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Le radici del Primo Maggio e la sua essenza di lotta

Il giorno del Primo Maggio è uno di quei momenti che echeggia irruento in ogni animo libertario e diviene puntualmente fonte di riflessione e stimolo di condivisione di quel pensiero critico, capace di varcare, a testa alta, la soglia tra il passato che fu e il presente che ci circonda e che spesso ci attanaglia.
Come si fa in un giorno come questo a non osservare criticamente i passi indietro che sono stati compiuti ed attualmente si stanno compiendo, sul cammino delle conquiste sociali sul lavoro?
In occasione di questa “festa” c’è chi si interroga su ciò che rappresenta lo stesso concetto di “lavoro”; su quello che oggi è diventato, attraverso la presa di coscienza del vissuto delle esperienze individuali, e l’analisi degli episodi di cronaca su testimonianze di precari e disoccupati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese; ed infine i casi di morti bianche che più di tutti, appesantiscono questo scenario sporco ed opaco del mondo del lavoro di oggi.
Proprio qui a Barletta, qualche giorno fa, durante l’anniversario della Liberazione, è accaduto l’ennesimo incidente sul lavoro: l’esplosione accidentale di una conduttura del gas lungo la strada di via Milano, ha provocato la morte di un operaio dell’Italgas. Non molto lontano dal luogo di questa tragedia, in via Roma, qualche anno fa si verificò il crollo di una palazzina che provocò la morte di alcune donne mentre stavano lavorando a nero come operaie in cambio di una retribuzione misera, all’interno di un maglificio ubicato nello stesso stabile. Episodi come questi, permettono di vedere isolati casi di cronaca nera, intrecciarsi nella trama comune della drammaticità dell’esistenza di realtà sommerse, troppo spesso occultate dalla maggioranza, che andrebbero smascherate e denunciate come ingiustificabili ed inammissibili. La consapevolezza della tragicità di eventi come questi, che accadono continuamente nel mondo, ci porta sempre di più a pensare a tutti quei casi in cui il lavoro ha perso la sua carica emancipatoria per l’individuo, trasformandosi sempre di più in ricatto minaccioso, in cui il lavoro garanzia di sopravvivenza non è sinonimo di vita ed espressione di libertà e di scelta, ma garanzia contraria di realizzazione.
Occorre cercare la forza emancipatoria, ciò che realizza la persona e la rende autosufficiente per poter pensare al lavoro in termini positivi, cosa difficilissima in un mondo di sfruttati e precari, di uomini che oltrepassano le frontiere e che per continuare a vivere, contro il potere delle multinazionali che devastano i loro territori e le loro energie, finiscono spesso per morire in mare nel sogno di raggiungere la propria libertà, la propria autosufficienza.
Era così, attanagliante e tortuoso pure il passato, in cui molti uomini, troppo spesso ingiustamente dimenticati, hanno dato la propria vita in cambio della fedeltà verso quegli ideali che sono alla base delle libertà future, seppure queste oggi ci vengano ancora troppo spesso negate.
La festa dei lavoratori, dunque non avrebbe alcun senso se si dimentica il vero significato emancipatorio di cui è stata generatrice agli antipodi. Occorre sempre contestualizzare la giornata del Primo Maggio nella sua reale dimensione storica rivoluzionaria; una collocazione scomoda per tutti coloro che continuano a sfruttare, a depredare, a sminuire, e a schiavizzare sotto se stessi altri uomini, nel nome del profitto, dell’accumulazione e del potere.
Sembra sempre più difficile comunicare alle masse vittime dell’oblio, alle coscienze manipolate dalla politica, dall’economia di mercato, dai mass media e dai luoghi comuni, ciò che veramente è accaduto allora e che vogliono farci dimenticare. Il senso emancipatorio del Primo Maggio, svanirebbe totalmente se non si conosce la storia, e non la si difende da chi vuole orwellianamente scriverla o cancellarla.
La storia del Primo Maggio, riaffiora ostinatamente nella memoria libertaria delle lotte sociali e più precisamente nel ricordo degli anarchici di Chicago e delle tormentate vicende del maggio 1886; quando si cominciava a scioperare per le “otto ore di lavoro, otto ore di svago e otto ore per dormire”. A quei tempi ci si riunì nella piazza di Haymarket, per appoggiare la rivolta dei lavoratori in sciopero, quando una bomba fu lanciata su un gruppo di agenti, provocando la morte di un poliziotto. Ingiustamente, sbrigarono l’accusa, condannando a morte otto lavoratori anarchici, di cui troppo tardi fu riconosciuta l’innocenza; tanto da essere ricordati come Martiri di Chicago, nelle pagine insanguinate della storia internazionale delle lotte sociali. Durante gli anni successivi, in vari paesi, nel giorno del Primo Maggio si scelse di commemorare questo ricordo per difendere e preservare i lavoratori di tutto il mondo contro l’arroganza del padronato; nel 1891 poi fu proclamato ufficialmente “Primo Maggio: festa dei lavoratori” dalla Seconda Internazionale.
Le ingiustizie senza tempo delle condanne a morte di anarchici innocenti, con il conseguente etichettamento sociale del capro espiatorio sono macigni pesantissimi, troppo spesso ricorrenti, nella storia dell’umanità: I martiri di Chicago, Sacco e Vanzetti in quella stessa città, Giuseppe Pinelli, Sole e Baleno, e quanti altri ancora anarchici, vittime innocenti condannate a morte. Occorre conoscere le storie e le lotte di tutte quelle vite che hanno scelto il coraggio e la coerenza di chi ha saputo e voluto opporsi fino alla morte per la libertà dell’umanità. Nel giorno del Primo Maggio vorremmo ricordare tutti gli anarchici veri, accusati, imprigionati e condannati che non si sono mai piegati o che non sono mai scesi a compromessi. Vorremmo ricordare, il nostro Carlo Cafiero di Barletta, rinchiuso alla fine dei suoi giorni in un manicomio, isolato da tutti, dopo essersi schierato da sempre con gli oppressi, scritto la storia e averla vissuta nel perseguimento di quegli ideali anarchici e di quelle lotte contro il potere, universalmente attuali. Vorremmo ricordarlo, portando dei fiori per lui e per il suo amico Emilio Covelli, anarchico nato nella vicina Trani, ritrovandoci davanti ai palazzi nei quali hanno vissuto.
L’appuntamento è alle ore 10.30 a Barletta, il giorno del Primo Maggio, davanti alla facciata del palazzo in cui è nato Carlo Cafiero, su corso Vittorio Emanuele, ed a seguire, a Trani presso Palazzo Covelli, in via Ognissanti, angolo via Zanardelli.
Riecheggiano eternamente, oggi dai secoli che furono, le parole che pronunciò davanti al patibolo Augusto Spies, uno degli anarchici innocenti condannato a morte nella Chicago di fine ottocento: “Verrà il giorno in cui il silenzio sarà piu’ potente delle voci che ora spezzate”; è questa, senza nulla da aggiungere, l’essenza storica incancellabile del Primo Maggio, giornata di lotta e di rabbia che voglia restare fedele a se stessa.

Simona Spadaro – Collettivo Libertario “Rivoltiamo la Terra”

Comments

  1. Antonio ha detto:

    Bell’articolo!

  2. simo ha detto:

    Grazie Antonio! 🙂

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