) è la necessità dei giovani di avere dei modelli di riferimento. Modelli che non possono in alcun modo essere rinvenuti nell’odierna classe politica. Si sa che spesso la coerenza nei comportamenti e nelle azioni vale più di mille parole a cui, magari, non seguono i fatti. Che spesso vanno in direzione contraria rispetto alle parole stesse.

     
  4. sono d’accordissimo con Marcello……spesso si fa a gara per apparire “alterntivo”a tutti i costi…..da qui il professarsi”comunista”per andare contro a un certo moido di pensare magari in famiglia, piuttosto che “fascista”per ripugnanaza a che si professa com8unista e così via…….ci vorrebbe,secondo me, una sana e vera INFORMAZIONE…..

     
  5. ieri un mio amico di destra mi chiese se stavo scherzando quando gli dissi che Mussolini è stato socialista prima di prendere il potere…

     
  6. marcello n.l. says:

    …allora digli anche che mussolini ammirava lenin e che mise su un organo di polizia segreta fascista chiamata ceka…come quella istituita da lenin in russia, appunto…;-) guarda che faccia fa:-))))

     
  7. Ignazio says:

    concordo su tutto.
    Sopratutto sulla questione “temporale”.Sarebbero possibili piani quinquennali con il mercato globale??
    …e mi associo a te nello sperare che rispetto e non violenza possano essere le basi di qualcosa.

     
  8. marcello n.l. says:

    Se avete un amico più o meno convinto del proprio schieramento politico, soprattutto se estremista, vi invito (pacatamente, è ovvio:-), a chiedergli cosa lo spinga a sostenerlo; quali siano gli ideali che vorrebbe veder realizzati e quali quelli che appartengono storicamente alla corrente ideologica da lui condivisa.
    In tal modo ci si può fare un’idea di quanto si sia allargato il divario tra le masse e la politica reale, quella applicata al quotidiano, rispetto a quello che intercorre tra le stesse masse e la politica teorica o, ancor peggio, anacronistica, che è spesso retoricamente breve.