Tra giornalisti, politici e attivisti arrestati o sotto minaccia, la Turchia sembra tornata ai tempi più bui della sua storia contemporanea. Il tutto contraddistinto dal colpevole silenzio dei media e della politica in Italia, primo sponsor per l’entrata nell’UE di Ankara. Con il Newroz alle porte, cresce il clima di tensione nel paese, e oggi si scende in piazza anche nel nostro paese.
di Luca Bellusci
“La mia generazione sarà l’ultima a volere un dialogo. Oggi i nostri giovani sono figli di prigionieri politici. Sono molto radicali e nazionalisti. Vogliamo lasciare un mondo di pace per loro ma prima abbiamo bisogno di giustizia”.
Con queste parole il sindaco di Diyarbakir Osman Baydemir descrive, in un’intervista rilasciata al periodico statunitense The New Yorker, la difficile situazione per la minoranza curda in Turchia, che conta circa quindici milioni di persone.
Il processo al Kck fino ad ora ha interessato circa ottomila personalità del mondo politico e sociale curdo, condizionando in modo irreversibile il difficile processo di pace iniziato nel 2009 dal governo Erdogan.
Come forma di protesta contro questo processo sommario, che ha tutte le caratteristiche di un’inquisizione giudiziaria nei confronti dei politici curdi, il partito curdo del Bdp ha inaugurato una serie di iniziative per fermare l’incredibile serie di arresti.
Gli ultimi risalgono a poche ore fa e coinvolgono due alti esponenti politici curdi della provincia di Izmir.
Ormai sono diverse centinaia le personalità politiche che hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza come ultima forma di protesta contro la sistematica strategia del terrore portata avanti dallo Stato turco.
Uno sciopero che per alcuni di loro continua dal 15 febbraio scorso, e che al momento non è stato corrisposto da alcun segnale di apertura da parte del governo centrale di Ankara.
A supportare questa protesta civile e a dimostrazione di come non ci sia solo la soluzione armata del Pkk come ultima forma di autodifesa, la comunità curda aderisce numerosa allo sciopero della fame dei tanti detenuti politici e chiede a gran voce la liberazione del leader Abdullah Ocalan, in isolamento forzato da circa sette mesi senza alcuna possibilità di comunicare con i propri avvocati.
La comunità curda in Belgio, ad esempio, ha comunicato che dal prossimo 16 marzo inizierà uno sciopero della fame di tre giorni a supporto della causa curda in Europa.
Anche in Italia saranno organizzate diverse manifestazioni per rompere l’incredibile silenzio che contraddistingue la politica e il mondo dell’informazione nazionale sulla vicenda.
A condurre lo sciopero della fame non è soltanto la comunità curda in Turchia. Anche Ercan İpekçi, presidente dell’Unione dei Giornalisti in Turchia (TGS), ha iniziato uno sciopero della fame lo scorso 9 marzo davanti agli uffici dell’agenzia di stampa Anatolia, per protestare contro quello che egli stesso definisce un atteggiamento antisindacale da parte della dirigenza dell’agenzia di stampa nazionale.
“Le pressioni nei confronti dei nostri membri a dimettersi dal sindacato devono finire. Non ho altra scelta che iniziare uno sciopero della fame per attirare l’attenzione su questa situazione. Continuerò la mia azione fino a quando saranno riconosciute le nostre legittime richieste”.
Il prossimo 21 marzo si celebrerà il Newroz, il capodanno curdo, che quest’anno sarà molto probabilmente un giorno carico di tensione a causa della politica repressiva turca.
Il 13 marzo il tribunale di Diyarbakir ha promulgato un divieto di affissione per tutti i manifesti relativi alle festività del prossimo Newroz.
Il motivo? Lo slogan “An azadî, an azadî” (O pace, o pace) sarebbe un motto utilizzato di frequente dalla formazione terrorista del Pkk e perciò perseguibile per legge, insieme a tutti i simboli connessi all’organizzazione guerrigliera.
Intanto l’esercito turco continua le operazioni militari in territorio iracheno alla ricerca di cellule guerrigliere del Pkk, le ultime delle quali risalgono alla sera dello scorso martedì, senza aver riportato risultati rilevanti.
Il presidente del Bdp, Selahattin Demirtaş, in un incontro di pochi giorni fa ha ribadito la volontà di indire un referendum per proporre l’autonomia amministrativa per la popolazione curda in Turchia: “Esiste una nuova Costituzione, esiste una popolazione curda, con una relativa lingua ma senza alcuna possibilità di praticarla. Fino a quando non saranno accettate le nostre richieste, noi continueremo a boicottare questa mentalità”.
Al fine di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sull’isolamento cui è sottoposto il leader curdo Abdullah Ocalan e sulle continue repressioni esercitate dal governo turco ai danni del popolo curdo, i curdi di Roma manifesteranno dal 15 al 19 marzo a Piazza S. Apostoli dalle ore 9 alle 19, dove inizieranno uno sciopero della fame a sostegno di Selma Irmak, Faysal Sariyildiz e le centinaia di detenuti impegnati in questo estremo atto di protesta.
Inoltre, il 20 marzo, dalle ore 18 alle ore 20, ci sarà una fiaccolata presso il Colosseo, dove la comunità curda di Roma e la Rete Kurdistan Roma si incontreranno per protestare, affinché la Turchia apra finalmente un tavolo di dialogo con Ocalan e accolga le richieste per la fine della repressione, delle operazioni militari, per il riconoscimento del diritto all’esistenza e alla lingua madre.
15 marzo 2012
By Exit