Analisi politica

Una nuova rivolta di classe?

La contemporaneità lascia i non “indifferenti” stupiti e affascinati da eventi come quelli che stanno avvenendo nelle ultime settimane nel mondo arabo, rivolgimenti democratici che verranno consegnati alla Storia e di cui (quasi) tutti siamo orgogliosi di essere testimoni. La lotta di popoli che per lunghi decenni sono stati sfruttati, violentati e affamati da dittature crudeli – che i vari governi europei succedutisi negli anni hanno ipocritamente definito un “baluardo contro i fondamentalismi” – porta inevitabilmente a pensare, noi spettatori passivi dalle coscienze un po’ addormentate, se siamo in presenza di una nuova rivolta di classe. Quante volte abbiamo sentito da più parti, soprattutto in questa età di mezzo caratterizzata dalla crisi economica, dal depauperamento dei diritti e della precarizzazione delle esistenze, che la “Rivoluzione” è alle porte, che il popolo è stufo e che «l’Italia risorgerà»? Ma davvero siamo ai primordi di una rivoluzionaria e internazionale ventata di novità o si tratta dell’ennesimo fuoco di paglia?

Prendiamo il caso, trascurato dai mezzi di comunicazione, di ciò che sta succedendo nello Stato americano del Wisconsin, dove da un paio di settimane si è riscoperta, a detta di molti, una certa coscienza di classe. Decine di migliaia di persone stanno manifestando in questi giorni nelle strade di Madison, capitale dello Stato, in una delle più battagliere proteste degli ultimi decenni, con forti rischi di propagazione delle stesse nei vicini Stati che formano la cosiddetta “Rust Belt”, la zona industriale arrugginita nel cuore dell’America. A mobilitarsi sono migliaia di pubblici dipendenti – principalmente insegnanti, assistenti sociali e impiegati – che vedono messi in serio pericolo i diritti di contrattazione collettiva guadagnati faticosamente negli ultimi cinquanta anni, dal progetto di risanamento del deficit di bilancio messo a punto dallo staff del neogovernatore repubblicano, Scott Walker. Il piano del governatore prevede un risparmio di almeno 300 milioni di dollari per i prossimi due anni, primo passo per il rientro di un mostruoso deficit di bilancio di 3,6 miliardi di dollari. Il piano prevede tra l’altro un maggiore addebito a carico dei dipendenti pubblici – ad esclusione di poliziotti e vigili del fuoco – del 5,8 per cento dei costi pensionistici e del 12 per cento di quelli sanitari, per una riduzione complessiva del 20 per cento degli stipendi netti. Da parte loro i manifestanti si sono detti favorevoli a una stretta sui loro salari e sulle loro pensioni, per contribuire al risanamento del bilancio statale, ma come riferito da Mary Bell, presidente del Wisconsin Education Association Council al locale Wisconsin State Journal, «si tratta di proteggere il nostro diritto alla contrattazione collettiva». Il presidente Obama è intervenuto sulla questione dicendo che «porre un blocco degli stipendi è la cosa giusta da fare per combattere il deficit di bilancio ma ciò che viene dal Wisconsin sembra un attacco ai sindacati» (The Washington Post). In effetti, secondo gli analisti politici e gli stessi sindacati, un attacco del genere contro il pubblico impiego mira a colpire una delle basi elettorali e contributive più forti dell’amministrazione democratica di Obama.

A parte le vicende grottesche della fuga di 14 senatori democratici del Wisconsin nello Stato dell’Illinois per far mancare il numero legale per l’approvazione della legge; la successiva caccia ai deputati stessi da parte della Guardia Nazionale sguinzagliata dal governatore; le pizze ordinate da mezzo mondo per sfamare i manifestanti in rivolta, alcune questioni ci riportano alla domanda iniziale: siamo in presenza di una rinnovata lotta di classe, come gli stessi repubblicani americani paventano? Difficile affermare ciò, soprattutto in un Paese-continente come quello americano, storicamente caratterizzato da sindacati di mestiere e non di classe, da sempre interessati a contrattare nel mercato i propri interessi e a premere sul mondo della politica, lontani dagli ideali socialisti del Vecchio continente (Sombart, Perché non esiste il Socialismo negli Stati Uniti?). E ciò verrebbe confermato dal tentativo di compromesso tra repubblicani e democratici del Wisconsin di far sparire la contrattazione collettiva solo per un breve periodo, con l’avvallo dei sindacati. Si indovini a danno di chi.

L’Europa d’altronde, malgrado fortissime tensioni sociali, preferisce navigare a vista. Finchè i livelli e i diritti minimi dell’esistenza saranno garantiti o meglio, conservati soprattutto dalle fasce di popolazione più avanti con gli anni, ci saranno pace sociale e addormentamento delle coscienze. Nonostante la disoccupazione e gli attacchi al Welfare. Altrimenti il Nord Africa docet.

 

Pasquale Diroma