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Un passo indietro: la politica

La forma di potere più nobile è certamente la politica intesa nel suo senso originario. Ovvero quella politica che era innanzitutto confronto e discussione sulla gestione della città e che si praticava non solo nelle assemblee pubbliche ma in ogni momento come un esercizio del e al potere. Grazie a questo esercizio quotidiano del potere, non solo si formano carattere ed individualità, ma si forma anche un corpo politico, una cittadinanza in grado di gestire la propria città. Infatti, in diversi periodi storici la politica è stata centrale nella forma di governo della città prima con la democrazia delle polis greche, poi con l’amministrazione dei comuni e delle signorie. Alla base di questi governi vi era il confronto politico dei cittadini, seppure vi fossero Consigli o governatori, questi dovevano tenere conto di ciò che produceva la discussione politica nella città.
Con la nascita dello stato-nazione il concetto di politica è stato distorto ed è diventato una sorta di legittimazione di interessi altri. L’esercizio politico si è ridotto al diritto di voto di rappresentanti che hanno pieno potere di esprimere linee politiche senza dover tenere conto dei cittadini che li hanno votati e che hanno già espresso il massimo del loro potere attraverso il voto; riducendo il cittadino a votante.
L’esercizio della politica, in uno stato moderno di diverse decine di milioni di abitanti, è limitato a poche centinaia di persone elette dal popolo. La politica in questo modo è snaturata e perde il suo senso. Togliendo al cittadino il potere dell’esercizio politico, si sottrae anche la convinzione della capacità di poter gestire i propri interessi. La politica diventa questione da politicanti di mestiere, come se servissero requisiti per fare politica, come se la gestione di questioni di interesse comune non riguardasse i cittadini.
Anche il concetto di democrazia diretta, inteso, come la possibilità dei cittadini di uno stato di poter votare dei provvedimenti attraverso referendum, senza ricorrere alla mediazione di rappresentanti eletti, vede la politica ridotta alla possibilità di esprimere un voto, una preferenza e, quindi, privata di un potere fondamentale: quello di esprimere una opinione e di confrontarla con le opinioni altrui ed attraverso un confronto politico arrivare a condividere una soluzione.
La logica porta all’unica forma naturale di governo, quello della città. Nel governo della città, la politica prende forma nel dibattito e nelle assemblee, mentre il concetto di democrazia trova la sua espressione più alta attraverso il governo del popolo esercitato attraverso la politica.

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