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Visione al D.A.D.A. di “Stardust Memories” (1980) di Woody Allen

Il giorno 9/12/2011 presso la sede autogestita di didattica alternativa (D.A.D.A.) della Federico II di Napoli si è tenuta la proiezione di “Stardust” di Woody Allen . Si tratta del terzo film del ciclo, questo di Allen, Stardust Memories, ciclo incentrato sull’analisi del processo creativo, o meglio come l’artista intende l’atto della creazione.

Facendo riferimento su “Otto e Mezzo” di Fellini e su “Effetto Notte” di Truffaut., laprima differenza tra i due registi è da una parte la barbarie culturale di fellini che non sapeva nulla di cinema, che aveva visto pochi film in vita sua, il suo regista preferito era bergman però di bergman aveva visto solo due film, perciò questa “tenera barbarie” di fellini. Dall’altra parte trouffeau e la sua cultura enciclopedica del cinema e quindi su effetto notte c’erano migliaia di citazioni di tutti i grandi registi che lo avevano influenzato, Bergam, Hichcoc.

Woody Allen in questo spettro tra Fellini e Trouffeau si rifaceva, perché forse erano un po’ due estremi e allen si inserisce più dal lato di Trouffeau che da quello di Fellini, è un regista molto citazionista, conosce particolarmente bene il cinema europeo, le fondamenta sono le stesse di trouffeau, quindi lui adora Bergman, Fellini a cui questo film è proprio un tributo.

Questo film è dunque un tributo spinto a “Otto e Mezzo” di Fellini, siamo nel 1980 e questo film è girato in bianco e nero proprio per rendere omaggio al regista italiano il cui film era del 1963, tematica centrale è questo regista cinematografico interpretato dallo stesso Woody Allen che ha problemi sulla realizzazione di un film perché è un regista comico e vuole smettere di fare film comici però tutta la produzione e tutto il pubblico non sono d’accordo perché adorano la sua comicità e vorrebbero che lui continuasse. C’è anche una costante autobiografica, essendo il decimo film di Allen è uno dei primi a distaccarsi dalla comicità burlesca e segmentata dei primi film.

Questo film viene accolto dalla critica molto male, per diversi motivi, per l’eccessiva autobiograficità, un po’ perché con l’ironia che contraddistingue il regista ridicolizza pubblico e stampa specializzata. Col passare del tempo è stato riabilitato dalla critica.

Allen ci teneva a dire che non è un film autobiografico, da un certo punto di vista a differenza di otto e mezza è anche protagonista e parla attraverso il protagonista e si domanda e domanda che ruolo deve avere in questa società di sofferenze l’arte comica.

Il film inizia proprio con una doppia citazione di “Otto e Mezzo” di Fellini e del Silenzio di Bergman.

Perchè il titolo Stardust, un po’ perché è il titolo dell’albergo e un po’ perché la canzone di Amstrong che ascolta in sottofondo, il momento di felicità in punto di morte, è Sturdust.

C’è la scena dello schiaffo ripresa da effetto notte.

Allen anticipa in modo ironico tutto ciò che sarà detto in seguito dalla critica, egli durante le conferenze stampe sempre enfatizzate e quando un critico gli chiede se una scena fosse una citazione lui dice che è un vero e proprio plagio. Questo discorso tra la citazione e il plagio, in questo film la critica gli ha sempre detto che altro non è che un plagio di diversi film. Ma c’è una differenza tra tributo e plagio, perché una cosa è dichiarare una cosa è plagiare, cioè di farlo in maniera truffaldina.