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Zara: in Brasile tre laboratori clandestini con boliviani schiavizzati

Zara, di proprietà della Inditex, una delle più grandi multinazionali spagnole citata come impresa modello in differenti occasioni da politici e anche dal re spagnolo Juan Carlos, è al centro di una bufera in questi giorni in Brasile a causa della scoperta di tre laboratori clandestini nello Stato di São Paulo in cui immigrati, per la maggior parte boliviani, lavoravano in condizioni di schiavitù producendo capi di abbigliamento per questa famosa marca. I controlli sono stati effettuati dal Ministero del Lavoro brasiliano e hanno portato alla chiusura di questi laboratori clandestini.

Lavoratori e lavoratrici schiavizzati sono di nazionalità boliviana e peruviana immigrati illegalmente in Brasile e sfruttati dopo essere stati condotti con l’ inganno nei loro luoghi di lavoro. Le loro giornate di lavoro duravano 16 ore e i loro stipendi erano inferiori al salario minimo brasiliano, attualmente di 545 reais (236 euro), e dalla loro paga venivano anche detratti i soldi che avevano dovuto pagare per recarsi illegalmente in Brasile, quelli per il cibo e per altre spese. Nei due laboratori situati nella città di São Paulo, di proprietà di boliviani, ma sotto la responsabilità della Zara, lavoravano 16 persone, fra cui un’ adolescente di 14 anni. La minorenne poteva uscire dal laboratorio clandestino, che le serviva anche da abitazione, solo dopo l’ autorizzazione del suo capo.

Secondo il Ministero del Lavoro brasiliano “l’ unico responsabile per questi due laboratori era Zara, in quanto i lavoratori producevano capi di abbigliamento destinati solo a questa impresa e seguendo le sue direttive”. La Inditex, la società che controlla la spagnola Zara, si è vista costretta ad ammettere le irregolarità commesse dai proprietari di questi laboratori clandestini, sui quali ha però scaricato tutte le colpe, e ieri ha dichiarato che, con la collaborazione del Ministero del Lavoro, controllerà il sistema di produzione dei suoi fornitori in Brasile per evitare lo sfruttamento dei suoi dipendenti. Nei due laboratori di São Paulo le autorità brasiliane hanno accertato 52 infrazioni che potrebbero costare a Zara il pagamento di una multa di 1 milione di reais (433000 euro).

Ieri i consumatori brasiliani hanno subito manifestato la loro indignazione sui social networks e Zara e i boliviani schiavizzati sono entrati nella classifica dei 10 argomenti più commentati su Twitter in Brasile con affermazioni come “mi pento di aver comprato da Zara, che schiavizza i boliviani” o “tutti a comprare pantaloni da Zara pensando che sono importati e i pantaloni sono fatti da schiavi boliviani”. Anche nella pagina ufficiale di Zara su Facebook sono apparsi commenti come “Vergogna mondiale. Fuori dal Brasile”.

(articolo redatto con informazioni tratte da varie fonti in lingua portoghese)