novembre 25, 2008 · 0 Comments
Il nostro Presidente del Consiglio conosce bene la ricetta anti-crisi e in questi giorni insiste affinchè arrivi chiaro agli italiani il messaggio: ottimismo e consumi. E’ questa la maniera, secondo il premier, per non aggravare il “momento no” dell’economia mondiale ed evitare di sprofondare in una crisi.
Cerchiamo però di capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere. L’economia ha una regola di base: un’azienda deve creare profitto e per dirsi in crescita questo profitto nel corso del tempo deve aumentare. Un’azienda per creare profitto deve produrre una qualsiasi cosa che sia vendibile e che porti, quindi, soldi in cassa. A questo punto interviene il cosumatore, tutti i cittadini, che compra i prodotti messi sul mercato. In periodo di crisi, in cui c’è meno lavoro, meno profitto e meno soldi in tasca, l’unico modo per risolvere la crisi è aumentare i consumi per far girare più soldi che vadano a pagare stipendi e permettere che ci siano altri soldi per consumare ancora. Ovviamente da più parti è sorta l’obiezione che essendoci crisi la gente non ha soldi e già sta cominciando a tagliare sui beni essenziali, figurarsi se ci si può permettere di consumare.
Ma se la gente comune ha meno soldi, le banche li bruciano in borsa, dove sono realmente i soldi? Che direzione hanno preso? Nelle mani di chi sono finiti?
E a cosa servono ottimismo e consumi? L’ottimismo serve sicuramente a mostrare un sorriso a 32 denti berlusconiano, a convincersi che le cose vanno bene nonostante tutto; l’ottimismo è il sostegno politico al governo. Il consumo è la controparte, molto più concreta, economica.
Cos’è il consumo e a chi giova?
Il consumo è l’acquisto di un prodotto messo sul mercato da un azienda che ha come prima regola quella del maggior profitto, ovvero vendere un prodotto riducendo al massimo le spese per la sua produzione ed arrivo sul mercato. Spessissimo un prodotto, per costare poco e, quindi, essere appetibile per il consumatore, non possiede un’alta qualità poichè nella sua produzione si fanno scelte volte al risparmio. Il consumo giova sicuramente all’imprenditore che da una vendita di massa riesce ad accumulare grandi risorse finanziarie. Il cittadino spesso compra prodotti che non servono o che può procurarsi in una maniera differente, abbassando i costi (vedi autoproduzione: http://www.magozine.it/forum/topic.php?id=7 ).
Se un imprenditore vede abbassare il numero di acquisti dei suoi prodotti, possiamo dire che è in crisi? Se la maggior parte delle imprese di un paese ha un calo delle vendite, quel paese è in crisi? Se gli imprenditori in questione vedono diminuire le vendite, potrebbe anche darsi che le sue aziende riescano a vendere tutti i prodotti messi sul mercato o comunque a trarre profitto dalla sua produzione; sarebbe il profitto a diminuire, ovvero avrebbero un guadagno minore rispetto ai mesi passati, ma un guadagno c’è ancora. Probabilmente gli imprenditori in questione hanno lavorato per decenni a pieno regime con una crescita delle loro aziende nel corso degli anni, avranno accumulato ricchezze che probabilmente hanno investito altrove (comprando altre aziende, immobili).
Cos’è quindi la crisi? Il pianto di un bambino viziato che è stato abituato a vivere agiatamente e che si sforza di far uscire le lacrime per ottenere nuovamente ciò che non gli viene concesso ancora?
Consumismo e capitalismo sono strade che non porteranno mai ad una giustizia sociale, ad una uguaglianza tra i cittadini; imprenditori che ingrassano con le loro vendite e lavoratori veri non avranno mai le stesse opportunità all’interno della società. Dobbiamo cominciare a pensare una società diversa e possiamo farlo noi a partire dalle nostre abitudini. Riferendosi alla crisi Berlusconi ha detto:<< Solo noi potremmo provocarla con la paura e il cambiamento dei nostri stili di vita>>. Ed è proprio questo che ogni singolo cittadino può fare per svincolarsi da un sistema economico che lo rende schiavo del consumo, che lo obbliga a lavorare per consumare, per arricchire qualcun altro: cambiare le proprie abitudini.
<< L’unico modo per non farsi consumare dal consumismo e’ digiunare, digiunare da qualsiasi cosa non sia assolutamente indispensabile, digiunare da comprare il superfluo. Basta rinunciare a una cosa oggi, a un’altra domani. Basta ridurre i cosiddetti bisogni di cui presto ci si accorge di non avere affatto bisogno. Questa e’ la vera liberta’: non la liberta’ di scegliere, ma la liberta’ di essere. La liberta’ che conosceva bene Diogene che andava in giro per il mercato di Atene borbottando fra se’ e se’: “Guarda, guarda… quante cose di cui non ho bisogno!” >> Tiziano Terzani