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Vittorio Agnoletto ricostruisce i fatti del G8 di Genova

di Pasquale Diroma
«Non siamo riusciti a cambiare la Storia, per cui siamo una Cassandra». È l’amara riflessione di Vittorio Agnoletto, già parlamentare europeo per le liste di Rifondazione Comunista e ai più noto come il portavoce del “Genoa Social Forum” durante il vertice del G8 di Genova nel luglio 2001, nel corso del quale coordinò le manifestazioni contro i potenti della terra e le loro politiche scellerate. Il medico e politico milanese ha presentato il suo libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova”, sabato 3 settembre, nella suggestiva cornice della spiaggia libera della litoranea di levante a Barletta, nel corso della terza edizione de “La Festa della Musica”, organizzata dall’Arci Carlo Cafiero.

Il saggio, scritto a quattro mani con il giornalista Lorenzo Guadagnucci, ed edito da Feltrinelli, è il primo tentativo di lucida ricostruzione storica di quei fatti, a distanza di dieci anni da scene di straordinaria violenza – e nelle strade, in primo luogo con l’uccisione del giovane Carlo Giuliani e il caos e le devastazioni scatenati in città; e nei locali della scuola Diaz e della caserma Bolzaneto, con i criminali pestaggi e le torture inflitte dalle forze dell’ordine nei confronti di occupanti e fermati. L’opera mira a recuperare le proposte avanzate allora dal Forum Sociale, oscurate dai fatti di quei giorni, e non tralascia una critica riflessione sul processo di democratizzazione all’interno delle forze di polizia e su come siano state possibili quelle violenze perpetrate da chi dovrebbe garantire l’incolumità e la salvaguardia dei cittadini in una democrazia matura.

«Il libro nasce dall’esperienza personale di Lorenzo Guadagnucci, giornalista de “Il Resto del Carlino”, un quotidiano non propriamente di sinistra, che decise di andare a dormire nella scuola Diaz e ne patì le conseguenze” spiega Agnoletto. «Si tratta di un libro meno politico e più storico, ricostruisce gli eventi e a volte sospende il giudizio affinché si arrivi al dimissionamento dei condannati dal ruolo che ricoprono». Ed è proprio questo che preme sottolineare all’ex parlamentare europeo, riferendosi ai funzionari e ai vertici delle forze dell’ordine di Genova condannati in appello. «Abbiamo condanne di membri delle forze dell’ordine ma in questo Paese non è cambiato nulla».

Agnoletto descrive minuziosamente e con una certa apprensione le pressioni subite perché il libro non fosse realizzato e ringrazia la FIOM CGIL per le garanzie di sicurezza ricevute. «La Procura di Genova non voleva far partire le indagini mentre la Questura propose ai magistrati la sospensione delle indagini sui poliziotti in cambio dell’interruzione di quelle sui manifestanti […] pena un sollevamento del 7° Reparto Mobile di Genova della Polizia di Stato».

Passando ai giudizi sui fatti del 2001, il rappresentante del Consiglio del Social Forum Internazionale ha le idee chiare, indicando in Gianni De Gennaro, capo della Polizia durante i fatti del G8 di Genova, il colpevole massimo e al di sopra della legge, ponendo una provocatoria domanda: «I meriti ottenuti nella lotta antimafia, legittimano a fare ciò che vuoi?» Critico anche il giudizio sulla stampa nazionale: «I giornali non hanno mai parlato delle torture e delle sevizie sessuali a Bolzaneto». E passando in rassegna la seconda parte del suo libro, Agnoletto afferma: «Il processo di democratizzazione delle forze di polizia è chiuso. Non è possibile più nessuna dialettica. Il sindacato di Polizia non ha nessuna autonomia, in quanto i suoi membri dipendono dal giudizio del capo della Polizia stessa. La logica della Polizia di Stato nell’affrontare l’ordine pubblico è totalmente di tipo militare. La Polizia non è una zona off limits dei nostri diritti, è necessaria una riforma di questi sistemi ma sono estremamente pessimista, dato il rifiuto dell’opposizione in Parlamento».

L’intervento di Agnoletto lascia un barlume di speranza per il cambiamento della società. «Quello del 2001 era un movimento che crescendo in quelle proporzioni doveva essere stroncato. Ma era un movimento che non solo cresceva ma aveva ragione. L’unico senso di scrivere questo libro è che siamo davanti ad una eclissi. La nostra società ha in sé gli anticorpi per far rivivere la luce della nostra Costituzione».

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